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L'altra casa: comunità per minori e servizio sociale

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Cherillo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze del servizio sociale
  Relatore: Mario Marini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

L’idea di affrontare come oggetto di tesi quello delle comunità per minori, è nata in me fin dalle prime ore di tirocinio .
Tra un colloquio per un eventuale allontanamento e un’osservazione su un incontro protetto tale argomento ha destato in me un forte interesse; ho così deciso che il collocamento dei minori presso una comunità, sarebbe stato l’argomento della mia tesi.
Lo svolgere poi, un lungo periodo di volontariato presso una delle comunità, non ha fatto che far crescere in me questa idea; inoltre questa decisione cosi precoce mi ha dato modo di soffermarmi maggiormente sui casi anche durante le ore di tirocinio.
Lavorerò prevalentemente su bibliografia, ma conto di utilizzare anche siti internet, film, letture narrative e documentazione varia.
Inoltre mi aiuterà molto il periodo di volontariato svolto, quindi l’esperienza sul campo nonché il contributo degli educatori e dei responsabili della struttura che mi hanno seguito.
Prima di iniziare ad esporre quello che andrò a discutere nella tesi mi preme precisare alcuni punti; innanzi tutto da una prima analisi bibliografica e dall’esperienza accumulata fino ad ora ho potuto notare come l’allontanamento di un bambino dalla sua famiglia sia uno di quei fatti sociali su cui le cronache spesso si soffermano, ma che la verità raccontata dalla notizia giornalistica è spesso un gridare contro agli autori dell’allontanamento, colpevoli di una spietata ingiustizia.
Il punto di vista riportato dai giornalisti è infatti quasi sempre una verità parziale che riporta, nella grande maggioranza dei casi, esclusivamente il punto di vista dei genitori e solo raramente quello degli operatori; quasi mai quello dei bambini.
È anche vero che il segreto d’ufficio rende, a volte, impossibile la divulgazione delle notizie, e che molto spesso bisogna rapportarsi con il principio deontologico della riservatezza, ma molto spesso i Servizi Sociali non vengono interpellati e pertanto quella che risulterebbe l’altra faccia della medaglia non viene presa in considerazione.
L’attuazione dell’allontanamento viene accettata dalla società solo qualora ci si trovi di fronte a palesi e gravi violenze fisiche o abusi sessuali, anche se spesso, anche in queste situazioni gli operatori vengono comunque accusati di essere intervenuti tardi.
Il più delle volte la separazione di un minore dalla propria famiglia è invece vissuta e propagandata come un sopruso, un abuso di potere avente come unica possibile conseguenza la disgregazione di una famiglia e la inevitabile sofferenza del bambino, che viene visto come la vittima delle istituzioni anziché di un contesto familiare portatore di un forte disagio.
È evidente come la situazione ruoti intorno ad un forte pregiudizio, un’ opinione preconcetta e assai parziale; proprio il pregiudizio che porta i mass media e di riflesso l’opinione pubblica all’incapacità di cogliere il danno che questi minori allontanati subiscono quotidianamente nel loro contesto di vita.
Uno degli obiettivi di questa tesi sarà quello di dimostrare come la comunità possa ancora oggi rappresentare uno strumento importante nell’ambito del panorama dei servizi socio-assistenziali.
In sostanza vorrei dimostrare che oggi la comunità non rappresenta più come in passato una realtà auto-finalizzata e spersonalizzata.
Oggi la comunità, che, come prevede la legge riproduce una dimensione il più possibile vicina a quella familiare, ha un senso non solo come alternativa alla famiglia ma anche come passaggio spesso imprescindibile in vista di un rientro del minore nel nucleo di origine o di un suo eventuale inserimento in una realtà familiare alternativa.
E’ qui che si colloca la professionalità di tutti gli operatori che intervengono nel percorso: educatori, psicologi, assistenti sociali, che in comunità lavorano costituendo équipe pluriprofessionali in grado di costituire per il minore ospitato un utile strumento di rielaborazione delle proprie esperienze passate, un importante fattore di stimolo e valorizzazione delle proprie risorse personali ed un valida opportunità di conoscenza e valorizzazione di modelli alternativi a quelli fino a quel momento sperimentati, creando le condizioni per un reinserimento familiare.
Cercherò inoltre di dimostrare come l’affettività e l’emotività non siano contrapposte al ruolo professionale: anche la comunità, pur non costituendo indubbiamente una soluzione definitiva per la risoluzione dei problemi dei minori inseriti, con il suo mandato di accompagnamento del minore al reinserimento familiare e sociale, può ed anzi deve a mio avviso integrare nelle proprie prerogative anche la dimensione affettivo-emotiva, normalmente associata ai ruoli genitoriali.

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CAPITOLO 1 EVOLUZIONE STORICA, LEGISLATIVA E NORMATIVA DELLE COMUNITÀ PER MINORI 1.1. Evoluzione e percorso storico-legislativo delle Comunità per minori. Gli anni dal primo dopo guerra alla fine degli anni sessanta Nel corso della storia abbiamo assistito ad una profonda trasformazione dell’approccio al sistema di intervento assistenziale sui minori e proprio a questa trasformazione è legata lo sviluppo della storia delle comunità. La situazione Italiana può essere suddivisa in tre periodi storici. Una prima fase è riconducibile al periodo fascista, la seconda fase comprende gli anni settanta e ottanta e infine il terzo ed ultimo periodo vede protagonisti gli eventi che si sono susseguiti dagli anni novanta fino ad oggi. “Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato” era uno degli uno slogan che nell’epoca fascista rappresentavano al meglio il regime totalitario. La famiglia assunse un nuovo ruolo: doveva essere la cellula madre della società, e una fonte di stabilità, il centro della società stessa. Ordine e disciplina erano i principi che assicuravano la solidità della famiglia. - 9 -

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