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Filosofia e comunicazione pubblica nel pensiero di John Dewey

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Busatti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Storia della filosofia
  Relatore: Michele Maggi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

L'analisi della opera di John Dewey in questo scritto è centrata sulla questione dell'intreccio intercomunicativo alla base della comunità sociale, elemento fondante della dialettica politica e il rapporto che s'instaura, all'interno di tale relazionalità, tra i singoli individui/opinione pubblica e i detentori del potere.

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3 INTRODUZIONE Nell’ultima parte di un noto scritto autobiografico della maturità, From Absolutism to Experimentalism 1 , John Dewey, dopo aver ripercorso le tappe fondamentali del suo sviluppo intellettuale (dai primi passi nel mondo accademico mossi nell’Università del Vermont fino al progressivo ma «lento e sulle prime impercettibile» 2 allontanamento dal pensiero hegeliano 3 ), enuncia «quattro punti (four special points)» 4 di cruciale 1 From Absolutism to Experimentalism [1930], in J. Dewey, The Later Works, 1925- 1953. Ed. by Jo Ann Boydston, Southern Illinois University Press, Carbondale and Edwardsville 1981-1990 [d’ora in avanti LW], vol. 5: 1929-1930, pp. 147-160 [trad. it: J. Dewey, Dall’assolutismo allo sperimentalismo, in Filosofi americani contemporanei, a c. di C. Coardi, Bompiani, Milano 1939, pp. 117-127]. 2 Ivi, p. 154 [trad. it. cit.: p. 126]. 3 Punto nevralgico nell’analisi del percorso filosofico di John Dewey è l’incontro con G. S. Morris avvenuto a Baltimora nel 1884 e la conseguente scoperta del sistema hegeliano che diverrà per esso stabile riferimento di numerosi scritti del periodo giovanile ed oltre. La passione intellettuale nata nei confronti del pensiero di Hegel è dettata, ci confessa Dewey stesso, dal «bisogno della ricerca e del raggiungimento di una ‘unificazione’ del pensiero (a demand for unification), bisogno che assumeva i caratteri di un’intensa bramosia emotiva (an intense emotional craving) e insieme di un appetito (a hunger) che soltanto un tema ‘intellettualizzato’ poteva soddisfare. […] La sintesi hegeliana di soggetto e oggetto, materia e spirito, divino e umano, non era più una semplice formula intellettuale; e mi recava un immenso sollievo (an immense release), mi dava un senso di liberazione. Anche il trattamento che Hegel fa della cultura umana, delle arti e delle istituzioni, implicava lo stesso sgretolamento di muri divisori (the same dissolution of hard-and-fast dividing walls) e aveva per me una specialissima attrazione» (ivi, p. 153, tr. it.: pp. 124-125), mai del tutto sopita (parla, infatti, riguardo alla sua conoscenza del pensiero hegeliano, come di «un deposito permanente nel mio spirito» -ivi, p. 154; tr. it.: p. 126-). Felice Brancatisano indica, all’interno della produzione deweyana, quattro grandi periodi «circa l’evoluzione del suo pensiero»: 1. «dello scetticismo, in cui la fede ereditata dall’educazione familiare e dall’ambiente della Nuova Inghilterra va man mano scomparendo, specialmente per quanto si riferisce alla ortodossia della ‘chiesa congregazionale’», alla quale era profondamente legata la figura materna: «questo periodo che finisce nel 1884 comprende la giovinezza e lo studentato di Dewey»; 2. «dello hegelismo che va dal 1884 al 1891, in cui egli sotto l’influenza del suo maestro George Sylvester Morris […] condivise l’idea dell’organicismo insito nella filosofia di Hegel. Ciò gli dava la possibilità di superare il dualismo, mediante l’unità costitutiva dello spirito universale o coscienza unica (o spirito onnipervadente), in cui gli oggetti e i soggetti non sono che posizioni dialettiche»; 3. «di transizione dall’hegelismo allo strumentalismo, che va dal 1892 al 1903, anno in cui il Dewey definisce le basi del suo strumentalismo o neo- empirismo con la pubblicazione dell’opera Studi sulla teoria della Logica» (Studies on

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