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Il sistema pensionistico italiano: Storia, Evoluzione e Prospettive

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Cassarà
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2019-20
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Domenica Federico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Il presente elaborato espone alcuni importanti passaggi storici che hanno contribuito alla nascita del sistema previdenziale italiano, mettendo in evidenza anche criticità e imperfezioni che hanno reso l’intero sistema non pienamente idoneo a soddisfare le esigenze della popolazione lavorativa.
Il lavoro svolto è anche il risultato di diversi studi e approfondimenti sugli assetti normativi, retributivi e previdenziali che disciplinano il rapporto di lavoro, materia della quale mi occupo dal 1985, in un’importante industria alimentare pugliese.
Il motivo principale che mi ha spinto ad approfondire questo tema è essenzialmente quello di studiare e analizzare, anche in chiave critica, gli eventi futuri, considerato che il sistema pensionistico è già oggi caratterizzato da un forte squilibrio tra le prestazioni erogate contro una decrescita della contribuzione versata, tale da non poter assicurare alle nuove generazioni lo stesso trattamento riservato ai precedenti beneficiari.
L’attuale situazione di criticità del sistema previdenziale italiano è, purtuttavia, frutto di anni di riforme che hanno determinato, da un lato l’ampliamento delle coperture previdenziali e assistenziali a tutti le classi sociali (una sorta di intervento “universalistico” del sistema previdenziale italiano), dall’altro hanno prodotto norme che non hanno tenuto debitamente conto della necessaria visione prospettica di salvaguardia per le successive generazioni (si pensi a quelle introdotte negli anni ’50 con regole politiche scorrette, ma create ad arte per carpire i voti dai governi centristi di allora, che produssero le cosiddette “pensioni baby”).
Durante il governo Amato, con il Dlgs. n. 503/1992, si avviò un processo di armonizzazione e stabilizzazione del sistema previdenziale che portò, tra l’altro, proprio all’eliminazione delle “pensioni baby” ed equiparò a 35 anni l’anzianità contributiva necessaria per avere i requisiti di accesso alla pensione di anzianità sia per i lavoratori del settore privato che per quello pubblico.
In seguito, la legge 335/95 (Riforma Dini) introdusse ulteriori restrizioni come il sistema di calcolo delle pensioni utilizzando il criterio contributivo e non retributivo.
Nell’ambito della suddetta riforma, venne prevista anche la previdenza complementare disciplinata mediante l’avvio dei fondi pensione contrattuali.
Questo passaggio, insieme all’analisi di un case study, sono stati oggetto di particolare approfondimento nella presente tesi.
Inoltre, nel prosieguo della trattazione, si è fatto cenno a tutte le altre riforme e contro-riforme orientate a chiudere le criticità accumulate dal sistema previdenziale negli anni ‘50 e ’60: Legge 449/1997 (riforma Prodi); L. D. n. 243/2004 e DLGS n. 252/2005 (riforma Maroni); decreto “Salva Italia” L. 22 dicembre 2011, n. 214, articolo 24 (riforma Fornero).
Leggi che hanno concorso a modificare profondamente i modi e i tempi di accesso alla pensione cercando o sperando di garantire la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale, ma mettendo in forte discussione la sostenibilità sociale.
La modifica della previdenza, iniziata nel 1995 con la riforma Dini, aveva messo in campo, oltre che al sistema previdenziale pubblico, anche un sistema organico di previdenza complementare basato sui fondi pensionistici contrattuali, la cosiddetta “seconda gamba”. Questo perché, a parità di anzianità lavorativa, il sistema contributivo non avrebbe avuto mai lo stesso tasso di sostituzione del sistema retributivo.
Come migliorare il reddito di pensione? Introducendo la previdenza complementare collettiva e la previdenza integrativa individuale, i fondi pensione, che hanno visto negli ultimi anni una crescente partecipazione dei lavoratori.
Il lavoro ha dunque analizzato, dopo le ragioni che hanno portato alla nascita in Italia dei fondi pensione, le modalità di adesione, le prestazioni e le diverse tipologie di erogazione.
Il tutto con la consapevolezza, espressa nelle conclusioni, che, in qualsiasi momento storico, la variabile indefinita di eventi imprevedibili può incombere su qualsivoglia legislazione in atto e scompaginare le carte in maniera non codificabile.

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1   INTRODUZIONE Il presente lavoro di tesi si propone di esporre alcuni importanti passaggi storici che, partendo dal concetto di sicurezza sociale, hanno contribuito alla nascita del sistema previdenziale italiano a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Fino ad allora la popolazione anziana era stata a totale carico della famiglia, e d e i p i ù p o v e r i s i occupavano all’occorrenza le congregazioni religiose o alcuni enti di beneficenza. Nel corso degli anni, la previdenza sociale italiana ha seguito un iter legislativo costante per adeguarsi all’evoluzione e ai mutamenti imprescindibili imposti sia dallo sviluppo industriale che dai cambiamenti della società sul piano politico, culturale e religioso. Durante il periodo fascista assistiamo alla nascita dell’INFPS (Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale), ente dotato di personalità giur i d i c a e a g e s t i o n e autonoma, finanziato principalmente con i contributi dei lavoratori e da una quota versata dagli imprenditori a carattere facoltativo, a differenza della vecchia Cassa nazionale di previdenza per la vecchiaia e l’invalidità degli operai del 1898, definita come “Ente Morale”. Nel 1943, caduto il regime, l’ente assume la denominazione di INPS, tuttora in vigore, con adesione diventata nel frattempo obbligatoria per tutti i lavoratori pubblici e privati, per l’erogazione del reddito di sostentamento a chi ha terminato, per sopraggiunti limiti anagrafici, la propria attività lavorativa. Alla fine del XX secolo, si manifestano le prime difficoltà finanziarie per la previdenza di base a causa dell’invecchiamento della popolazione. Ciò ha comportato un inevitabile aumento della pressione fiscale per fronteggiare l’elevato numero di erogazioni a fronte di minori entrate. Diventa necessario studiare ed esaminare statisticamente l’andamento del rapporto tra la popolazione “non più attiva” e quella ancora in età lavorativa, in modo da prevenire situazioni di squilibrio economico-finanziario. Secondo quanto previsto dall’Istat ed Eurostat la popolazione italiana nel 2050 sarà inferiore all’attuale e in più si dovrà tenere conto del vertiginoso aumento degli anziani rispetto alla diminuzione della componente giovane e adulta.

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Parole chiave

assicurazione
fondi pensione
pensione
sistema previdenziale
inail
inps
sistema previdenziale italiano
cassa nazionale di previdenza
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assistenziali

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