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Competenze informali: il caso dei volontari nel commercio equo solidale

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Resta
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Renata Livraghi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

L’idea di questa tesi di laurea nasce dall’esigenza sempre più evidente di riconoscere le competenze apprese al di fuori dei percorsi di apprendimento formale e di riconoscere il ruolo ormai crescente del terzo settore che offre la possibilità di acquisire competenze professionali attraverso le attività di volontariato e le opportunità lavorative e di impiego. Il progetto focalizza l’attenzione soprattutto sulla realtà del commercio equo e solidale, una realtà relativamente "nuova" nel panorama del terzo settore.
A livello transnazionale numerose sono le organizzazioni no profit, strutturate in maniera diversa (cooperative, imprese sociali, associazioni, gruppi di volontariato) che hanno scelto il fair trade come settore economico di intervento. Anche se molte di queste realtà hanno di recente registrato una straordinaria crescita economica ed organizzativa, il sistema del commercio equo e solidale nel suo complesso stenta a far emergere le proprie potenzialità, in termini occupazionali e professionali, a causa della ridotta cultura imprenditoriale che ancora caratterizza molte realtà dell'economia sociale che vi sono coinvolte.

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Introduzione L’idea di questa tesi è maturata nell’ultimo anno grazie alle esperienze vissute durante il mio percorso universitario. Per molto tempo mi sono chiesto cosa veramente volessi fare “da grande”, e a questa domanda penso di non avere ancora una risposta. Ma una cosa importante mi è chiara: non è essenziale che io sappia cosa fare del mio futuro, in realtà potrei anche decidere di cambiare lavoro mille volte. La cosa più importante è come io decida di portare avanti qualsiasi attività lavorativa. Non credo che siano solo le aziende che selezionino il personale, credo che noi in primis dobbiamo essere protagonisti nella scelta dell’ambiente in cui andremo a spendere gran parte delle nostre giornate per trovare un posto, non solo accogliente, ma anche dinamico, stimolante, e soprattutto che rispecchi i nostri valori, e valorizzi il nostro potenziale. Da tutto ciò nasce la mia passione per questa tematica così interessante e vasta: il commercio equo solidale Esso è un settore nel quale si producono e si distribuiscono i beni a livello internazionale con la finalità di migliorare lo sviluppo economico dei paesi del terzo mondo e quindi di contenere le disuguaglianze nel mondo. Tale finalità non è conseguibile tramite i tradizionali meccanismi di mercato. Le parti interessate in gioco (i produttori, i distributori e i consumatori) condividono tale obiettivo in maniera consapevole. I produttori (piccole imprese solitamente emarginate dei paesi in via di sviluppo) devono produrre i beni con modalità predefinite dagli accordi internazionali (European Commission, 1999); i distributori (più noti come botteghe del mondo) devono vendere i prodotti ai consumatori dei paesi sviluppati a condizioni diverse da quelle che solitamente si realizzano nei processi tradizionali di mercato e quindi devono essere in grado di spiegare le finalità e il processo di produzione e di distribuzione del commercio equo solidale; i consumatori effettuano la loro scelta cercando di massimizzare la loro funzione di benessere che non coincide con l’acquisizione massima di beni, date le risorse scarse. La funzione di produzione massimizza il benessere delle imprese e delle comunità locali dei paesi in via di sviluppo; la funzione di produzione delle botteghe del mondo include una responsabilità sociale degli operatori al fine di realizzare uno sviluppo economico sostenibile sia a livello sociale sia a livello ambientale; l’offerta di lavoro dei dipendenti e dei volontari delle botteghe tende a massimizzare la capacità di apprendimento, a perseguire agency e non certamente il livello di salario; la funzione di benessere dei consumatori include il perseguimento di valori altruistici (una data modalità di functioning) e non certamente solo la massimizzazione dell’utilità, intesa solo come massimizzazione dei beni dato il vincolo delle risorse. Il modello del commercio equo solidale include quindi nelle azioni e nelle scelte dei diversi agenti l’etica e la responsabilità sociale. Il commercio equo solidale genera benessere ai diversi stakeholder e accresce il benessere sociale dei paesi in via di sviluppo. Ne deriva che il commercio equo solidale produce esternalità positive sia nei paesi in via di sviluppo sia in quelli industrializzati. La tesi è costituita, complessivamente, da tre capitoli: i primi due derivano dalla lettura di saggi e dalla consultazione di svariati siti Internet, principalmente in lingua inglese. Il primo capitolo contestualizza l’argomento all’interno del tema più ampio e generale del commercio equo solidale; vengono elencati e descritti gli “attori” che rendono possibile l’esistenza di tale attività, dai produttori, alle centrali di importazione, alle botteghe del mondo, ai marchi di garanzia, fino ad arrivare ai consumatori, che possono determinare il successo o il fallimento di questo 9

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