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Donne che lottano: dalle Suffragette alle Pussy Riot e Femen

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Zappalà
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Gianni Piazza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 89

Il primo capitolo è dedicato al tema dei movimenti sociali; dopo una iniziale definizione di questi ultimi, si passa alla presentazione degli aspetti principali, delle prospettive teoriche e della produzione simbolica, con riferimento soprattutto al concetto di frame e di identità. Successivamente, si passano in rassegna i temi degli individui, della dimensione organizzativa e dell'importanza delle reti sociali all'interno dei movimenti.
Si cercherà poi di spiegare l'uso e la diffusione della protesta nei movimenti sociali con un'attenzione particolare alle diverse logiche utilizzate dai movimenti.
Infine, ci si occupa delle influenze dei movimenti sui sistemi politici, accennando quelli che sono i loro alleati e oppositori, e dei principali tipi di movimenti sociali.
Il secondo capitolo si concentra, invece, sulla ricostruzione storica dei movimenti femministi spiegati attraverso l'utilizzo dell'ampia letteratura in materia. Si ripercorrerà un percorso diviso in quattro “ondate”, ognuna delle quali si caratterizza per un nocciolo di rivendicazioni precise, adatte al periodo storico.
Partendo dalla prima ondata femminista, sviluppatasi tra la fine del Settecento e l'inizio del Novecento, in cui emergeranno gli importanti contributi della francese de Gouges e delle inglesi Mary Wallstonecraft, Taylor e Fawcett, si giungerà ai primi movimenti emancipazionisti, per passare poi ad analizzare il fenomeno delle Suffragette, citando le principali attiviste, le modalità di protesta e i loro sforzi per conquistare il diritto di voto.
Si passerà poi alla seconda ondata e ai famosi anni '70 che portarono la nascita di nuovi movimenti femministi e relative organizzazioni (l'americano NOW e gli italiani DEMAU e M.L.D) che spostarono l'attenzione sulle differenze tra donne e uomini e sulla diversità del pensiero femminile rispetto al maschile. Si discute, per tale motivo, di temi assolutamente nuovi incentrati sulla libertà sessuale: il corpo, il desiderio e le scelte (o non scelte) di maternità, ma anche il rifiuto di etichette degradanti.
Si giungerà così alla terza ondata che prende avvio negli anni Novanta del secolo scorso, durante la quale verranno trattate tematiche molto varie. Si accendono i riflettori sulle violenze sessuali e domestiche, sul divario salariale e sulla mercificazione del corpo femminile. Molto attivo in questa fase sarà il “Movimento per la Giustizia Globale”.
Nell'ultimo capitolo del mio progetto, analizzerò la quarta “ondata” di movimenti femministi, iniziando a porre l'accento al panorama italiano, con i movimenti “Se Non Ora Quando” (SNOQ) e “Non una di Meno”.
Particolare attenzione, poi, sarà posta a Femen e Pussy Riot, due dei movimenti femministi più discussi degli ultimi dieci anni.
Il primo, di origine Ucraina, è principalmente noto all'opinione pubblica internazionale per la decisone di usare, quale strategia di protesta slogan scritti sul seno nudo delle attiviste, in quanto da loro considerato strumento per rovesciare l'immagine del corpo della donna (violentato e usato dalla società maschilista ucraina) e strumento di affermazione politico e sociale.
Le Pussy Riot, invece, sono delle attiviste e musiciste russe che nell'ultimo decennio sono riuscite attraverso le loro performances art, documentate e fatte rimbalzare nel web, a protestare contro un sistema che sentono sempre più autoritario.
Entrambi i movimenti pongono come obiettivo primario la ridefinizione dei confini del discorso sul ruolo femminile nella società contemporanea. Invitano quindi le donne a farsi valere, a combattere per i propri diritti e a conquistare la propria dignità, assumendo un ruolo sociale attivo, cessando di essere donne-oggetto.
L'” Antisoggetto”, a cui si oppongono, è la democrazia miope che non rispetta i diritti delle donne e delle minoranze. Lo scopo delle loro proteste non è solo quello di attirare l'attenzione, ma di provocare dei cambiamenti profondi che riguardano l'intera società, cercando di destabilizzare le relazioni intersoggettive del potere e il cambiamento della strategie comportamentali.

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Zappalà
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Gianni Piazza
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  Num. pagine: 89

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4 INTRODUZIONE L’Importanza di aderire ad un partito, movimento, gruppo è sempre stata la base su cui poggia la libertà di partecipazione alle questioni pubbliche di ogni stato. E’ innegabile che, in un momento storico in cui si dibatte sul contributo che ognuno di noi fornisce quotidianamente, la presenza di attori come i movimenti, che incarnano la voglia di occuparsi della collettività, risultano essenziali per la nostra democrazia. Nel mondo occidentale i movimenti femministi sono la componente più dinamica della società, quella che sta cambiando più rapidamente i propri connotati a livello sociale, culturale ed economico. Grazie alla lunga marcia nel campo dei diritti, dell’istruzione e del mondo del lavoro sono passate da una situazione di totale svantaggio a una condizione di quasi parità in molti aspetti del nostro vivere in società. Nonostante gli obiettivi raggiunti e i risultati ottenuti dai movimenti femministi, grazie a questa lotta iniziata più di un secolo fa, ancora oggi, purtroppo, le donne vedono i loro diritti non riconosciuti o calpestati e, in varie occasioni, sono oggetto di discriminazioni, di pregiudizi e di violenze. Da qui, la necessità di promuovere un nuovo modello di protesta che esca fuori dalla logica del megafono e della piazza: una nuova frontiera della libertà di espressione che vede nelle “Pussy Riot” e nelle “Femen” la sua massima rappresentazione. Scopo della tesi è riflettere sulla connessione tra passato e presente dei movimenti femministi. Attraverso un’analisi di essi cercherò di cogliere le varie differenze riguardo il tipo di reclutamento, il metodo di protesta, gli obiettivi e le strategie. Il primo capitolo è dedicato al tema dei movimenti sociali; dopo una iniziale definizione di questi ultimi, si passa alla presentazione degli aspetti principali, delle prospettive teoriche e della produzione simbolica, con riferimento soprattutto al concetto di frame e di identità. Successivamente, si passano in rassegna i temi degli individui, della dimensione organizzativa e dell’importanza delle reti sociali all’interno dei movimenti. Si cercherà poi di spiegare l’uso e la diffusione della protesta nei movimenti sociali con un’attenzione particolare alle diverse logiche utilizzate dai movimenti. Infine, ci si occupa delle influenze dei movimenti sui sistemi politici, accennando quelli che sono i loro alleati e oppositori, e dei principali tipi di movimenti sociali. Il secondo capitolo si concentra, invece, sulla ricostruzione storica dei movimenti femministi spiegati attraverso l’utilizzo dell’ampia letteratura in materia. Si ripercorrerà un percorso diviso in quattro “ondate”, ognuna delle quali si caratterizza per un nocciolo di rivendicazioni precise, adatte al periodo storico. Partendo dalla prima ondata femminista, sviluppatasi tra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento, in cui emergeranno gli importanti contributi della francese de Gouges e delle inglesi Mary Wallstonecraft, Taylor e Fawcett, si giungerà ai primi movimenti
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femminismo
movimenti femministi
pussy riot
femen

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