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Il fascino della Formula 1: una storia lunga 60 anni

Due sono gli elementi che emergono prepotentemente da questo lavoro: una grande passione per il mondo della Formula 1 e per i suoi protagonisti; il taglio economico di una lettura che travalica la storia, lo sport, il tifo e la passione, per tentare di spiegare l'evoluzione o "l'involuzione" di un mondo, il quale è spesso metafora del più vasto contesto socio-economico, etico e sportivo che ha caratterizzato gli ultimi 50 anni della nostra storia.
Non a caso, infatti, i sottotitoli scelti (innovazioni tecniche, costruttori e piloti, nazioni, aspetti economici e manageriali) stanno ad indicare un percorso che, se da un lato inizia con l'aspetto prettamente sportivo, dall'altro si conclude inevitabilmente con una visione d'insieme che riguarda la storia, l'economia e, talvolta, la politica mondiale.
L’intento è analizzare quanto è avvenuto nel passato per cercare di individuare e comprendere quali meccanismi hanno trasformato la Formula 1 da sport praticato da una ristretta cerchia di appassionati delle corse a business globale cui partecipano o hanno partecipato quasi tutti i grandi costruttori del settore automobilistico e che coinvolge ogni anno ad ogni gran premio 600 milioni di spettatori e 225.000 addetti ai lavori.
Focalizzandosi prevalentemente sulle caratteristiche assunte dalla Formula 1 e dalla sua gestione in quest’ultimo decennio si cerca infine di prevedere quale potrà essere il suo futuro, in un momento in cui quest’ultimo non è mai stato così incerto. Le lotte politiche, l’abbandono delle luci della ribalta da parte dei grandi protagonisti della sua storia, ultimo dei quali Michael Schumacher, e gli effetti della grande crisi economica globale scoppiata nel 2007 che tutt’ora imperversa, hanno infatti minato profondamente la passione ed il successo di questo sport, portandolo ad un bivio che potrebbe risolversi nell’ennesima rivoluzione e ripresa della Formula 1 o che, invece, potrebbe segnare l’inizio della fine di un mondo che in sessant’anni è cresciuto come nessun altro oltrepassando qualsiasi tipo di confine.

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“Tolte un paio di grandi Case automobilistiche, tutti i grandi costruttori hanno almeno provato a partecipare al mondiale di Formula Uno” Luca Cordero di Montezemolo Gli albori Le corse automobilistiche nacquero verso la fine del XIX Secolo, come gare o di durata o di spostamento tra due città, e acquisirono lo status di “Gran Premi” a partire dagli anni ’20. Soprattutto alla Francia si devono i primi sviluppi della disciplina; è in questa nazione, infatti, che nel 1895 si disputò la prima sfida tra autovetture, e che, tra il 1900 ed il 1920 si svolse il “Gordon Bennet trophy” il quale, con il suo successo, portò, in primo luogo, all’istituzione dell’Association International des Automobile Clubs Reconnus (AIACR), un ente con il compito di legiferare su questo nuovo sport e di dirimere le controversie regolamentari e, in secondo luogo, all’idea di collegare il colore della livrea della monoposto alla nazione di provenienza dei concorrenti. Le tinte decise in quella circostanza furono blu per la Francia, rosso per l’Italia, verde per l’Inghilterra, bianco per la Germania e giallo per il Belgio; sarebbero state mantenute anche nel mondiale di Formula 1, fino alla fine degli anni ’60, quando vennero soppiantate da quelle degli sponsor dei rispettivi team. Tra gli anni ’20 e ’40 la popolarità delle sfide automobilistiche aumentò considerevolmente e vennero realizzati i primi circuiti permanenti, per poter sfruttare al meglio le possibilità di guadagno che questo sport cominciava ad offrire. Nel frattempo, l’egemonia sulle competizioni tra vetture, sia a livello di vittorie che a livello di organizzazione di eventi, passò dalla Francia all’Italia con la Fiat e l’Alfa Romeo assolute protagoniste di tale evoluzione, le quali giocarono un ruolo determinante nella costruzione, nel 1922, dell’autodromo nazionale di Monza. 2

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Tanja Collavo Contatta »

Composta da 126 pagine.

 

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