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La vita nel ciberspazio come rappresentazione

Informazioni tesi

  Autore: Gianluigi Bonanomi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Luisa Leonini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 303

La comunicazione mediata dal computer (CMC) va sempre più assumendo i contorni di un nuovo oggetto di ricerca per le scienze sociali. Posta elettronica, newsgroup, mailing list, chat e MUD hanno creato nuove forme di interazione, inediti spazi di socializzazione che non richiedono la presenza fisica degli interlocutori. Basta un computer e un modem connesso alla Rete, e il gioco è fatto.
In questa tesi mi propongo di analizzare questi nuovi oggetti d’indagine sociologica utilizzando gli strumenti forniti da Erving Goffman. Come spesso accade nel mondo della sociologia, di fronte a fenomeni “nuovi” è indispensabile ricorrere all’utilizzo di strumenti di analisi “vecchi”. Per alcuni l’associazione tra Goffman e il ciberspazio, tra la vita quotidiana e quella online, potrà sembrare curiosa. Niente affatto, a mio avviso. Ed è proprio questo il mio intento: dimostrare che l’analisi della vita quotidiana elaborata da Goffman, in particolare mediante la metafora drammaturgica, risulta assai utile per sondare i comportamenti degli utenti della Rete, le interazioni, le relazioni comunitarie, i rituali che si svolgono quotidianamente nel ciberspazio.
Anche la struttura della tesi va riferita a Goffman. Il quale, ne “L’ordine dell’interazione”, propone una classificazione delle unità fondamentali dell’ordine interattivo. Queste sono, dalla più piccola alla più grande:
1. le persone;
2. i contatti;
3. gli incontri;
4. le performance da palco;
5. le occasioni celebrative.
Ad ognuna di queste unità corrisponde un capitolo della tesi.
Nel primo capitolo analizzeremo la persona online. In particolare tracceremo un parallelo tra la presentazione del self nella vita quotidiana e la stessa pratica nel mondo delle reti telematiche. Partendo dall’assunto goffmaniano che il “sè è un effetto drammaturgico che emerge da una scena che viene rappresentata”, vedremo come a maggior ragione online si può parlare di sè effimero e circostanziato. Il self online viene creato, interamente tramite righe di testo che compaiono su uno schermo, virtualmente dal nulla. Vedremo inoltre quale effetto produce l’assenza di tutte le caratteristiche della corporalità: senza il corpo, gli sguardi, il tono della voce, ecc., acquistano nuova enfasi altre informazioni, quali ad esempio il nickname. Studieremo poi i meccanismi che consentono la gestione del proprio self e della propria faccia (ad esempio, mediante la costruzione di una home page personale). Ma ci spingeremo oltre, ponendo l’attenzione sul diffondersi di pratiche che possiamo definire di sperimentazione sociale, riferendoci in particolare a quella classe di fenomeni etichettabili come l’“apparire diversi da ciò che si è”; nella quale entrano di diritto la pratica del cambiare sesso online (definito “gender swapping”) e le rappresentazioni in “mala fede” (parleremo dei “fake” e dei “troll”). Goffman, a tal proposito, parla di modificazioni della propria facciata. Un discorso a parte meritano le identità multiple. Ritorneremo, infine, sul ruolo controverso del corpo nella Rete.
Nel secondo capitolo la prospettiva cambierà. Inizieremo a parlare di interazione, anche se unicamente al livello dei contatti (Goffman definisce un contatto come “una qualsiasi occasione nella quale un individuo entra in presenza della risposta di un altro”). Studieremo il modo in cui le persone “dialogano” online (soprattutto tramite le email e nelle chat), e vedremo anche come i contatti siano possibili mediante le home page. Studieremo, infine, come questi nuovi tipi di interazione abbiano delle ripercussioni sia a livello sociale (richiedendo delle regole, codificate nella “netiquette”) che a livello linguistico (lo stile di scrittura si adegua alle caratteristiche della Rete, anche grazie all’introduzione di espedienti quali la scrittura veloce, gli acronimi e gli smiley).
Nel terzo capitolo analizzeremo l’unità definita incontri. Vedremo come le persone si ritrovano in gruppo nelle mailing list, nei forum di discussione, nelle chat e nei MUD. Non si parlerà solo di incontri casuali, ma anche di vere e proprie comunità virtuali (come descritto da Rheingold). Porremo l’attenzione non solo sulle relazioni sociali codificate, ma anche sui comportamenti anomali (come vedremo nel caso dello “spoof”, dello “spam”, del “lurk” e del “lag”) e addirittura sugli insulti (pratica comune nel ciberspazio, come esemplificato dal fenomeno del “flaming”).
Nel quarto capitolo affronteremo l’unità goffmaniana che più si confà alla metafora drammaturgica: le performance da palco. Come già accennato, nel libro “La vita quotidiana come rappresentazione” Goffman utilizza la prospettiva della rappresentazione teatrale come schema di riferimento utile nell’analisi di ogni sistema sociale. Il teatro diviene quindi una metafora dell’interazione. Vedremo come le performance si possano realizzare anche solo mediante l’utilizzo della scrittura, ponendo particolare attenzione alle performance umori

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9 PRESENTAZIONE La comunicazione mediata dal computer (CMC) va sempre più assumendo i contorni di un nuovo oggetto di ricerca per le scienze sociali. Posta elettronica, newsgroup, mailing list, chat e MUD hanno creato nuove forme di interazione, inediti spazi di socializzazione che non richiedono la presenza fisica degli interlocutori. Basta un computer e un modem connesso alla Rete, e il gioco è fatto. In questa tesi mi propongo di analizzare questi nuovi oggetti d’indagine sociologica utilizzando gli strumenti forniti da Erving Goffman. Come spesso accade nel mondo della sociologia, di fronte a fenomeni “nuovi” è indispensabile ricorrere all’utilizzo di strumenti di analisi “vecchi”. Per alcuni l’associazione tra Goffman e il ciberspazio, tra la vita quotidiana e quella online, potrà sembrare curiosa. Niente affatto, a mio avviso. Ed è proprio questo il mio intento: dimostrare che l’analisi della vita quotidiana elaborata da Goffman, in particolare mediante la metafora drammaturgica, risulta assai utile per sondare i comportamenti degli utenti della Rete, le interazioni, le relazioni comunitarie, i rituali che si svolgono quotidianamente nel ciberspazio. Anche la struttura della tesi va riferita a Goffman. Il quale, ne “L’ordine dell’interazione”, propone una classificazione delle unità fondamentali dell’ordine interattivo. Queste sono, dalla più piccola alla più grande: 1. le persone; 2. i contatti; 3. gli incontri; 4. le performance da palco; 5. le occasioni celebrative. Ad ognuna di queste unità corrisponde un capitolo della tesi. Nel primo capitolo analizzeremo la persona online. In particolare tracceremo un parallelo tra la presentazione del self nella vita quotidiana e la stessa pratica nel mondo delle reti telematiche. Partendo dall’assunto goffmaniano che il “sé è un effetto drammaturgico che emerge da una scena che viene rappresentata”, vedremo come a maggior ragione online si può parlare di sé effimero e circostanziato. Il self online viene creato, interamente tramite righe di testo che compaiono su uno schermo, virtualmente dal nulla. Vedremo inoltre quale effetto produce l’assenza di tutte le caratteristiche della corporalità: senza il

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