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Il rischio di reputazione nelle banche: gestione, regolamentazione e casi

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Biasoli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Economia
  Corso: Finanza
  Relatore: Rossella Locatelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 146

La reputazione nel settore bancario è attualmente più importante che mai. La crisi finanziaria più grave del dopoguerra, infatti ha riproposto con forza il tema della fiducia, concetto intrinseco al tema della reputazione stessa. Riuscire oggi a garantire un eccellente livello reputazionale non solo riduce il rischio di deludere le aspettative dei clienti, ma permette anche di fronteggiare più agevolmente le difficoltà legate all'attuale situazione economica. La reputazione rivestirà un ruolo sempre più importante nel futuro delle aziende al punto che come è evidenziato già negli USA, in alcuni settori (auto in primis, arredamento), prima ancora del prezzo la “qualità” del prodotto intesa come somma di fattori intangibili percepiti dagli stakeholder, il principale criterio di scelta dei consumatori. Il rischio reputazionale assume maggior importanza per gli intermediari finanziari, un settore di mercato che fonda il suo business sul rapporto fiduciario con la clientela, condizione essenziale per l'esistenza stessa dell'intero sistema bancario. Tutto ciò porterebbe a maggiori investimenti in questa direzione con l'adozione di comportamenti virtuosi e l'utilizzo di politiche di responsabilità sociale, che si tradurrebbero in costi pluriennali al fine di mantenere e poi di incrementare un vantaggio competitivo sui principali concorrenti. Per accontentare gli stakeholder esterni (clienti), si rischia di deludere gli stakeholder interni (azionisti) che vedrebbero di conseguenza ridotti gli utili e la loro remunerazione del capitale investito. I grandi investitori (fondi speculativi e Fondazioni) sono orientati verso una redditività della gestione soprattutto a breve termine ed inoltre, come scrive Donato Masciandro non si sono resi ancora conto dell'asimmetria tra il pay-off del settore bancario rispetto a quello di un'azienda di un altro settore con uguali caratteristiche di solidità e di generazione di flussi di cassa (es. utilities). Il nodo della redditività condiziona fortemente ogni politica o atteggiamento sociale. La crescita della pressione sui risultati a breve termine porta inevitabilmente ad una politica “aggressiva” sulla clientela con l'adozione di budget ambiziosi, che per essere centrati comportano l'allentamento dei controlli sulla compliance, con possibili sanzioni reputazionali. Ecco perché in un mercato globalizzato è essenziale riuscire a prendere consapevolezza esattamente del rischio reputazionale al fine di mitigarne le conseguenze negative, implementare misure efficaci compatibili con i costi da sostenere e le direttive degli azionisti. Questo compito non facile evidenzia la qualità e la capacità del management, che unito alla lungimiranza dei soci rappresenta un ulteriore asset che influenza sensibilmente la reputazione aziendale. La crisi di credibilità che colpisce l'intero comparto è un'emergenza che spicca perché colpisce in maniera trasversale la percezione collettiva, sia dei piccoli che dei grandi investitori. Il problema della reputazione tocca soprattutto le grandi istituzioni, comprese le società di rating ritenute fino a poco tempo fa una garanzia di serietà. Nell'attuale contesto è in atto la mutazione dei componenti dei rischi bancari, con riduzione accentuata di quelli di credito a favore degli operativi, legali e di reputazione, a causa della sempre più convinta partecipazione delle banche al profittevole nuovo business di investment banking (creazione di strumenti finanziari complessi, organizzazione di veicoli di investimento collettivo e servizi di consulenza e collocamento). Diventa pertanto indifferibile affrontare questo fattore di rischio senza tentennamenti o ritardi di sorta, pena la messa in discussione della possibilità di rimanere sul mercato. Una delle maggiori cause del rischio reputazionale è da ricercarsi nell'asimmetria informativa dei mercati. A questo problema ci viene in aiuto una serie di norme emanate dall'Autorità di Vigilanza, finalizzate ad incentivare negli intermediari comportamenti virtuosi, in grado di eliminare o quantomeno ridurre le cause di rischio e, di conseguenza, di contenzioso con la clientela. Ed è in questo ambito che focalizzerò la mia tesi, con l'intento di offrire un piccolo contributo personale al vivace dibattito in corso da parte di illustri economisti, in una letteratura limitata a motivo degli studi relativamente giovani della materia, legati alla riscoperta di questo tema, consapevole di non riuscire a fornire una visione esaustiva ma mettendo tutto l'impegno per renderla il più possibile completa. Prima di emettere qualsiasi giudizio o opinione, è opportuno documentarsi conoscendo a fondo la materia.

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Introduzione La reputazione nel settore bancario è attualmente più importante che mai. La crisi finanziaria più grave del dopoguerra, infatti ha riproposto con forza il tema della fiducia, concetto intrinseco al tema della reputazione stessa. Riuscire oggi a garantire un eccellente livello reputazionale non solo riduce il rischio di deludere le aspettative dei clienti, ma permette anche di fronteggiare più agevolmente le difficoltà legate all'attuale situazione economica. La reputazione rivestirà un ruolo sempre più importante nel futuro delle aziende al punto che come è evidenziato già negli USA, in alcuni settori (auto in primis, arredamento), prima ancora del prezzo la “qualità” del prodotto intesa come somma di fattori intangibili percepiti dagli stakeholder , il principale criterio di scelta dei consumatori. Il rischio reputazionale assume maggior importanza per gli intermediari finanziari, un settore di mercato che fonda il suo business sul rapporto fiduciario con la clientela, condizione essenziale per l'esistenza stessa dell'intero sistema bancario. Tutto ciò porterebbe a maggiori investimenti in questa direzione con l'adozione di comportamenti virtuosi e l'utilizzo di politiche di responsabilità sociale, che si tradurrebbero in costi pluriennali al fine di mantenere e poi di incrementare un vantaggio competitivo sui principali concorrenti. Per accontentare gli stakeholder esterni (clienti), si rischia di deludere gli stakeholder interni (azionisti) che vedrebbero di conseguenza ridotti gli utili e la loro remunerazione del capitale investito. I grandi investitori (fondi speculativi e Fondazioni) sono orientati verso una redditività della gestione soprattutto a breve termine ed inoltre, come scrive Donato Masciandro non si sono resi ancora conto dell'asimmetria tra il pay-off del settore bancario rispetto a quello di un'azienda di un altro settore con uguali caratteristiche di solidità e di generazione di flussi di cassa (es. utilities ). Il nodo della redditività condiziona fortemente ogni politica o atteggiamento sociale. La crescita della pressione sui risultati a breve termine porta inevitabilmente ad una politica “aggressiva” sulla clientela con l'adozione di budget ambiziosi, che per essere centrati comportano l'allentamento dei controlli sulla compliance, con possibili sanzioni reputazionali. Ecco perché in un mercato globalizzato è essenziale riuscire a prendere consapevolezza esattamente del rischio reputazionale al fine di mitigarne le conseguenze negative, implementare misure efficaci compatibili con i costi da sostenere e le direttive degli azionisti. Questo compito non facile evidenzia la qualità e la capacità del management , che unito alla lungimiranza dei soci rappresenta un ulteriore a sset che influenza sensibilmente la reputazione aziendale. La crisi di credibilità che colpisce l'intero comparto è un'emergenza che spicca perché colpisce in maniera trasversale la percezione collettiva, sia dei piccoli che dei grandi investitori. Il problema della reputazione tocca soprattutto le grandi istituzioni, comprese le società di rating ritenute fino a poco tempo fa una garanzia di serietà. Nell'attuale contesto è in atto la mutazione dei 5

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