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Il problema delle risorse comuni nel pensiero di Elinor Ostrom

Le risorse comuni sono quei beni non escludibili e rivali nel consumo: la non escludibilità comporta che nessuno può essere escluso dal godimento della risorsa, mentre la rivalità significa che se uno sfrutta una determinata risorsa, un altro non potrà goderne allo stesso modo; pertanto si riduce la possibilità di sfruttamento per gli altri. Quando lo sfruttamento della risorsa è eccessivo, si produce una esternalità negativa: gli effetti delle proprie azioni provocano un danno agli altri soggetti non direttamente coinvolti.
La soluzione tradizionale al problema prevede un intervento statale che regolamenti l’utilizzo delle risorse comuni. La soluzione invece adottata dagli economisti, intorno alla quale si è formata una scuola di pensiero, detta Scuola di Chicago, consiste nella precisa definizione di diritti di proprietà, per cui solo il soggetto titolare del diritto può scegliere di utilizzare il bene come crede, entro certi limiti, cioè senza provocare un danno agli altri.
I problemi legati a questa soluzione sono di due tipi: il primo consiste nel fatto che l’assegnazione dei diritti di proprietà presuppone un accordo delle parti affinchè possano raggiungere un equilibrio ottimale; il raggiungimento dell’accordo, però, non è sempre possibile perchè comporta un costo non esiguo, detto costo di transazione; il secondo consiste nella difficoltà di trasformare una risorsa comune in un bene privato, in quanto il soggetto privato dovrebbe essere incentivato a divenire proprietario di quella risorsa. Infatti, quando non ci sono possibilità di miglioramento della risorsa o sono basse, oppure si tratta di un territorio troppo vasto, manca quell’incentivo e, pertanto, il problema non potrà risolversi con la proprietà privata ma con altre soluzioni.
Una scienziata sociale, Elinor Ostrom, ha dedicato i suoi studi e l’ attività lavorativa all’analisi di sistemi d’uso di risorse comuni e ha ipotizzato una soluzione alternativa a quella tradizionale e a quella sostenuta dalla scuola di Chicago. Secondo Ostrom, la soluzione potrebbe consistere nell’esistenza di una comunità organizzata dove per organizzazione si intende la possibilità di stabilire le regole di utilizzo delle risorse da parte degli stessi utenti. Attraverso la cooperazione, gli appropriatori, cioè coloro che utilizzano le risorse comuni, possono gestirle in modo corretto stabilendo chi come e quando può farne uso. Inoltre, un soggetto all’interno della comunità controlla che ognuno rispetti le regole e chi non le rispetta viene punito con l’ esclusione dalla comunità.
L’analisi della Ostrom dimostra che i sistemi che sono riusciti ad applicare le regole stabilite dalla comunità hanno avuto successo in quanto la gestione comune ha consentito la stabilità delle risorse nel lungo periodo e ne ha garantito il godimento anche alle generazioni future; mentre invece, quei sistemi in cui ciascuno ha adottato una strategia individuale, che garantisse un beneficio solo personale e non collettivo, hanno fallito perché il comportamento degli individui ha portato alla distruzione della risorsa comune. Perché dunque questi soggetti non sono riusciti a rispettare le regole del gruppo?
La risposta è che maggiore è il numero degli utilizzatori, maggiore è la difficoltà a raggiungere un accordo sull’utilizzo della risorsa comune. Dunque possiamo dire che l’analisi della Ostrom, che si pone in parziale contraddizione con le altre precedentemente condotte, rappresenta un tentativo di risoluzione di un problema che non riguarda solo le risorse comuni tipiche, quali la pesca, i bacini di acqua o le foreste, ma in generale si può applicare ad altri ambiti che oggi sono di particolare interesse e importanza quali la crisi finanziaria che si può leggere come il saccheggio di una proprietà comune, cioè la fiducia degli investitori; oppure la lotta ai cambiamenti climatici; oppure ancora la nascita dell’ Unione Europea che può essere considerata una risorsa comune che gli Stati membri devono salvaguardare.

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1 Introduzione Il problema delle risorse comuni Le risorse comuni si definiscono come beni non escludibili e rivali nel consumo: sono beni utilizzati da più individui, rispetto ai quali emergono difficoltà di esclusione e il cui “consumo” da parte di un attore riduce la possibilità di fruizione da parte degli altri. Se da un lato non si può impedire ad altri di godere di quelle risorse e chiunque può sfruttarle gratuitamente senza che venga posto un limite, dall’altro l’uso di una risorsa da parte di un individuo può diminuire o impedire il godimento della stessa da parte di altri. L’individuo che si appropria del bene comune gode del beneficio per intero, mentre il costo che sosterrà è una piccola parte in quanto esso verrà ripartito tra tutti gli utenti. Il primo problema delle risorse comuni è quello del free-riding, fenomeno per cui chi beneficia di un bene, di una risorsa, non ne paga il prezzo. Dato che gli individui hanno un incentivo a comportarsi da free-rider la conseguenza negativa che ne deriva è il saccheggio della risorsa comune. Nello stesso tempo nessuno è incentivato a darsi da fare per migliorare il bene perché sosterrebbe per intero un costo per appropriarsi solo in parte di un beneficio. Il problema del free-riding si manifesta quando conduce all’eccessivo uso di una risorsa di proprietà comune. Il free-rider si comporta come un egoista che non assume alcuna responsabilità nei confronti della società. Poiché nessuno può essere escluso dal godimento dei benefici di un bene pubblico ciascuno agirà confidando sul fatto che gli altri pagheranno per la produzione del bene; ma se tutti fanno lo stesso ragionamento, non ci sarà incentivo alla produzione privata del

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Desirèe Angela Simanella Contatta »

Composta da 43 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.