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Archivio notarile di Udine: riordinamento e inventariazione della serie ''Indici dei contraenti'' (sec. XIX) conservata presso l'Archivio di Stato di Udine

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Maria Barbaro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali
  Relatore: Ugo Falcone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

Il presente lavoro dopo un'introduzione storica del Friuli del XIX secolo e relativa alla storia del notariato e all'istituzione di luoghi atti ad accogliere gli atti redatti dai notai (Archivi generali notarili)poi Archivi Distrettuali Notarili. Tali istituti nacquero per volontà di Napoleone Bonaparte, in particolare la storia della documentazione dell'Archivio Notarile Distrettuale di Udine fu molto travagliata a causa dei continui spostamenti di sede e della II guerra mondiale, determinando una dispersione e distruzione del materiale.
L'indice dei contraenti era uno strumento che favoriva un criterio in più per le ricerche (il nome dei contraenti), nell'elaborato figurano tutte le località indicate nei 131 volumi dai quali è stato realizzato il presente lavoro.

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- 5 - INTRODUZIONE STORICA Nel corso del XV secolo, la Repubblica veneta iniziò la propria espansione verso la terraferma veneta e friulana: infatti, durante lo scontro tra Venezia e l’imperatore d’Ungheria Sigismondo, contro il quale la Serenissima si era impegnata in una campagna militare, iniziata nel 1418 e conclusasi nel 1420, l’esito finale fu la conquista del Friuli da parte veneta 1 . I vari territori sottomessi dalla Serenissima Repubblica determinarono la formazione di uno Stato notevolmente importante a livello europeo, sia in campo economico che militare. Venezia era suddivisa in Stato da Terra, ripartito in dodici zone territoriali: padovano, vicentino, bellunese, veronese, bresciano, bergamasco, cremasco, feltrino, trevigiano, polesine, il Friuli e l’Istria. All’interno di quei territori, le zone di confine avevano ottenuto una certa indipendenza dalla città- capoluogo 2 . Altra ripartizione dei territori veneziani era quella dello Stato da Mar, con centro a Zara; la Serenissima aveva seguito lo sviluppo delle colonie greche: la madrepatria si accresceva intorno a centri di rilevante interesse commerciale e militare, che seguivano l’organizzazione dello stato d’origine 3 . L’occupazione del Friuli risultò strategicamente molto importante per Venezia: quella regione infatti, rappresentava la cerniera tra Veneto e Stiria, Carinzia, Vienna, Breslavia, fino a Cracovia; grazie a tale annessione la Serenissima si era garantita sbocchi nelle grandi vie commerciali, oltre ad assicurarsi una più efficace difesa dei possedimenti in terraferma 4 . Nel 1516, a seguito della stipulazione del trattato di Noyon, la Repubblica di San Marco perdeva l’alta valle del fiume Isonzo a favore della contea di Gradisca e Isonzo, asburgica, mentre Monfalcone rimaneva veneta. L’organizzazione dei territori conquistati da Venezia prevedeva che venissero inviati nei territori due nobili veneziani: il Podestà o Pretore, che generalmente aveva competenze in materia civile, ed il Capitano o Prefetto che svolgeva funzioni militari. In alcune città, un esempio su tutti è rappresentato da Udine, si provvide alla nomina di governatori. I rapporti tra la Serenissima e le province apparentemente erano rimasti immutati, in realtà gli statuti delle varie realtà territoriali subirono delle trasformazioni sancite dal Senato veneto; i cambiamenti apportati determinarono un maggior accentramento del potere da parte di Venezia. 1 ALVISE ZORZI, Una città, una Repubblica, un Impero Venezia 697-1797, Milano, Arnoldo Mondadori, 1980, p. 250. 2 IVONE CACCIAVILLANI, Le autonomie locali nella Serenissima, Limena, Signum Verde, 1998, pp. 25-26. 3 WILLIAM HARDY MCNEIL, Venezia il cardine d’Europa 1081-1797, Roma, il Veltro, 1978, p. 56. 4 PIER SILVERIO LEICHT, Breve storia del Friuli, a cura di Carlo Guido Mor, Udine, Libreria editrice Aquileia, 1970, p.195.

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