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Vivere in una trappola. La letteratura e i paradossi dell'emancipazione ebraica.

L'emancipazione e l'assimilazione hanno permesso agli ebrei di vivere davvero? Come si presentava la situazione dei nuovi cittadini? Qual è stato il ruolo della letteratura nella costruzione degli stereotipi e nella diffusione dei pregiudizi? Può essa rispecchiare le relazioni reciproche instauratesi tra gli ebrei e gli altri? Si delinea in essa un preludio al genocidio?
L'esame di alcune importanti opere letterari francesi, tedesche e austriache, condotto con metodo comparatistico, permette di delineare una risposta.
Il testo prende in considerazione l'autopercezione degli ebrei e mostra in che misura essa è determinata dall'eteropercezione dei loro vicini.

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INTRODUZIONE Il Suo libro può suscitare l’impressione che una persona, in quanto ebreo, non possa vivere davvero (Karl Jaspers a Hannah Arendt in una lettera del 23.8.1952). Lei ha perfettamente ragione, quando sostiene che questo libro “suscita l’impressione che una persona, in quanto ebreo, non possa vivere davvero”. E questo, naturalmente, è fondamentale. Ancora oggi ritengo che, sotto le condizioni poste dall’assimilazione sociale e dall’emancipazione statale, gli ebrei non potevano “vivere” (risposta di Hannah Arendt, 7.09.1952) 1 . Nel corso degli ultimi sessant’anni sono stati scritti (e letti) tanti libri sulla Shoah, ciò nonostante ogni generazione ha di fronte a sé una sfida sempre nuova: afferrare qualcosa dell’inconcepibile, penetrare nei meccanismi tanto letali e nel contempo tanto umani che hanno non solo reso possibile, ma anche attuato lo sterminio di una parte della popolazione europea. Una volta ricostruiti i fatti, gli stadi e i gradi 1 Arendt-Jaspers 1993 3 , pp. 230; 243: “Ihr Buch kann die Stimmung erwecken, als ob ein Mensch als Jude eigentlich nicht recht leben könne.”; “Sie haben völlig recht, wenn Sie meinen, daß dies Buch ‘die Stimmung erweckt, als ob ein Mensch als Jude eigentlich nicht recht leben könne’. Und dies ist natürlich zentral. Ich bin auch heute noch der Meinung, daß Juden unter den Bedingungen der gesellschaftlichen Assimilation und staatlichen Emanzipation nicht ‘leben’ konnten.” Se non indicato diversamente, le traduzioni sono di Andrea Gilardoni e dell’autrice. 1

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Informazioni tesi

  Autore: Karin Birge Buech
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Andrea Gilardoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

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Parole chiave

alain robbe grillet, sarah koffman
albert cohen, natalie sarraute
arendt
autopercezione
distruzione degli ebrei d'europa
ebraismo
eteropercezione
genocidio
letteratura austriaca
letteratura e pregiudizio
letteratura ebraica
letteratura francese
letteratura tedesca
letterature comparate
nazismo
olocausto
pregiudizi antiebraici
preludio al genocidio
shoah
stereotipi antiebraici
storia e letteratura
thomas mann, jakob wassermann
totalitarismo
wilhelm raabe, arthur schnitzler, elias canetti

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