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L'Op e Mino Pecorelli: un giornalismo tra investigazione e mistero

Informazioni tesi

  Autore: Luca Signorini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Media e Giornalismo
  Relatore: Andrea Pannocchia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

Una tesi che ha come oggetto la figura di Mino Pecorelli, permette, oltre ad indagare l’attività, le relazioni, la personalità e, più in generale, la vita di questo personaggio, anche di tracciare un quadro circa il periodo storico in cui il nostro uomo agiva e che, inevitabilmente, è causa della sua morte. Una stagione, quella che ha percorso gli anni ’60 e ’70 dell’Italica storia, segnata da odio e orrore, da terrorismo e atti di rivolta, salita alle cronache di quei tempi con il chiaro e allusivo epiteto di “Anni di Piombo”. È chiaro che, chiunque avesse incarichi di rilievo e chiunque partecipasse attivamente alla vita politica e sociale del paese, non può non sentirsi chiamato in causa. Tutti erano coinvolti, dalle alte cariche dello stato, ai magistrati e ai politici di minor rango, dai funzionari statali all’ultimo ufficiale dei Servizi Segreti, alla categoria a cui è maggiormente dedicata questa opera, i giornalisti. Al centro della faida tutte le gang e i gruppetti criminali fioriti in quel periodo che non potevano essere classificati come vere e proprie organizzazioni a delinquere ramificate e con una solida e invulnerabile base burocratica. Accanto a simili bande, certo non mancava un nucleo nascosto, un centro direzionale che, successivamente, avrebbe assunto fisionomie più precise, con requisiti e confini noti e meno noti ma riconducibili al crimine organizzato. All’interno di un clima così teso, anche coloro che, nelle intenzioni dello stato di diritto e del legislatore, dovevano individuare e placare qualsiasi minaccia, erano risucchiati dentro la bagarre socio-istituzionale. Lotte intestine, corsa al potere, illegalità, movimenti nell’ombra, scambi illeciti di denaro e quant’altro, costituivano quell’insieme di controvalori che dava vita, negli anfratti remoti dello Stato, ad un sottobosco difficilmente individuabile. Pecorelli non dava troppa enfasi agli assassinii e agli atti di terrorismo, il suo era uno sguardo diverso, penetrato negli androni dei Palazzi, tra le carte e i documenti, le missive e i dispacci segreti, le note interne e le frasi sussurrate. Gli anni più convulsi e tempestosi della recente storia italiana, gli anni della strategia della tensione e del terrore, che dalla strage di Piazza Fontana arrivarono fino alla strage di via Fani, culminando con il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, non erano la sola opera della bande criminali disseminate sul territorio che, in genere, si dimostravano come affidabili esecutori materiali, ma di un potere violento e disposto a tutto, ben saldo e protetto nelle poltrone degli edifici settecenteschi, tra tele prestigiose e affreschi dall’inestimabile valore storico. Tra interdipendenze e relazioni cosi difficili da definire, vanno ricercati mandanti, collaboratori, mediatori e mani armate. Pecorelli ha finito per lasciarci la pelle, lui parlava troppo, lui sapeva troppo, era un moto perpetuo di informazioni velate che, una sera di marzo, si è interrotto, trivellato da quattro proiettili. Lo dimostrano le note al veleno che apparivano su OP-Osservatorio Politico Internazionale, indirizzate alle più eminenti personalità dell’Italia istituzionale, militare e finanziaria. Un uomo così ben inserito, che aveva accesso a documenti segreti e nascosti, non possiamo considerarlo estraneo alla scena nazionale fin qui brevemente esposta. Anche lui, come gli altri, faceva parte o ne era espressione, di quel sottobosco politico, di quei poteri occulti che rappresentano le cause dei mali italici. Per questo, l’elaborato non vuole elogiare o riabilitare Pecorelli, ma vuole delineare un quadro della sua vita e della sua attività all’interno degli anni più bui della recente storia tricolore. Partirò, per tessere i fili di questo ingarbugliato enigma, dalla figura stessa del Pecorelli, dalla sua vita di paesano alla sua esperienza professionale di giornalista, con uno sguardo tra le carte dei tribunali che avevano in carico l’inchiesta sul suo delitto. Conclusa questa parte, l’obbligo è quello di analizzare le righe dello scapestrato e impavido giornalista, il suo verbo allusivo e ammiccante, il suo prodotto denso di riferimenti ai “segreti e segretissimi” affari di stato, la sua rivista luccicante e patinata che, per la prima volta, compariva nelle edicole, pronta per entrare nelle case a rivelare le oscene trame del tricolore. Qui, c’è quindi tutto il Pecorelli, la vita e le opere. Ma la mia voglia è quella di saperne di più, di capire come questa vita si sia intrecciata con altre, sempre sullo sfondo dello stato (più che della società civile). Ecco allora tutti quei personaggi e quegli organismi che hanno fatto la recente storia d’Italia: Andreotti, Servizi Segreti,Rovelli,Gelli,Moro,Italcasse,Banda della Magliana,Dalla Chiesa,Mafia e così via. E, come disse Henry Kissinger, l’ex segretario di stato americano ai tempi della presidenza Nixon, “L’Italia è un Paese di molti misteri, ma di nessun segreto”. Noi gli crediamo.

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IV Prefazione Una tesi che ha come oggetto e tema principale la figura di Mino Pecorelli, permette, oltre ad indagare l�attivit�, le relazioni, la personalit� e, pi� in generale, la vita di questo personaggio, anche di tracciare un quadro (che nelle intenzioni dovr� essere esaustivo) circa il periodo storico in cui il nostro uomo agiva e che, inevitabilmente, � causa della sua morte. Una stagione, quella che ha percorso gli anni �60 e �70 dell�Italica storia, segnata da odio e orrore, da tragedie e incertezze, da terrorismo e atti di rivolta, salita alle cronache di quei tempi (ma ancora oggi ricordata) con il chiaro e allusivo epiteto di �Anni di Piombo�. Il piombo delle pallottole, il piombo delle pistole. Come molti storici e pi� o meno complici testimoni spesso ricordano, una stagione con almeno un morto al giorno. � chiaro che, chiunque avesse incarichi di rilievo e chiunque partecipasse attivamente alla vita politica e sociale del paese, non pu� (e questo vale anche a distanza di 40 anni) non sentirsi chiamato in causa. Tutti erano coinvolti, dalle alte cariche dello stato, ai vertici imprenditoriali e dell�associazionismo, dai magistrati ai politici di minor rango, dai funzionari statali all�ultimo ufficiale dei Servizi Segreti, dai contadini ai commercianti, per finire, alla categoria a cui (volente o nolente) � maggiormente dedicata questa opera, i giornalisti. Al centro della faida, naturalmente, tutte le gang e i gruppetti criminali fioriti in quel periodo che (con somma sorpresa) non potevano essere classificati come vere e proprie organizzazioni a delinquere ramificate e con una solida e invulnerabile base burocratica. Accanto a simili bande, certo non mancava un nucleo nascosto, un centro direzionale che, successivamente, avrebbe assunto fisionomie pi� precise, con requisiti e confini noti e meno noti ma riconducibili al crimine organizzato. Le ultime considerazioni sono necessariamente fatte a posteriori, dopo una miriade di inchieste giudiziarie (le pi� cadute nel nulla e nel dimenticatoio) e una storiografia vasta e approfondita. Adesso, magari, possiamo chiederci se in realt�, al tempo, nessuno sapeva o nessuno conosceva questa stratificazione di compiti e cariche. All�interno di un clima cos� teso, dove il filo si spezzava almeno due o tre volte al giorno, anche coloro che, nelle intenzioni dello stato di diritto e del legislatore, dovevano individuare e placare qualsiasi minaccia, erano risucchiati dentro la bagarre socio-istituzionale. Lotte intestine, corsa al potere, illegalit�, movimenti nell�ombra, scambi illeciti di denaro e quant�altro, costituivano quell�insieme di controvalori che dava vita, negli anfratti remoti dello Stato, ad un sottobosco difficilmente individuabile. La stampa urlava a gran voce delle morti e delle bombe ma, pur in qualche caso sapendo, taceva sul vero male che ha colpito la penisola: l�occulto. Pecorelli, al contrario, non dava troppa enfasi agli assassinii e agli atti di terrorismo, il suo era uno sguardo diverso, penetrato negli androni dei Palazzi (quelli con la P maiuscola), tra le carte e i documenti, le missive e i dispacci segreti, le note interne e le frasi sussurrate. Lui l�aveva capito. Gli anni pi� convulsi e tempestosi della recente storia italiana, gli anni della strategia della tensione e del terrore,

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carlo alberto dalla chiesa
giornalismo investigativo
giulio andreotti
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