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Mark to market e Up-front nei contratti derivati su tassi di interesse

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Rodelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Matteo De Poli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 183

Introduzione sulla situazione attuale e diffusione dei derivati. Il concetto di derivazione e la compenetrazione istituzionale tra contratto e strumento generato. Le finalità per le quali si può accedere agli strumenti derivati. La categoria degli swap e gli interest rate swap: dispute dottrinali su alcuni profili essenziali. Le problematiche della contrattazione OTC.
Le funzioni di garanzia, informazione-monitoraggio e stima del mark-to-market. Le problematiche civilistiche in ordine alla sua determinazione unilaterale e alla presenza di riferimenti nel contratto dei metodi di calcolo utilizzati. Il concetto di fair value e la nullità del valore del contratto alla stipula. Dibattito tra operatori e concezione di efficienza inversamente proporzionale all'informazione resa. Approccio probabilistico dello Schema di Regolamento Ministeriale.
Fase di rinegoziazione degli strumenti. Compensazione del debito di chiusura o corresponsione iniziale di una somma. Dibattito sulla natura dell'up-front: finanziamento tradizionale o atipico, anticipazione e caratteristiche della prestazione restitutoria. Mispricing e commissioni implicite: incidenza sulla causa dello swap. Profili penali dell'usura e della truffa.

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I NTRODUZIONE Nel 2002 uno tra i più famosi uomini d'affari del pianeta, mr . Warren Buffett, si esprimeva nei confronti degli strumenti derivati definendoli “armi finanziarie di distruzione di massa” 1 . L'inquadramento fortemente pessimista proposto sembrerebbe essere stato avvalorato dai fatti della recente crisi dei mutui subprime , nella quale (non è comunque questa la sede per una, sovente inopportuna, semplificazione) la massiccia circolazione di prodotti altamente rischiosi, imperscrutabili quanto al contenuto e del tutto svincolati dalle operazioni sottostanti, ha alimentato la nota catena di effetti disastrosi per investitori, investment banks e sistema nel suo complesso. Tuttavia, un approccio scientifico alla materia sconsiglia di classificare o giudicare uno strumento per i danni che ne può causare (o ne ha effettivamente causato) un uso distorto. Il fatto che i credit default swap siano stati impiegati dagli intermediari per svolgere attività di fatto assicurative anche oltre i parametri di vigilanza prescritti, rappresenta sicuramente un'ipotesi di cattivo uso: non per questo lo strumento merita una integrale censura, potendo in potenza soddisfare esigenze di allocazione del rischio di controparte. Stesso discorso vale per quanto accaduto in Italia con gli interest rate swap 2 , presentati come lo strumento non plus ultra per la gestione delle esposizioni debitorie (verso le banche o la Cassa Depositi e Prestiti): si è assistito ad un'opera di collocazione intensiva, indiscriminata ed in molti casi illecita, perché effettuata in violazione dei presidi di diligenza, correttezza e 1 “ The derivatives genie is now well out of the bottle, and these instruments will almost certainly multiply in variety and number until some event makes their toxicity clear. […] In our view, however, derivatives are financial weapons of mass destruction, carrying dangers that, while now latent, are potentially lethal”. - da Berkshire Hathaway Inc. 2002 Annual Report , in berkshirehathaway.com. 2 Cfr., seppure in termini necessariamente giornalistici, Report “ Il banco vince sempre ” del 14.10.07 e “Speculando si impara ” del 8.4.08.

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Parole chiave

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conflitto di interessi
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mark-to-market
interest rate swap
rinegoziazione
mispricing
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up-front
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