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Carroccio e transizione. La proposta politica, le alleanze e l'evoluzione della Lega Nord 1994-2001

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Bussoletti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della politica
  Relatore: Sandro Rogari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

La tesi si pone l’intento di analizzare, con metodo storico, un passaggio nevralgico della storia italiana recente, corrispondente alla prima fase di quel processo della storia politica italiana che è noto col nome di transizione. Essa consiste, nella trasformazione del sistema italiano avviatasi con il crollo del precedente sistema nel 1992, incentrata sulla riforma delle istituzioni politiche nazionali. In questo lavoro si propone un significato alternativo, secondo cui la transizione italiana è il processo di creazione di un nuovo sistema di collocazioni politiche e rapporti di forza tra i partiti presenti in Parlamento. L’idea ispiratrice di questo lavoro è che, in seguito all’affermazione della logica bipolare dopo la modifica del sistema elettorale del 1993, i due poli di centro-destra e di centro-sinistra abbiano intrapreso un processo di definizione dei propri confini (stabilendo chi avesse diritto e chi meno a prendere parte a queste coalizioni) e dei rapporti di forza interni ai poli stessi. La tesi focalizza la sua attenzione su quella parte del fenomeno complessivo che ho definito “transizione a destra”; sostenendo l’argomento in base al quale questo fenomeno può dirsi concluso nel 2001, con la nascita del secondo governo Berlusconi. L’oggetto della trattazione è la storia politica della Lega Nord dal 1994 al 2001: a mio avviso la chiusura della “transizione a destra” è strettamente dipendente dalla condotta politica dal partito di Bossi. La XII e la XIII legislatura sono segnate da un processo di trasformazione del Carroccio sotto tutti i profili (proposta politica, alleanze, struttura interna) che rendono evidente al Senatur ed al suo partito l’impraticabilità della strategia isolazionista, consistente in altalenanti collaborazioni con le coalizioni di sinistra e di centro-destra secondo convenienza, e la necessità di collocarsi nel cartello politico di Berlusconi.

La trattazione illustra i profondi mutamenti della Lega nel periodo 1994-2001. Il Carroccio ha fatto parte del cartello di centro-destra nel 1994, poi di una maggioranza di centro-sinistra nel 1995, in seguito, dal 1996, ha optato per l’isolamento oscillando dall’aperta ostilità alle possibili collaborazioni coi governi a maggioranze uliviste. La Lega è passata da una posizione di convinto europeismo alla marcata ostilità verso le istituzioni comunitarie; dal giustizialismo all’avversione verso le procure; dall’apertura in materia di diritti civili all’omofobia; dal pacifismo in occasione della guerra in Kosovo al sostegno agli interventi militari in seguito all’11 settembre 2001; dall’auto-definizione come movimento laico e potenzialmente in contrasto coi principi cattolici a partito impegnato nella difesa delle “radici cristiane” dell’Italia di fronte all’immigrazione musulmana. L’analisi dei fatti illustra come la spiegazione di tali mutamenti non può essere semplicemente ridotta a una manifestazione di incoerenza, ma è il riflesso di un processo di costruzione ideologica, per prove ed errori, che trasforma il Carroccio da collettore della protesta contro la partitocrazia di fine anni Ottanta in partito di massa sul modello novecentesco.
Il principale punto cardine che ha ispirato la linea politica leghista nel periodo analizzato è l’istinto di sopravvivenza, da intendersi sia come impegno per opporsi a tutte le possibili riforme politiche che avrebbero potuto limitarne l’incidenza politica a livello nazionale (sopravvivenza esterna) sia some impegno di Bossi e della componente lombarda nel mantenere il pieno controllo sul partito, evitando la proliferazione di correnti interne e la possibilità di affermazioni di leadership alternative a quelle del Senatur (sopravvivenza interna). Specie dal punto di vista esterno il dato interessante è costituito dalla fede per il sistema elettorale proporzionale della lega, in un contesto bipolare ispirato da quella che alcuni studiosi hanno definito “ubriacatura maggioritaria”. La Lega nel 1994-2001 non ha mai cambiato parere su questa tematica e si è mostrata aperta a collaborare con qualsiasi forza politica che avesse operato per salvare la parte proporzionale presente nel Mattarellum o per riformare il sistema elettorale introducendo il modello tedesco. Si giunge all’osservazione che, più del federalismo, il vero motivo che ha portato la Lega Nord a riformulare il cartello di centro-destra a partire dalle regionali del 2000 è stato la libertà di voto concessa da Berlusconi ai suoi elettori in occasione del referendum per l’abolizione della quota proporzionale al referendum del 1999; quindi si può affermare che questa variabile ha avuto un peso decisivo nello spostamento del Carroccio dal centro alla destra dello schieramento politico italiano.

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4 Introduzione Il 1994 è l’anno di nascita, a detta di molti ma non di tutti, della Seconda Repubblica: la fine della prima si era consumata nel biennio precedente per effetto dell’erosione di consenso nei confronti di partiti e uomini simbolo della stagione politica che andava concludendosi, generata da due fattori concomitanti, consistenti nell’affermazione della Lega Nord e nelle azioni della magistratura contro i principali leader politici del periodo (su tutti gli avvisi di garanzia a Craxi da parte del pool di Mani Pulite e ad Andreotti da parte della Procura di Palermo per associazione mafiosa). I due fattori, pur viaggiando su due binari distinti, uno politico, l’altro giudiziario, si influenzano vicendevolmente, spesso marciando di pari passo. Sarebbe difficile immaginare l’elezione di Formentini a sindaco di Milano nel 1993 senza far riferimento all’operazione partita dall’arresto di Mario Chiesa l’anno precedente e diffusasi a macchia d’olio con il coinvolgimento dell’intero PSI milanese; allo stesso tempo appare lecito chiedersi se magistratura e stampa si sarebbero spinte così in avanti nell’attacco ad un’intera classe politica se non avessero percepito la debolezza di questa ultima, resa evidente dalla perdita di voti a testimoniata dalla crescita di suffragi raccolti dalla Lega Nord (e al centro-sud da “La Rete” capeggiata da Leoluca Orlando) a scapito proprio dei partiti tradizionali. Simbolicamente il rito funebre con cui si prende atto della conclusione della Prima Repubblica è il dibattito alla Camera sulla concessione dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi, il 29 aprile 1993. Col suo discorso, che per gravità della situazione e contenuti ricorda quello pronunciato nel 1977 da Aldo Moro in occasione dello scandalo Lockheed, il segretario socialista compie il suo atto polemico di uscita dalla scena italiana, per poi partire (secondo alcuni latitante, per altri esule) per la Tunisia. Alcuni giorni prima, il 16 marzo, in occasione della votazione del decreto Conso, noto giornalisticamente come colpo di spugna, il deputato leghista Luca Leoni Orsenigo aveva addirittura esposto un cappio destinato simbolicamente al segretario socialista e ai politici degli altri partiti, un comportamento che venne fortemente stigmatizzato dalla generalità dei suoi avversari. La gran parte della storiografia, con poche meritevoli eccezioni1, dimentica di ricordare che, nel segreto dell’urna2, è ragionevole ritenere, voti alla mano, che i deputati leghisti abbiano votato contro l’autorizzazione a procedere, compiendo un doppio gioco che avrebbe consentito poi 1 Colarizi S. “Storia dei partiti nell’Italia repubblicana”. Edizioni Laterza, Roma, 1996, p.850. 2 Il Regolamento della Camera dei deputati in seguito alla riforma del 1988 prevede la regola generale del voto palese. A questa regola sono sottratte tutte le votazioni riguardanti provvedimenti destinati a singole persone individuate, come è nel caso della concessione o meno di autorizzazioni a procedere.

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