Paco Ibáñez e il concerto all'Olympia. Analisi e commento dei testi in relazione al contesto socio-culturale della Spagna durante il tardofranchismo.

Questa tesi si propone di analizzare i testi di poesia spagnola (oltre a una canzone di Brassens e una composizione del cubano Jorge Guillén) selezionati e messi in musica da Paco Ibáñez e cantati durante il concerto all'Olympia di Parigi nel 1969 al fine di dimostrare in nesso che lega tale scelta alla realtà spagnola della fine degli anni '60. Per fare ciò si parte da una breve introduzione inerente in contesto storico e culturale della Spagna dell'epoca ed in particolar modo ciò che riguarda la cosiddetta canzone di protesta spagnola. La seconda parte riguarda direttamente i testi che vengono analizzati in relazione a una breve biografia degli autore e inseriti nel contesto storico nel quale vennero creati. Si cercherà inoltre di comprendere e giustificare la selezione di ogni singolo testo in relazione al contesto contemporaneo al concerto.

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1. Introduzione È il 2 dicembre 1969 quando Paco Ibáñez, “la voz libre de España”1, si esibisce davanti al pubblico francese presente all’Olympia di Parigi. Armato di chitarra e poesia, il cantante valenciano conduce il pubblico in un viaggio attraverso la letteratura in lingua castigliana; partendo dal medioevale Arcipreste de Hita, passando per Góngora, Machado e Lorca etc., arriva a cantare i contamporanei Goytisolo, Alberti, Celaya, Cernuda. “El músico con quién sueñan los poetas”, come lo definisce l’ingegnere del verso Gabriel Celaya2, dà vita a uno spettacolo irripetibile emozionando partecipanti : [...] aquellas canciones [...] que nos han transmitido, y que nos siguen transmitiendo, una ética existencial y democrática basada en la proclamación y en la defensa de los valores, de los sentimientos de las posibilidades, de los derechos y de los sueños más nobles y más universal y radicalmente humanos;[...] canciones rebeldes y contestatarias a veces, cuando la realidad empequeñece la grandeza de lo humano, y apasionadamente entrañables, festivas y esperanzadoras, cuando, sin mordazas, cantan, desde la cotidianidad, al amor y a la solidaridad; a la libertad, a la justicia y a la razón utópica que nos alienta y nos mantiene vivos y siempre en tensión hacia el futuro3. [...] ovvero quel tipo di canto che accompagna accadimenti storici, sommosse, rivendicazioni, situazioni rivoluzionarie o di particolare disagio e/o tensione sociale, volto a denunciare in modo più o meno velleitario, più o meno consapevole, le ingiustizie sociali, e a cantare l’esigenza di libertà4 Credo che queste due definizioni interpretino perfettamente il significato di quelle canzoni e di quel concerto oltre che dell’uso che Paco Ibáñez ha fatto, e continua a fare oggi, di quei testi. Solo sul palco, il piede sullo sgabello e la fronte alta, il cantante valenciano dà voce agli oppressi (ovvero i ceti più deboli della popolazione spagnola, gli appartenenti a minoranze etniche, culturali, linguistiche o chi per la propria orientazione politica, sessuale, o semplicemente per non essere d'accordo con le idee imposte dal regime, reppresentava una minaccia per il sistema dei valori tradizionali imposto dalla dittatura) gridando con rabbia l’esigenza di giustizia e libertà. Esigenza del mondo diviso in due 1 La definizione è tratta dalla biografia ufficiale del cantautore, consultabile sul suo sito internet http:// www.aflordetiempo.com/ 2 Fernando G. Lucini, Crónica cantada de los silencios rotos. Voces y canciones de autor 1963-1997, Madrid, Ed. Alianza, 1998, p. 67. 3 Ivi p. 29. 4 S. Liberovici, M. L. Straniero, I canti della nuova resistenza spagnola. 1939-1961, Torino, Einaudi, 1962, p. 5. 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Alessandro Scuro Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

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