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Effetti sullo sviluppo dell'abbandono in orfanotrofi della Romania

Informazioni tesi

  Autore: Federica Lugani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Angela Tagini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 31

Questa ricerca ha lo scopo di illustrare le principali conseguenze dell’abbandono in orfanotrofio sullo sviluppo fisico e psichico del bambino. In particolare, essa raccoglie i dati delle ricerche effettuate più di recente negli istituti in Romania e nel contesto adottivo; sono numerosi infatti in questo paese i bambini che hanno vissuto o vivono tuttora in orfanotrofio.
Gli studi riportano, nella maggior parte dei casi, problemi di salute, deficit cognitivi, ritardi nel linguaggio, disturbi comportamentali, ritardi nello sviluppo e disturbi di attaccamento. Questi ultimi in particolare, sono stati rilevati in larga misura nei bambini che hanno trascorso il periodo della prima infanzia in orfanotrofio. La mancata costruzione di una relazione di attaccamento con un caregiver preferito e l’inadeguatezza delle cure spesso sperimentate in questi contesti, hanno infatti notevoli ricadute sullo sviluppo socio-emotivo del bambino, come dimostrato dagli studi sul disturbo reattivo di attaccamento.
Se l’esperienza in orfanotrofio rischia di compromettere il normale sviluppo del bambino, è anche vero però che vi sono al giorno d’oggi alcune concrete possibilità di intervento e di miglioramento della qualità della vita. In particolare, diverse ricerche riportano che cure efficaci nelle famiglie adottive aiutano il bambino nella crescita e lo supportano nella costruzione di relazioni significative. L’efficacia dell’intervento dipende molto dalle differenze individuali, dall’intensità e dalla lunghezza del periodo trascorso in orfanotrofio, tuttavia questo costituisce solo in parte un ostacolo ai trattamenti, e stimola la ricerca di modalità più adeguate di supporto al contesto di crescita del bambino.

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_________________________________________________________________INTRODUZIONE INTRODUZIONE L’abbandono minorile è un fenomeno molto diffuso al giorno d’oggi, tanto da costituire una vera e propria emergenza umanitaria su scala mondiale. Infatti, almeno 145 milioni di bambini sono orfani solo nel cosiddetto Sud del Mondo (stando alle stime e statistiche ufficiali), di cui 1.5 milioni nell’Est Europa, 87.6 milioni in Asia, 43.4 milioni in Africa Sub-sahariana, 12.4 milioni in America Latina e Caraibi (UNICEF 2003, in Baldo 2007). Una contaminazione dalle cause molteplici (basse condizioni socio-economiche, fattori storico-culturali e di ordine educativo, fattori sanitari e geopolitici) che riguarda sia i paesi in via di sviluppo che i moderni paesi industrializzati. Si tratta di un fenomeno storicamente p resente in ogni società umana, eppure rimasto sostanzialmente sommerso e marginale a livello nazionale e internazionale, da un punto di vista conoscitivo (carenza di analisi e dati aggiornati ed attendibili) e da un punto di vista culturale (sensibilità diffusa al problema). L’abbandono, oltre alle numerose conseguenze sul piano culturale e sociale, prima di tutto provoca gravi ricadute sul piano individuale: studi suggeriscono che i minori abbandonati soffrano di problemi medici e psichici, e che questi permangano a lungo e si sviluppino nel contesto di crescita. Questo lavoro prenderà in esame tali effetti, concentrandosi sul piano psichico e in particolare sui disturbi di attaccamento riscontrati dai bambini abbandonati nei numerosi istituti ancora vigenti in Romania. Dalla caduta del regime di Ceauçescu ad oggi, stime dimostrano che, nonostante le politiche sociali siano intervenute sul problema abbandono, le misure di prevenzione o di riduzione dell’istituzionalizzazione messe in atto non sono state tali da impedire che ancora nel 2004 ci fossero più di 83000 bambini alloggiati in istituti o case-famiglia. (Tomescu-Dubrow, 2005). Le cause di questo, secondo Irina Tomescu-Dubrow (2005), sono attribuibili, da un lato, alla trasformazione economica: la disoccupazione dovuta al generale ridimensionamento e chiusura dell’impresa statale ha portato molte famiglie all’estrema povertà. Dall’altro, l’insufficiente preparazione alla pianificazione e gestione familiare, nonché l’idea ancora radicata dei figli come responsabilità diretta dello Stato, hanno portato al graduale impoverimento del ruolo educativo genitoriale.Oggi, la popolazione minorile della Romania e’ di quasi 5.600.000 persone di cui 1,5% risulta essere sotto la responsabilità del servizio Pubblico Specializzato per la Protezione del Bambino (Autorità Nazionale per la Protezione del Bambino e Adozione - ottobre 2003, in Baldo 2007). Nel rispetto delle condizioni per l’entrata nell’Unione Europea, il governo ha iniziato a chiudere gli istituti e a promuovere l’apertura di Case Famiglia, gruppi appartamento e Centri di Affidamento pubblici e privati. Nonostante i grandi interventi delle politiche sociali, la situazione 2

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