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Il convegno Evangelizzazione e promozione umana

30 ottobre - 4 novembre 1976

Dopo una serie di sconfitte elettorali per la Democrazia cristiana, la Chiesa italiana si riunisce a Roma, nel convegno nazionale intitolato: «Evangelizzazione e promozione umana». Se la distinzione tra fede religiosa e scelta politica è già stata insegnata dal Concilio Vaticano II, questo convegno, presieduto dal Cardinale Poma, coadiuvato nel suo compito dal rettore dell'Università cattolica, Giuseppe Lazzati, e dal direttore de «La Civiltà Cattolica», padre Bartolomeo Sorge, specificatamente tratta la questione del pluralismo politico dei cristiani. La libertà delle scelte politiche dei cattolici, pur ammessa in linea di principio, deve tenere conto di alcuni criteri che, di fatto, nell'applicazione pratica, ne limitano consistentemente la portata. Nel Documento del Consiglio permanente della Cei, che presenta gli Atti del convegno ecclesiale, in effetti, è scritto: «Se è doveroso che i cattolici prestino il servizio della fede alla promozione umana nel contesto pluralistico della società e della cultura italiana di oggi, secondo la loro vocazione, è altrettanto doveroso riconoscere, quando si tratta di concrete scelte e di opzioni temporali in campo culturale, sociale, economico e politico, che il pluralismo è, di per sé, un valore accettabile, purché risponda ad alcune condizioni. Esse sono: la coerenza o almeno la non inconciliabilità fra il messaggio evangelico e gli obiettivi e le metodologie di ordine temporale; il riferimento alla mediazione religioso-morale della Chiesa, garantita dal Magistero, circa la proposizione della verità di Cristo nel concreto della storia che viviamo; la finalizzazione del pluralismo stesso, che è mezzo e non fine, al bene comune umano e cristiano della società. Insomma l'unità di fede e di comunione, essenziale alla esistenza stessa della Chiesa, deve stare a monte di ogni scelta pluralistica, come pure il bene comune autentico della società, secondo una visione dell'uomo e della comunità sociale che non contrasti con quella cristiana e, anzi, ne esprima i genuini valori umani. Non v'è dubbio, ad esempio, che le suddette condizioni non si verificano in coloro che, pur ritenendosi cristiani, compiono una scelta di tipo marxista o di militanza nei movimenti politici che si richiamano tuttora a tale ideologia materialista ed atea; una scelta simile, infatti, non rientra in quel legittimo pluralismo di cui qui si tratta, perché è in contrasto con l'unità di fede e di comunione, e con quella visione dell'uomo e della società che scaturisce dal cristianesimo». Pertanto, se a livello teorico il principio del pluralismo politico è ammesso, diviene, nondimeno, molto difficile tradurlo in pratica.

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