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La produzione industriale dei rifiuti nel ciclo economico. Vantaggi e svantaggi dell’Economia Circolare

Informazioni tesi

  Autore: Angelo Bruscino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università Telematica Unitelma La Sapienza di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze statistiche
  Relatore: Pasquale Sarnacchiaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

Entro il 2025 la banca mondiale stima che gli esseri umani produrranno quasi 5 miliardi di tonnellate di spazzatura ogni anno, solo considerando le aree urbane. Parliamo di un terzo di tutta la biomassa della terra stimando che una
larga parte finirà in discariche a cielo aperto, su enormi montagne di immondizia, nell'oceano o semplicemente sulle nostre strade.
Negli ultimi dieci anni governi e ONG di tutto il mondo hanno fatto passi avanti per evitare un futuro incerto sulla questione dei rifiuti e sul ciclo industriale che li regola. Gli organi di Stato hanno così messo a disposizione del mercato un ingente capitale per tamponare il problema e incrementare le potenzialità di riciclaggio delle singole industrie. È quindi davvero possibile creare un futuro zero-waste?
Alcune nazioni come la Norvegia trovano più conveniente spedire i loro rifiuti in Svezia piuttosto che pagare una costosa tassa pro capite sugli scarti. La Svezia a sua volta trasforma la spazzatura norvegese in energia grazie all'utilizzo di fabbriche specializzate. L'energia prodotta viene utilizzata per supportare le esigenze energetiche del paese stesso: ecco quindi un modo per creare e risparmiare denaro utilizzando più di 400 miliardi di euro nel mercato globale dei rifiuti.
Di seguito andremo ad illustrare come il ciclo industriale di smaltimento dei rifiuti sia strettamente correlato con l'economia di un paese, cosa è cambiato tra il 1990 e oggi in fatto di riforme e quale posizione occupa l'Italia nella classifica ambientale europea. Vedremo inoltre esempi di paesi come Cina e Giappone, dove intere città hanno applicato il modello dell'economia circolare all'industria del riciclaggio e del riutilizzo di materiali, facendone la principale
fonte di reddito e un esempio per tutta la comunità internazionale.
Recenti studi condotti negli Stati Uniti mostrano come sia possibile riciclare anche il 75% della spazzatura. Ciò prova che in natura tutto è riutilizzabile, in omaggio al principio «nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma», cioè alla legge della conservazione della massa, legge fisica della meccanica classica, postulata a Antoine Lavoisier nel Settecento: le piante assorbono la luce, le foglie crescono, il suolo è ricco di sostanze nutritive e il ciclo ricomincia a ogni stagione. Il medesimo concetto è applicabile a ogni materiale prodotto ed utilizzato dall'uomo: oggi la vera opportunità finanziaria è una forma di riciclaggio a vantaggio del pianeta, che tenga insieme interesse individuale al profitto e interesse collettivo alla salvaguardia dell'ambiente, come nelle più ottimistiche sintesi smithiane fra utile dei singoli e benessere della società. Questo principio economico appare per la prima volta su un giornale inglese nel 1990. Allora, un noto economista e ambientalista britannico notò come l'economia attuale non fornisse nessun incentivo reale per il riciclaggio (dal privato cittadino fino alle grandi catene industriali) e quasi tutti i prodotti erano creati al fine di essere gettati.
Un'economia circolare, invece, non solo favorisce la conservazione dell'ambiente, ma ci proietta verso un orizzonte di pensiero lungimirante al fine di iniziare al mercato prodotti che consentano al cittadino di produrre la minor quantità possibile di rifiuti. Ad esempio: gli smartphone moderni sono molto costosi, pieni di preziosi minerali, meccanismi high-tech e parti durevoli, eppure la maggior parte dei telefoni vengono semplicemente gettati via, quando diventano obsoleti. Grazie a un piano di economia circolare, potremo creare un mercato in cui il vecchio telefono possa facilmente essere smontato, i componenti riciclati e le vecchie parti riutilizzate: si tratta di un comportamento economicamente efficiente e prezioso dal punto di vista ambientale che ad oggi già esiste a livello informale e che, per l'appunto, alimenta una virtuosa catena del valore della black economy.

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  Autore: Angelo Bruscino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università Telematica Unitelma La Sapienza di Roma
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  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

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5 INTRODUZIONE Entro il 2025 la banca mondiale stima che gli esseri umani produrranno quasi 5 miliardi di tonnellate di spazzatura ogni anno, solo considerando le aree urbane. Parliamo di un terzo di tutta la biomassa della terra stimando che una larga parte finirà in discariche a cielo aperto, su enormi montagne di immondizia, nell'oceano o semplicemente sulle nostre strade. Negli ultimi dieci anni governi e ONG 1 di tutto il mondo hanno fatto passi avanti per evitare un futuro incerto sulla questione dei rifiuti e sul ciclo industriale che li regola. Gli organi di Stato hanno così messo a disposizione del mercato un ingente capitale per tamponare il problema e incrementare le potenzialità di riciclaggio delle singole industrie. È quindi davvero possibile creare un futuro zero-waste? Alcune nazioni come la Norvegia trovano più conveniente spedire i loro rifiuti in Svezia piuttosto che pagare una costosa tassa pro capite sugli scarti. La Svezia a sua volta trasforma la spazzatura norvegese in energia grazie all’utilizzo di fabbriche specializzate. L’energia prodotta viene utilizzata per supportare le esigenze energetiche del paese stesso: ecco quindi un modo per creare e risparmiare denaro utilizzando più di 400 miliardi di euro nel mercato globale dei rifiuti. Di seguito andremo ad illustrare come il ciclo industriale di smaltimento dei rifiuti sia strettamente correlato con l’economia di un paese, cosa è cambiato tra il 1990 e oggi in fatto di riforme e quale posizione occupa l'Italia nella classifica ambientale europea. Vedremo inoltre esempi di paesi come Cina e Giappone, dove intere città hanno applicato il modello dell’economia circolare all’industria del riciclaggio e del riutilizzo di materiali, facendone la principale 1 L’acronimo sta per organizzazioni non governative, un'organizzazione senza fini di lucro indipendente dagli Stati e dalle organizzazioni governative internazionali.

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Parole chiave

rifiuti
ciclo economico
vantaggi
svantaggi
economia circolare

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