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Ecomusei e sviluppo locale: l'ecomuseo dei comuni dell'est Ticino

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Condorelli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Turismo e cooperazione
  Relatore: Lorenzo Bagnoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 138

Gli ecomusei rappresentano un' interessante esperienza per conoscere, condividere, e reinterpretare i patrimoni locali, uno strumento innovativo di sviluppo locale sostenibile.
L' ecomuseo nasce da alcune riflessioni della museologia che soprattutto partire dagli anni '60 hanno portato a quello che spesso in museologia viene definito un “Rinascimento” dei musei. L'idea che il patrimonio in generale e soprattutto quello locale debba fornire non solo esclusivamente una contemplazione estetica, ma anche e soprattutto nuova consapevolezza ed energia per progettare territori futuri si sta sempre più consolidando nelle riflessioni di varie discipline umane. La nuova museologia, a partire soprattutto dagli anni '80, ha formalmente ridisegnato scopi, confini e funzioni socio-educative dei musei, abbattendo quella cultura della separatezza fra contenuti e pubblico che per molto tempo ha caratterizzato alcuni musei.
Un ecomuseo può dirsi tale se nasce su spontanea volontà, o comunque collaborazione, dei cittadini: De Varine e Riviere, che hanno per primi definito la filosofia ecomuseale, non intendevano creare un modello di sviluppo locale esportabile e replicabile ovunque, ma semplicemente rispondere ad esigenze di un certo malessere locale, la cosiddetta deterritorializzazione, valorizzando il proprio patrimonio.
Gli obiettivi degli ecomusei sono, dunque, creare una rinnovata e più sana immagine del proprio territorio, rispecchiare una popolazione e contribuire ad uno sviluppo locale continuo e duraturo. Ciò che rende affascinante l'idea dell' ecomuseo, è a mio avviso quella della progettazione concertata, dove la comunità ed i singoli, portatori di interessi e saperi collettivi e particolari creano insieme un ricco mosaico: i cittadini si fanno allo stesso tempo utenti e creatori di un progetto locale condiviso.
Gli ecomusei rappresentano un' interessante esperienza per conoscere, condividere, e reinterpretare i patrimoni locali, uno strumento innovativo di sviluppo locale sostenibile. L'ecomuseo nasce da alcune riflessioni della museologia, dall'idea che il patrimonio in generale e soprattutto quello locale debba fornire non solo esclusivamente una contemplazione estetica, ma anche e soprattutto nuova consapevolezza ed energia per progettare territori futuri si sta sempre più consolidando nelle riflessioni di varie discipline umane. De Varine e Riviere, che hanno per primi definito la filosofia ecomuseale, non intendevano creare un modello di sviluppo locale esportabile e replicabile ovunque, ma semplicemente rispondere ad esigenze di un certo malessere locale, la cosiddetta deterritorializzazione, valorizzando il proprio patrimonio.Gli obiettivi degli ecomusei sono, dunque, creare una rinnovata e più sana immagine del proprio territorio, rispecchiare una popolazione e contribuire ad uno sviluppo locale continuo e duraturo. Ciò che rende affascinante l'idea dell' ecomuseo, è a mio avviso quella della progettazione concertata, dove la comunità ed i singoli, portatori di interessi e saperi collettivi e particolari creano insieme un ricco mosaico: i cittadini si fanno allo stesso tempo utenti e creatori di un progetto locale condiviso. Questo avviene innanzi tutto a partire dall' identificazione del proprio patrimonio culturale locale.

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Introduzione Lo spazio rappresenta una dimensione dell' abitare un “mondo vitale” (Vidal de la Blache, 1922) in cui si crea una relazione di totale ed inconscio coinvolgimento con il proprio luogo, tanto da identificarsi con l' ambiente vissuto (Simonicca, 2006: 22). Se, da un lato il territorio, viene concepito come un organismo altamente complesso, in continua evoluzione e formato da luoghi dotati di una certa identità storica, dall' altra si è assistito e si assiste tutt' ora ad un processo di sfruttamento incessante ed insostenibile che ha portato ad una forma di “liberazione dal territorio” (Magnaghi, 2000: 16). Il dominio delle funzioni economiche di produzione, consumo e circolazione delle merci ha portato ad una certa marginalizzazione dello spazio pubblico, ad un' omologazione dei luoghi e ad una perdita di saperi locali (Magnaghi, 2000: 24). Il locale e la sua riscoperta sono oggi elementi in bilico fra i processi di omologazione e distinzione globalizzanti che rischiano talvolta di sfociare in nuovi localismi. L' Ecomuseo può essere, dunque, un utile strumento per la progettazione dello sviluppo locale sostenibile, per la gestione e la valorizzazione del proprio patrimonio? Una possibile soluzione alle schizofreniche sfide della deterritorializzazione? Lo “sforzo collettivo” può, quindi, rappresentare una strategia vincente nei programmi di sviluppo locale? La tesi che cercherò di sostenere è quella del valore dell' ecomuseo, non solo quale strumento ideologico, una linea a di pensiero da seguire nelle pratiche di progettazione locale, ma anche un interessante strumento per cambiare il destino di territori e culture che sembrano destinate al declino. L' occasione per la stesura di questa tesi è stata la collaborazione, durata all' incirca nove mesi, con il Laboratorio21 del Comune di Corbetta, principale partner dell' Ecomuseo dei Comuni dell' Est Ticino. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere alcuni importanti meccanismi che pongono le 4

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