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Ontologia, storicità e vita nell'interpretazione marcusiana di Hegel

Informazioni tesi

  Autore: Luca Testa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Luciano Frasconi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 278

Dallo studio delle opere più famose e più importanti di Herbert Marcuse (1898-1978) si è ritenuto necessario e doveroso procedere a ritroso nella ricerca delle radici della sua filosofia matura nell'attività speculativa "giovanile" (1928-1932). Pertanto affrontando la trattazione della concezione filosofica, che Marcuse ha definitivamente portato a compimento nel suo ponderoso capolavoro giovanile "Hegels Ontologie" (1932), si è tentato di mostrare come tale filosofia nasca direttamente dall'ontologia di Heidegger, come sorga già contrapposta ad essa e come significativamente assuma sin dall'inizio la forma di una filosofia concreta, che necessariamente il pensatore tedesco dovrà immediatamente rifondare sulle solide basi di un'ontologia hegeliana, conquistata al termine di un lungo e complesso itinerario storico-filosofico a ritroso: da Heidegger sino ad Hegel attraverso il pensiero Dilthey e di Marx. In questa fase del pensiero marcusiano compare per la prima volta un'originale interpretazione della filosofia di Hegel, e la radicalità di tale innovativa ermeneutica si contrappone in modo rilevante alle concezioni correnti e tradizionali del pensiero hegeliano (reazionario). Difatti Marcuse non solo ha reperito nell'ontologia hegeliana un fondamento ontologico alla sua filosofia concreta, ma ha ricavato in tal maniera dalla filosofia di Hegel un originale paradigma ontologico-critico della realtà e conseguentemente una originale filosofia negativa, nel cui nucleo essenziale, accanto alla concezione dell'essere e dell'accadere come movimento, vi sono una nuova considerazione della relazione tra pensiero ed essere ed una radicale visione dell'importanza della dialettica, della negazione e del pensiero negativo. Ricollocando il pensiero hegeliano all'interno della storia della filosofia in maniera così originale, Marcuse ci offre una nuova immagine di Hegel che si rifà al nucleo idealistico-critico della sua filosofia contrapponendolo radicalmente alla statica interpretazione consuetudinaria. Avendo individuato nell'ontologia di Hegel la sorgente del pensiero negativo la filosofia critica di marcuse colloca nella più profonda interiorità della realtà in atto il principio di negazione, che viene a costituire così la radice della possibilità stessa della trasformazione e del cambiamento. Nell'interpretazione dell'essere come movimento, compimento e realizzazione, si dispiega e prende corpo il concetto di vita, accanto al nuovo modo di concepire l'essere: è il pensiero negativo, in luogo del quale si delinea un nuovo soggetto della storia, consapevole e capace di comprendere le nuove forme storico-sociali dell'alienazione dell'essere umano, discendente diretto della viva e concreta autocoscienza hegeliana. Il percorso filosofico a ritroso, da Heidegger ad Hegel, che si dispiega nell'opera "giovanile" marcusiana ed al conseguente “progetto di una filosofia concreta”, dimostra dunque la necessità di tale radicale interpretazione del pensiero hegeliano ai fini della costituzione da parte di Marcuse di un'ontologia della storicità e della vita in prospettiva degli esiti successivi della sua riflessione filosofica (“Teoria critica della società”) e in risposta ed in contrapposizione alla profonda lacuna insita nella metafisica heideggeriana, consistente nella condanna al vuoto per l'esserci (l'uomo) ed al silenzio per il filosofo. L'ontologia hegeliana di Marcuse ci pone direttamente di fronte alle grandi questioni filosofiche di tutta la storia del pensiero occidentale e, tramite la suggestione di Heidegger, invita il filosofo contemporaneo, completamente coinvolto nell'esistenza e profondamente impegnato a ricercarne l'autenticità, a continuare ad interrogarsi senza sosta sul senso stesso dell'essere e della vita, tenendo però sempre presente la necessità di una radicale ricerca sulla storia e sulla storicità, inesauribile patrimonio acquisito dalla filosofia di Hegel.

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INTRODUZIONE Affrontando la trattazione della concezione filosofica, che il giovane Marcuse ha definitivamente portato a compimento nel 1932, il presente lavoro tenterà di mostrare come la sua filosofia nasca direttamente dall’ontologia di Heidegger, come sorga già contrapposta ad essa e come significativamente assuma inizialmente la forma di una filosofia concreta, che necessariamente il filosofo tedesco dovrà immediatamente rifondare sulle solide basi di un’ontologia hegeliana, conquistata al termine di un lungo e complesso itinerario storico-filosofico a ritroso: da Heidegger sino ad Hegel passando per Dilthey e Marx. Prendendo spunto da un’osservazione di Casarico 1 , che possiamo considerare tuttora valida a distanza di vent’anni, riguardo alla penuria in Italia di studi e di attenzioni sulla prima fase del pensiero di Marcuse, si è cercato di 1 «è necessario, però, tener presente che del suo pensiero [ di Marcuse ] sono stati fortemente privilegiati dalla critica il periodo della maturazione (1933-1938) e quello della maturità (1941-1972), perché giudicati più accessibili e di più stretta attualità per i problemi in discussione (un’ottica chiaramente riduttiva nell’interpretazione di Marcuse, un’ottica che ne ha condizionato la ripresa successiva) rispetto al periodo giovanile (1928-1932) perché ritenuto troppo accademico e politicamente ambiguo[ … ]. Manca, quindi, a tutt’oggi, uno studio organico e completo del giovane Marcuse, anche perché scarse risultano le notizie dettagliate ed esaurienti sui rapporti da lui intrattenuti con i maggiori rappresentanti della cultura filosofica dell’epoca, Heidegger ed Husserl in particolare, ed inoltre perché diversi suoi saggi, pubblicati in quegli anni, sono poco conosciuti o lo sono solo parzialmente.» (G.Casarico, Introd. a H.Marcuse, Fenomenologia ontologico-esistenziale e dialettica materialista, Edizioni Unicopli, Milano, 1980, pp. II-III)

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