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Organizzazioni di Significati. Scoprire gli Arcipelaghi di senso attraverso i bisogni conoscitivi degli studenti.

Informazioni tesi

  Autore: Simone Donati
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia delle Organizzazioni e dei Servizi
  Relatore: Carlo Bucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 193

Introduzione
La cultura, nell’ottica del Simbolismo Organizzativo, rappresenta il fattore attraverso il quale l’organizzazione esprime sé stessa e grazie al quale le interpretazioni, le modalità relazionali e comportamentali dei suoi membri vengono negoziate e costruite. Possedere Modelli Interpretativi e Moduli Operativi (C.Bucci, P. Valpiani 204) comuni o in parte sovrapponibili, consente ai diversi attori organizzativi di creare reciproco adattamento e integrazione organizzativa. Per il Simbolismo Organizzativo (P. Gagliardi 1995) la cultura deve essere letta al plurale. Differenziazioni strutturali interne, introduzione di nuove tecnologie e risorse umane, presenza di differenti Paradigmi Organizzativi, sono solo alcuni dei fattori che determinano la frammentazione culturale di un’organizzazione, gettando i semi per la nascita di sottoculture organizzative. Queste ultime sono spesso generate da conflitti organizzativi latenti che trovano espressione in storie, miti, saghe e leggende (J. Van. Maanen, in Gagliardi 1995) organizzative.

Scopo del nostro studio è stato appunto quello di ricercare in un gruppo di 182 studenti, le espressioni di differenze e/o similitudini culturali. In sostanza, conoscere i Modelli Interpretativi adottati in una certa sottocultura organizzative, ci avrebbe consentito una lettura più ampia del senso che gli attori organizzativi attribuiscono ai loro comportamenti organizzativi.

Metodo
Per l’esplorazione dei contenuti culturali degli studenti, ci si è avvalsi di un questionario a domande aperte per indagare i progetti professionali degli studenti. Il materiale testuale raccolto è stato codificato seguendo la logica induttiva della Grounded Theory (B.G. Glaser e A.I. Strauss, in G. Mantovani 2003) dal quale si è ricavato lo schema di codifica necessario per la raccolta dei Contenuti: schema di codifica che è stato sottoposto al test dell’Affidabilità del K di Cohen (k= 0,79) utilizzando due studenti come giudici indipendenti. Tramite il software Nvivo7 e lo schema di codifica realizzato è stata di una matrice di tipo booleano: partecipanti * categorie di significato dello schema. Tramite la matrice sono stati rappresentati i pattern di risposta di ogni studente al questionario: i profili così prodotti, denominati Profili di Significato, sono stati importati nel Software Spss13 per essere sottoposti a TwoStep Cluster Analysis con test del Chi-Quadro con significatività del 95%. L’analisi ci ha restituito 4 macrotipologie di profili di significato I che sono stati interpretati e denominati nelle 4 seguenti “Organizzazioni di Significati”: i Diversamente Orientati; i Tecnicamente Applicati; i Trasversalmente Applicati; i Trasversalmente Tecnici. Le Organizzazioni di Significati sono state poi sottoposte a 2 tipologie di analisi statistica: la prima per esplorare differenze (test Anova One Way) e correlazioni (test di Pearson) salienti tra e nei gruppi, in termini di: atteggiamenti, orientamenti, soddisfazione e difficoltà percepite, autovalutazione delle proprie competenze informatiche; la seconda analisi è stata utilizzata per scoprire associazioni significative tra appartenenza dello studente ad una certa Organizzazioni di Significati e appartenenza ad altri gruppi Sociali e/o Organizzativi (Tavole di Contingenza con test del Chi-Quadro e test di associazione di Lambda). Quest’ultima analisi ci ha consentito di verificare la presenza di alcune associazioni significative, che legavano le Organizzazioni di Significati all’appartenenza dello studente a certe Facoltà e Corsi di Laurea. Contestualizzare le Organizzazioni di Significati ci ha permesso di evidenziare come certi modelli interpretativi si concentrino in certi ambiti organizzativi, portandoci ad ipotizzare che i gruppi di significato trovati possono essere definiti come vere e proprie sottoculture studentesche.

In fine, ci siamo permessi di avanzare alcune ipotesi di miglioramento/cambiamento organizzativo. Nello specifico, abbiamo ricercato in letteratura esempi d’intervento pratico implementati per migliorare le relazioni tra cultura e sottoculture organizzative e apprendimento/i individuali ed organizzativi. A nostro avviso, le Comunità di Pratica proposte e promosse da E. Wenger (2006) sembrano poter rispondere in parte ai bisogni di senso espressi dagli studenti nelle loro storie d’apprendimento. Nello specifico la costituzione di Comunità di Pratica on-line, come quelle implementate da Xerox, sembrano un’interessante innovazione utile per favorire l’adattamento attivo degli studenti ai processi formativi di Facoltà e Corsi di Studio, attraverso lo scambio, creazione e condivisione di competenze nell’ottica di un apprendimento organizzativo continuo.

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Introduzione L’interesse per le tematiche di stampo sociale e umanistico mi ha coinvolto nello studio della Psicologia, disciplina che dagli inizi dell’900 ha intrapreso una lunga, e non semplice, strada verso l’emancipazione e l’affermazione come scienza. Alle soglie del XXI secolo, la Psicologia si trova di fronte ad una scelta difficilissima per complessità e possibili sviluppi. La scelta in questione non proviene direttamente dal suo interno, ma piuttosto deriva da richieste nate in un periodo di grandi mutamenti sociali e tecnologici che hanno interessato diversi paradigmi scientifici e hanno portato alla relativizzazione di molti dei saperi su cui essi stessi si basano (T.S.Kuhn 1970). L’interrogativo a cui oggi le scienze cercano di rispondere, non riguarda più solo la correttezza scientifica di un’affermazione, una teoria o un modello, ma quanto la conoscenza generata e raffinata attraverso metodi scientifici possa portare valore e risposta a bisogni sociali, umani ed economico-produttivo. Ci si chiede in sostanza, quanto il sapere di cui ognuno di noi è portatore possa garantire ed aggiungere valore a ciò che si produce, sia esso un bene o un servizio, un artefatto materiale o immateriale come un concetto, un’idea o una teoria. In quest’ottica la Psicologia ha trovato un altro ostacolo importante, cioè quello di guardare all’interno del patrimonio di conoscenze, teorie, tecniche e metodi di cui essa è portatrice per riconoscere e selezionare quelli/quelle che maggiormente possono garantire e contribuire alla creazione di valore per la società. Allo stesso tempo la società, attraverso i suoi stakeholdersr, indica alla Psicologia quali sono le aspettative ed i bisogni di conoscenza che sta cercando di soddisfare. Con sempre maggiore pressione, oggi la società chiede alle persone che si sono fatte custodi e promotrici della scienza di scendere in campo e di condividere i saperi e le conoscenze che anni di ricerca e scoperte scientifiche hanno prodotto e organizzato. Obiettivo sempre più cogente per le Università diventa quello di aprirsi e riorganizzarsi per entrare in relazione sempre più sinergica con il “mondo fuori”, con il caos di conoscenze, pratiche e comunicazioni che lì esistono. La sfida che quest’incontro pone al mondo accademico è quella di un vero e proprio cambiamento culturale, strutturale ed organizzativo degli Atenei. In questa prospettiva si colloca il mio lavoro di tesi. 3

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