La politica estera dell'Italia Repubblicana nel Mediterraneo. Le relazioni Italia - Libia

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Andrea Scandura Contatta »

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La politica estera dell'Italia Repubblicana presenta delle costanti storiche che trovano una sintesi nel rapporto privilegiato con la Libia di Gheddafi, dalla genesi del regime alla sua caduta. Fin dagli anni Cinquanta, le relazioni internazionali italiane sono incardinate tra l'atlantismo e l'europeismo, accanto a cui si inserisce una terza direttrice, quella mediterranea (e mediorientale) che offre all'Italia l'opportunità di intraprendere proprie iniziative politico-economiche, alla ricerca di margini di manovra autonomi dalle rigide logiche bipolari della Guerra Fredda.
Questa tesi si propone di ricostruire la politica estera italiana nel bacino del Mediterraneo nel secondo dopoguerra, mettendone in luce le debolezze strutturali, i punti di forza, le ambizioni, le continuità e le differenze nel tempo.
Il mio obiettivo è dimostrare come quest'area abbia sempre rappresentato per l'Italia il luogo ideale dove concentrare il proprio interesse nazionale, basato sulla sicurezza, il commercio e l'approvvigionamento energetico, al fine di vedersi riconosciuto un ruolo di prestigio e un rango di media potenza. La crisi libica del 2011 ha evidenziato, invece, i limiti e le contraddizioni dell'azione italiana, e al contempo come il Mediterraneo sia diventato il centro nevralgico per la ridefinizione dei rapporti di forza tra le grandi potenze nel nuovo Millennio.

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7 INTRODUZIONE Con la fine della Seconda guerra mondiale, le relazioni internazionali vengono condizionate dalla polarizzazione del sistema in due blocchi contrapposti. L’appartenenza dell’Italia al blocco occidentale euro-atlantico e la sua posizione geografica di confine con il mondo sovietico ad est, e di proiezione nel Mediterraneo a sud, hanno offerto al nostro paese la possibilità di svolgere un ruolo strategico, che tutti i governi repubblicani succedutisi a Palazzo Chigi hanno provato ad interpretare. Questa tesi si propone di analizzare la politica estera dell’Italia nel Mediterraneo, ampliandone l’orizzonte verso il Medio Oriente, a partire dagli anni Cinquanta: mettendo in luce le debolezze strutturali, i punti di forza, le ambizioni comuni, la continuità e le differenze delle azioni italiane. Il mio obiettivo è mostrare e dimostrare come la direttrice mediterranea sia risultata fondamentale per l’Italia al fine di ritagliarsi un margine di autonomia dalle strettoie imposte dalle logiche della Guerra Fredda, per far valere il proprio interesse nazionale cercando di riconquistare un ruolo e un certo grado di prestigio sul palcoscenico internazionale. Obiettivi che comunque non hanno mai messo in discussione l’alleanza euro-atlantica, in particolare con gli Stati Uniti, nei confronti dei quali l’Italia ha tentato costantemente di conquistarsi un proprio spazio di manovra, trovandovi allo stesso tempo rifugio nelle situazioni di crisi. Il Mediterraneo e il Medio Oriente hanno rappresentato il luogo ideale dove concentrare questi sforzi e la Libia il paese che per storia coloniale, prossimità geografica, interessi economici, politici e strategici, piø di tutti ha evidenziato le caratteristiche ed i tratti comuni della politica estera italiana nel Dopoguerra. La permanenza di Gheddafi al potere per 42 anni e il contemporaneo susseguirsi di innumerevoli governi sull’altra sponda del Mediterraneo rendono ancora piø evidenti i limiti, ma anche la continuità dell’azione italiana. Da una parte la mancanza di strategia e di volontà nel risolvere il contenzioso relativo al passato coloniale italiano in Libia, con le richieste di condanna e di risarcimento avanzate da Gheddafi (e quelle relative ai beni espropriati alla comunità italiana espulsa dalla Libia nel 1970, ancora irrisolte), che si sono trascinate fino alla firma del Trattato di Bengasi del 2008, condizionando pesantemente le relazioni tra i due paesi. Dall’altra, la prevalenza dell’interesse economico che ha portato l’Italia a diventare il principale partner commerciale della Libia e quest’ultima ad essere il primo fornitore di petrolio e il terzo di gas naturale dell’Italia. L’aspetto energetico è senza dubbio quello che ha caratterizzato e orientato le politiche italiane nei confronti dell’ex colonia e degli altri paesi mediterranei e mediorientali, fin da quando Enrico Mattei rivoluzionò il sistema delle concessioni petrolifere a metà degli anni Cinquanta. Il trattamento di favore riservato all’Eni in Libia ha probabilmente contribuito alla ridefinizione dei rapporti di forza nella regione. Sul suolo libico, infatti, le potenze occidentali hanno continuato a giocare quella partita per il ristabilimento delle gerarchie (finalizzata soprattutto al controllo delle risorse), iniziata sul campo mediterraneo e mediorientale dopo il crollo del sistema bipolare che ha messo in crisi l’equilibrio internazionale. L’Italia ha cercato di essere della partita: partecipando, a partire dagli anni Novanta, a diverse missioni internazionali (ex Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libano, Libia) e svolgendo un presunto ruolo di mediatore nel reinserimento