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Il linguaggio degli editoriali tra opinione e persuasione

Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Barilli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Marina Bondi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

Nonostante il vasto panorama dei mezzi di comunicazione di massa, il commento degli editoriali continua a farsi portavoce di valori, giudizi e interpretazioni, contribuendo, attraverso l'utilizzo di un linguaggio ricco di valutazioni e tendente alla parzialità, a dare forma ai punti di vista dei lettori.
Scopo del presente lavoro è stato quello di analizzare le strategie linguistiche che consentono ai redattori degli editoriali di veicolare commenti e influenzare il proprio pubblico.
Dopo aver delineato le caratteristiche generali della comunicazione mediatica e dei nuovi media, e in seguito ad un'introduzione alle peculiarità degli editoriali, si è parlato della comunicazione tendenziosa, allo scopo di mettere in luce gli aspetti linguistici da considerare nel corso dell'analisi, svolta da un punto di vista quantitativo e qualitativo. Nel primo caso, è stato fatto il tentativo di identificare gli elementi della valutazione osservando le prime duecento ricorrenze di una lista di parole. L'elenco dei vocaboli in questione è stato reperito facendo riferimento ad un corpus di editoriali composto da 138 documenti tratti dai siti web di New York Times, Washington Post, Los Angeles Times e Boston Globe, raccolti tra il 18 e il 30 gennaio 2008. Tramite questa indagine è stato possibile riconoscere alcune ricorrenze tipiche del linguaggio degli editoriali e alcuni dei fattori chiave della valutazione. Tuttavia, è stato dimostrato che una semplice osservazione delle parole estratte dal loro contesto non è sufficiente per comprendere appieno la valenza e le caratteristiche del linguaggio valutativo, il quale assume un significato ben preciso proprio se considerato nella totalità del testo. Questo presupposto ha motivato l'analisi qualitativa (lessico-semantica e sintattica), di due editoriali specifici, pubblicati il 29 gennaio 2008 da New York Times e Washington Post. L'analisi e la messa a confronto dei due testi hanno dimostrato in che modo il linguaggio valutativo permette all'editoriale di configurarsi quale importante manifesto di opinioni convincenti.

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INTRODUZIONE Ogni giorno e in ogni parte del mondo, i quotidiani che tutte le mattine si è soliti sfogliare o scorrere con gli occhi attraverso il monitor di un computer collegato alla rete, propongono una serie di trafiletti molto diversi dal resto del giornale, sia in termini di caratteristiche stilistiche che a livello di contenuti, regolarmente pubblicati con il pre- ciso intento di esprimere il punto di vista della redazione e del direttore, in un contesto, quello giornalistico appunto, in cui è, o per lo meno dovrebbe essere, la logica del rigore e dell’imparzialità a farla da padrone. Si tratta degli editoriali, quegli articoli, impaginati solitamente sempre nella stessa posizione e quasi mai firmati, dai quali è immediatamente possibile comprendere l’indirizzo politico e culturale del quotidiano, l’atteggiamento del notiziario relativa- mente a fatti di politica estera, interna, o della cronaca. Gli editoriali sono quegli scritti che esprimono un punto di vista, che rappresentano la componente ‘umana’ dei quoti- diani, il commento emotivo dei giornalisti, lo spazio in cui coloro che riportano i fatti hanno la possibilità di esternare un’opinione, particolarità, questa, in cui in effetti risie- de il loro ruolo fondamentale. In una società, la nostra, quella della globalizzazione, quella in cui il pensiero sembra essere influenzato e modellato in gran parte e soprattutto dalla televisione, il commento della stampa dimostra di continuare a mantenere una fetta importante del cosiddetto ‘primato dell’opinione’, di continuare cioè a far sentire la pro- pria voce, introducendo tematiche, sollevando dibattiti e suggerendo riflessioni. La loro funzione risiede nel tentativo di offrire a coloro che leggono una versione dei fatti sog- gettiva, allo scopo, implicito o esplicito che sia, di forgiare nel proprio pubblico un certo modo di concepire e valutare determinati avvenimenti. Tramite questi articoli la redazio- ne costruisce una sorta di legame con i lettori, una relazione che mira da un lato a riferi- re e a commentare un argomento, dall’altro a persuadere circa la correttezza delle infor- mazioni riportate, invocandone il consenso. Gli editoriali si configurano quindi come prodotti mediatici e non solamente come valvole di sfogo di giornalisti costantemente impegnati a riportare le notizie in maniera oggettiva e impersonale. Gli editoriali sono mezzi di comunicazione, e come tali si caratterizzano per la loro funzione di informazione e intrattenimento, ma anche e soprattutto per il loro scopo sociale, contribuendo cioè a dar forma ai valori culturali delle persone. 3

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