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L'orientamento alla mobilità professionale internazionale

Informazioni tesi

Master in Orientamento e Outplacement
  Autore: Loredana Toso
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2010
Docente/Relatore: Zaira Salemi
Istituito da: Scuola Europea di Alta Formazione, Castellanza, VA
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

"Se fossi Ministro dell’Università imporrei che lauree come ingegneria ed economia fossero concesse solo a chi ha passato sei mesi a lavorare all’estero. I giovani devono capire che solo sapendo vivere fuori troveranno un posto e che l’Italia sarà la casa dove tornare ogni tanto"
(dott. Guidalberto Guidi, AD Ducati Energia e Presidente di Anie, Affari e Finanza, 23/11/2009)
I giovani che scelgono di compiere esperienze professionali all’estero, rafforzando le proprie competenze e conoscenze, aumentano la probabilità di trovare occupazioni di livello elevato. Una indagine Isfol effettuata in occasione dell’Anno europeo della mobilità professionale conferma, anche per bocca di cinque importanti imprenditori e managers di aziende italiane nel mondo, che la mobilità rappresenta oggi una vera e propria opportunità. Da parte di tutti i testimonials emerge un grosso interesse nei confronti di giovani che hanno già lavorato all’interno di realtà straniere, in quanto portatori di una cultura più ampia, capacità di relazione con la clientela internazionale e conoscenza delle regole dei diversi mercati. Al di là delle competenze tecniche, le cinque aziende concordano nel valutare altrettanto importanti abilità sociali quali la flessibilità, l’adattabilità e la disponibilità ad apprendere, qualità che si apprendono solitamente in esperienze professionali all’estero.
Allargando il campo, la libera circolazione dei lavoratori è un elemento fondamentale del mercato interno e della cittadinanza europea. Questo principio, sancito dal Trattato istitutivo dell’Unione Europea (1957), indica che ciascun cittadino ha il diritto di lavorare in qualsiasi Stato membro dell’Unione Europea, nonché in Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera. A livello globale, la mobilità lavorativa deve consentire di affrontare le nuove sfide di un mercato del lavoro in continua evoluzione. La Strategia di Lisbona e le politiche europee per l’occupazione hanno riconosciuto la mobilità geografica professionale come un fattore essenziale nel contesto dei mercati del lavoro in rapida trasformazione.
Nonostante ciò, fino al 2004 la mobilità professionale europea non ha mai superato l’1.5%, e con l’allargamento dell’Unione Europea nel 2004, si è arrivati al 2% dei cittadini europei che vivono e lavorano in uno stato diverso da quello di origine, mentre il 4% ha già lavorato in passato in un paese europeo e il 3% in un paese extraeuropeo.
Ovviamente si registrano notevoli differenze tra i vari paesi all’interno dell’area europea: nei paesi nordici ben il 40% della popolazione attiva ha lavorato in un paese diverso da quello di origine, il Regno Unito e l’Irlanda registrano tassi di mobilità attorno al 30%, molto simili agli USA (32%), mentre le percentuali scendono man mano che ci si sposta verso i paesi mediterranei.
L’Italia occupa le ultime posizioni nella classifica della mobilità professionale, con percentuali minime. Anche analizzando la presenza di professionisti espatriati nelle multinazionali europee, emerge che gli italiani sono circa un decimo di quelli inglesi o francesi.
Dato questo quadro di riferimento, la trattazione ha l’obiettivo di indagare la quantità e la qualità dei servizi di orientamento rivolti a coloro che aspirano ad esperienze lavorative all’estero, prendendo in considerazione un quadro piuttosto articolato di soggetti che promuovono la mobilità internazionale.
La ricerca si snoda a partire dalle fonti italiane, lasciando probabilmente alle straniere lo spazio maggiore, attraverso canali istituzionali di informazioni (portali e istituzioni dell’Unione Europea, informagiovani, Centri Lavoro, Eures, etc), network internazionali di orientatori, siti di recruitment italiani e stranieri, fiere internazionali del lavoro, communities online, blogs, istituzioni e associazioni studentesche e accademiche, riferimenti bibliografici.
Le carriere presso gli organismi internazionali rappresentano poi un caso a sé, meritando pertanto una trattazione separata: per accedervi si può ricorrere agli operatori della formazione specializzata, a soggetti istituzionali, siti di recruitment dedicati, seminari ed iniziative di presentazione.
Oggi, l’ utente che desidera espatriare ha sicuramente l’imbarazzo nella scelta di informazioni, siti e operatori specializzati e l’offerta di servizi a sua disposizione è ampia ed eterogenea, per tutte le tasche e le esigenze. Si va dagli operatori che offrono informazioni orientative di base per vivere esperienze “fai da te”, sino alle agenzie di mediazione, più costose, che forniscono pacchetti “all inclusive”, passando attraverso associazioni più o meno attive che consentono di beneficiare di servizi di consulenza e orientamento.
In tal senso, il mercato dell’orientamento alla mobilità internazionale si è differenziato per rispondere alle esigenze di target diversi: giovani, professionisti, donne, pensionati, avventurosi, carrieristi, aspiranti diplomatici, etc.

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INTRODUZIONE Ragioni della scelta Quando mi è stato proposto di sviluppare un argomento nella tesi finale del Master in Orientamento e Outplacement non ho avuto dubbi: avrei colto l’occasione per approfondire un tema di attualità a livello mondiale, da sempre di mio interesse e mai affrontato in maniera strutturata: l’orientamento alla mobilità professionale internazionale. Con il termine “mobilità professionale internazionale”, si intendono periodi più o meno lunghi di lavoro (da un mese sino a tutta la vita), effettuati volontariamente o non, in paesi diversi da quello di origine. La mobilità geografica professionale all’interno di uno stesso paese, ma soprattutto in paesi diversi, è essenziale per l’economia e per i datori di lavoro, ma lo è altrettanto per gli individui, che ne beneficiano enormemente a livello professionale e umano. Al giorno d’oggi, la mobilità si rende necessaria per effetto della globalizzazione dei mercati e dei cambiamenti tecnologici, ma può rappresentare uno strumento per rafforzare la competitività del sistema internazionale, contribuendo alla costruzione di una società ad alto contenuto di conoscenza e garantire livelli occupazionali elevati. Se solo consideriamo il panorama europeo, in cui, a fronte di oltre 16 milioni di disoccupati, 3 milioni di datori di lavoro non riescono a reperire il personale per le proprie realtà aziendali, la mobilità internazionale può, in tal senso, porsi come strumento utile per ridurre il gap occupazionale. Inoltre, la mobilità gioca un ruolo strategico nella promozione del senso di identità e cittadinanza europea e del mondo, permettendo di sviluppare nuove competenze interculturali, potenziando il capitale umano e accrescendo le opportunità di occupazione. Il tema della mobilità internazionale mi è sempre stato caro. Durante gli anni universitari ho partecipato al programma europeo Erasmus studiando un anno nei Paesi Bassi e, conseguita la laurea, nel 1997, ho investito una tale mole di tempo e di energie nella ricerca di opportunità di lavoro all’estero, soprattutto nel campo delle organizzazioni internazionali, che, ancora oggi, a distanza di una dozzina di anni, mi capita di ritrovare documentazione, appunti, indirizzi e 5

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