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Dallo Stato sociale allo Stato penale: prospettive, tendenze, criticità

Informazioni tesi

  Autore: Irene Dentini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Andrea  Borghini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

La presente tesi di laurea muove dal dibattito contemporaneo sulle trasformazioni dell’istituzione statale moderna, concentrandosi sul tema del passaggio dallo Stato sociale allo Stato penale. In primo luogo si è scelto di svolgere un lavoro di ricerca nella letteratura recente, per comprendere che cosa gli studiosi intendano concretamente con l’appellativo Stato penale. Nel compiere questo sforzo di definizione, si è approfondito il concetto di nuova punitività e parlato dei luoghi di detenzione. Parallelamente si è cercato di capire se e quanto le caratteristiche di questo nuovo Stato fossero rintracciabili anche in Italia, analizzando fonti di natura diversa utili a supportare questa ricerca. L’ultimo capitolo ricostruisce le motivazioni dell’ascesa dello Stato penale e, sempre rivolgendo un’attenzione particolare al nostro paese, discute la tesi del passaggio dallo Stato sociale a quello penale. Le conclusioni rappresentano, da un lato, una sintesi rispetto al dibattito odierno sull’argomento e, dall’altro, un lavoro di confronto tra l’insieme dei paesi occidentali e l’Italia.

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5 I. La nuova punitività 1. Un nuovo paradigma Parlare di “nuova punitività” (new punitiveness) significa far riferimento a «le nuove frontiere, i nuovi strumenti, le nuove ideologie del controllo sociale e della risposta alla devianza» 2 . Questa espressione tenta quindi di raggruppare sotto un‟unica etichetta tutto il variegato mondo delle recenti strategie di contrasto alla criminalità, siano esse policies o prassi giuridiche. Negli ultimi decenni, infatti, tanto nei tribunali che nei back-office delle stazioni di polizia, si sono affermate nuove tattiche per combattere la delinquenza, che si sono diffuse enormemente e che hanno dato vita ad un dibattito completamente nuovo. Esse sembrano mostrare, insieme come causa e conseguenza di una nuova sensibilità collettiva nei confronti del crimine, un filo rosso comune. Quale nuovo sentire, dunque, quale nuova weltanschauung si può rintracciare dietro queste pratiche? Quali obiettivi collegano fra loro tutte queste misure, di natura sia giuridica che politica? Quale disegno, più o meno consapevole, dietro le attuali strategie repressive? Il concetto di nuova punitività, che racchiude le risposte a tutte queste domande, ci rivela l‟esistenza di un nuovo modo di concepire non solo gli strumenti preposti ad arginare la criminalità, ma anche la criminalità stessa ed il suo rapporto con la collettività in generale. Le nuove strategie di contrasto alla criminalità sono tutte accumunate una “urgenza” di tipo strumentale: combattere la criminalità, anzi un tipo specifico di criminalità, hic et nunc. La nuova punitività non deriva in prima istanza da una elaborazione teorica, frutto di un dibattito accademico; la querelle tra gli studiosi si svilupperà in un secondo momento. Le nuove conoscenze repressive si configurano come un sapere applicato, policy oriented, derivante dalla pratica concreta nei confronti del crimine. A quale risultato condurrà presumibilmente l‟adozione di una certa strategia? Quale intervento darà più garanzie di funzionamento in un determinato contesto? La risposta a queste 2 CIAPPI Silvio, La nuova punitività. Gestione dei conflitti e governo dell’insicurezza. RubettinoUniversità, S. Mannelli, 2007.

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Parole chiave

stato sociale
carcere
welfare state
giustizia riparativa
cie
stato penale
nuova punitività
attuarialismo
filosofia del rischio

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