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Il laboratorio di farmacologia clinica nel monitoraggio della terapia immunosoppressiva

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Carfì
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze biologiche
  Relatore: Giuseppa Pennisi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

L'elaborato descrive l'importanza del monitoraggio della terapia immunosoppressiva (in pazienti soggetti a trapianto renale nello specifico). La terapia immunosoppressiva, che si avvale principalmente dell'uso di farmaci immunosoppressivi, è indispensabile come cura post-trapianto perchè evita reazioni di rigetto dell'organo trapiantato, altrimenti riconosciuto come 'non-self' dall'organismo ricevente. Nonostante la terapia immunosoppressiva è necessaria per il buon esito del trapianto, essa comporta notevoli rischi come tossicità, neoplasie, aumento di infezioni... Pertanto bisogna monitorare tale terapia (quantità di farmaco nel sangue) per permettere al clinico di somministrare la giusta dose di farmaco, in modo che questa risulti non troppo bassa da non essere efficace e non troppo alta da essere tossica per l'organismo. Vengono decritte alcune tecniche di immunodosaggi.

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INTRODUZIONE I soggetti che hanno subìto un trapianto d'organo devono necessariamente seguire una terapia post-trapianto, detta anche terapia antirigetto proprio perché ha l'obiettivo di evitare una reazione di rigetto dell'organo trapiantato. Questa prevede principalmente l'uso di farmaci immunosoppressori i quali, interagendo attraverso diversi meccanismi d'azione con il sistema immunitario dell'organismo, riducono o bloccano la risposta che riconosce l'organo in questione come un corpo estraneo (non-self) e lo attacca, provocandone il rigetto. Possiamo affermare che non esiste trapianto senza terapia immunosoppressiva . La terapia immunosoppressiva è estremamente importante per il buon esito del trapianto ma, purtroppo, comporta rischi di non poco conto come tossicità d'organo, aumento di infezioni, di neoplasie e di patologie cardiovascolari. Dagli anni ’60 vi sono stati sensibili progressi in questo campo, principalmente grazie allo sviluppo di farmaci immunosoppressori più sicuri ed efficaci, capaci di prevenire e controllare il rigetto. Nel 1962, l'associazione di azatioprina e corticosteroidi si è dimostrata il primo regime immunosoppressivo clinicamente efficace dopo trapianto renale ed è ancora utilizzato in alcuni pazienti. L'introduzione nel 1978 della ciclosporina, immunosoppressore specifico e non mielotossico, ha permesso di passare dal piano della ricerca a quello della pratica clinica ed ha contribuito in modo determinante al successo del trapianto d'organo. Miglioramenti nel controllo del rigetto sono stati possibili grazie alle nuove conoscenze sulla complessità del sistema immunitario e degli eventi che costituiscono il fenomeno del rigetto. La nuova classe di farmaci immunosoppressori usati nei trapianti d'organo è rappresentata dai così detti mTOR (rapamicina ed everolimus), i quali presentano un'ottima efficacia antirigetto con una minore esposizione dei pazienti ai più comuni effetti collaterali degli altri farmaci immunosoppressori. 1

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Parole chiave

trapianto
terapia immunosoppressiva
farmaci immunosoppressori
immunodosaggi

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