Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Idiosincrasie mediali. Intellettuali e industria culturale tra neorealismo e neoavanguardia

Idiosincrasico è l'atteggiamento che le elité intellettuali hanno sviluppato nei confronti dei prodotti dell'industria culturale.Partendo da questo presuposto si è cercato di individuare alcune cause che ahnno contribuito al consolidarsi di questo pregiudizio tra cui il consolidarsi dell'idealismo crociano che ha guidato la critica. Si è passati all'analisi di due fenomeni come il neorealismo e la neovanguardia e poi di alune voci fuori dal coro come Vittorini, Calvino, Pasolini ed Eco.

Mostra/Nascondi contenuto.
INTRODUZIONE Le motivazioni che hanno contribuito a scrivere questa tesi, al documentarsi su fatti di carattere prettamente culturale avvenuti diversi anni fa, sono di vario genere. Quelle personali hanno preceduto cronologicamente quelle di carattere scientifico e di studio, ed è per una questione di ordine che vorrei partire da queste. La scelta è caduta su un argomento di mio interesse sin da tempi non sospetti, sin da quando per voracità di lettura mi appassionavo ai romanzi gialli di Agata Christie, e alla science fiction di Jules Verne, anche se all’epoca non mi rendevo conto di cosa leggevo. Le avventure di Hercule Poirot e del capitano Nemo mi facevano sognare ed iniziavo ad istruirmi su alcuni meccanismi tipici di quel genere di letteratura “popolare” che per me rappresentava tutta la letteratura. Erano ancora letture prive di qualsiasi pretesa se non quella di soddisfare l’esigenza primaria di ascoltare storie, poliziesche e d’avventura non importava, ciò che era essenziale era l’affinità del tutto innocente che avevo intrapreso con il genere narrativo. La distanza tra questo atteggiamento innocente e quello successivo di tipo pregiudiziale, è stata presto colmata con gli anni dell’istruzione ufficiale, della letteratura “vera” e dell’idea che i generi di cui mi nutrivo non erano altro che una sottocategoria, una forma un po’ rozza di scrittura che non faceva altro che scopiazzare qua e là dai canoni istituzionali. Questo comunque non mi allontanava dalla consapevolezza che il primo di lettura fosse entusiasmante, ammaliava il lettore che quasi ipnotizzato non riusciva a staccare gli occhi dal libro fino alla fine e al disvelamento dell’intreccio. Ma tutto questo era un bene o era un male? Non riuscivo realmente a schierarmi né dalla parte dei critici, perché continuavo imperterrito a nutrirmi di romanzi gialli, né dalla parte degli entusiasti perché non capivo se questa avesse effettivamente una funzione sociale o una capacità propria degna di essere annoverata tra i manuali scolastici. Col passare del tempo alla già conclamata inferiorità di carattere stilistico, si aggiunsero anche le colpe che a livello ideologico comunemente si attribuivano alla civiltà industriale tuot court, alla civiltà massificata. III

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Enzo Divincenzo Contatta »

Composta da 167 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3518 click dal 12/09/2007.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.