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La gestione dei rifiuti solidi urbani tra normative, tecnologia e fattibilità economica

Informazioni tesi

  Autore: Manuela Villa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Andrea Gilardoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

Affrontare l’argomento rifiuti solidi urbani significa affrontare un problema decisamente aperto, per il quale non esistono soluzioni ottime e applicabili alla universalità dei casi. Esistono piuttosto soluzioni migliori di altre e che valgono per la realtà in cui vengono applicate.
Ciò non toglie che sia dal punto di vista normativo che da quello delle tecnologie a disposizione esistano “modelli” e prescrizioni che tentano di risolvere il problema dei rifiuti solidi urbani.
Numerose leggi hanno cercato di regolamentare la materia, elencando alcuni principi fondamentali cui attenersi per poter affrontare la continua emergenza rifiuti e alcuni strumenti pratici per applicare questi principi. Principi questi che ancora oggi costituiscono la base di qualunque iniziativa per affrontare il problema rifiuti; ma che sono stati in larga parte disattesi per almeno un decennio.
Per ottemperare alle prescrizioni normative vi sono numerosi strumenti a disposizione; essi però non vengono scelti dal legislatore bensì dai responsabili della gestione del servizio di smaltimento, per poter anche raggiungere gli obiettivi fissati.
La “tecnologia” maggiormente utilizzata in passato è stata la discarica. Essa ancora oggi viene utilizzata, ma gradatamente sostituita con tecnologie più sicure e più valide e si preferisce “bruciare” il rifiuto. Anche questa tecnologia era utilizzata in passato, ma in passato si bruciava il rifiuto tal quale; i moderni impianti di termodistruzione tendono a bruciare sempre più rifiuto selezionato perché a monte vi è la raccolta differenziata o addirittura solo la parte secca ad alto potere calorifico. Sicuramente gli impianti di termodistruzione non sono esenti da difetti. Uno di essi è l’elevato costo di impianto. Sicuramente una discarica è più economica dal punto di vista dei costi di impianto; per i costi di gestione invece no. Inoltre gli impianti di termodistruzione prevedono il recupero dell’energia e del vapore prodotti, che possono essere utilizzati per il funzionamento dell’impianto stesso oppure venduti.
Tecnologie alternative alla termodistruzione possono essere la biogassificazione e la pirolisi.
Per trattare la frazione organica dei rifiuti si impiega il compostaggio.
Da questa rassegna è evidente che le alternative a disposizione sono diverse; ma emerge anche che esse non si escludono a vicenda. Infatti alcune trattano la sola componente organica, altri solo quella secca e altri possono trattare entrambe le componenti dei rifiuti. Quindi si rende necessaria una preventiva separazione di queste componenti.
Il fine della raccolta differenziata non deve essere però solo quello della separazione per ottimizzare l’utilizzo degli impianti di smaltimento, bensì e soprattutto quello di valorizzare quelle componenti dei rifiuti che si prestano ad un utilizzo ulteriore e di eliminare dal flusso dei rifiuti tutte le sostanze pericolose e/o dannose. La raccolta differenziata deve essere fatta cioè al fine del recupero e del riciclaggio.
Fino a che punto però spingersi con la raccolta differenziata? La convenienza esiste laddove il valore del materiale più il costo del trattamento sono maggiori del costo della materia prima vergine.
L’introduzione di sistemi di recupero nella gestione dei RSU è comunque considerata costosa. Tuttavia se nel bilancio economico si dovessero inserire tutti i reali costi di una corretta gestione dei rifiuti, il recupero e la valorizzazione potrebbero diventare un’alternativa interessante nell’ambito di un sistema integrato. La raccolta differenziata deve diventare un elemento imprescindibile di qualunque modello di gestione dei rifiuti solidi urbani; ma va accettato l’utilizzo di tecnologie complementari, soprattutto l’incenerimento e in una quantità minima anche le discariche, da utilizzarsi solo per le scorie e i residui degli altri processi di trattamento.
Correlato al problema di come smaltire i rifiuti vi è il problema di come pagare lo smaltimento stesso. Per coprire questi costi si può ricorrere a imposte, tasse o tariffe che gravano sul prodotto o sul servizio. Le più usate sono le tasse sul servizio, che si traducono in canoni fissi a copertura dei costi sostenuti.
E’ possibile perciò dire che le soluzioni al problema dei rifiuti solidi urbani esistono e sono valide e affidabili sia dal punto di vista economico che ambientale. L’unico ostacolo che si frappone alla loro effettiva messa in opera è che nessuno vuole gli impianti sul proprio territorio. E’ quindi necessario un maggiore ed un migliore dialogo con i cittadini, anche su come collaborare efficacemente ad un migliore smaltimento.
Un miglioramento è comunque in atto su più fronti e sebbene la strada sia ancora piuttosto lunga, i presupposti per risolvere finalmente l’emergenza sono ormai un dato di fatto.

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Parole chiave

biogas
bricchettaggio
nimby
refuse derived fuel
compostaggio
raccolta differenziata
rifiuti solidi urbani
smaltimento dei rifiuti
pirolisi
termodistruzione

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