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Una, nessuna, centomila. Lo sviluppo delle intelligenze in bambini della scuola dell'infanzia e primaria

Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Gargano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Monica Mollo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

Nel mio lavoro ho analizzato come la teoria delle intelligenze multiple si pone quale strumento potente ed efficace per riconoscere le potenzialità degli studenti, diversificare l’azione formativa e garantire a ognuno opportunità di successo.
La cornice teorica di questa tesi riprende le più autorevoli teorie che hanno cercato di spiegare come avvenga lo sviluppo cognitivo nel bambino. In particolare Jean Piaget afferma che l’individuo nasce capace di interagire con il mondo, rispondendo alle sollecitazioni dell’ambiente, promuovendo il proprio sviluppo e propone un’articolazione tra l’attività mentale e l’ambiente, parlando così di conflitto cognitivo, un conflitto intraindividuale tra la mente e l’ambiente. Per ridurre tale tensione, mette in atto strategie specifiche di soluzione che permettevano di integrare l’ambiente alla mente, raggiungendo così l’equilibrio per mezzo di funzioni immutabili quali l’assimilazione e l’accomodamento. Per Piaget dunque l’intelligenza è proprio una forma di adattamento all’ambiente. Ad opporsi a tale idea fu quella che oggi è definita come “psicologia sociale genetica” che dimostrava il ruolo centrale delle interazioni sociali nello sviluppo cognitivo, inaugurando una prospettiva teorica nuova che vedeva la conoscenza costruirsi nel sociale. Nasceva così il costruzionismo sociale con il quale si ha il passaggio da “conflitto cognitivo” a “conflitto socio-cognitivo”.
Jerome Bruner sostiene che sia la cultura l’elemento fondamentale per la costruzione della mente. Vi sono nel patrimonio genetico del bambino precise capacità che devono essere esercitate mediante gli strumenti fornitigli dalla cultura e il linguaggio è lo strumento principale che permette all’individuo di conoscere, interpretare, negoziare significati .
Howard Gardner introdusse la teoria delle intelligenze multiple secondo la quale non vi è una facoltà comune di intelligenza ma diverse sue forme, ognuna indipendente dalle altre. A tal proposito parla di sette tipi di intelligenza: l’intelligenza linguistica, l’intelligenza musicale, l’intelligenza logico-matematica, l’intelligenza spaziale, l’intelligenza cinestesico-corporea, l’intelligenza interpersonale e l’intelligenza intrapersonale. Attualmente il numero delle intelligenze è salito a nove, comprendendo anche l’intelligenza naturalistica e l’intelligenza esistenziale.
È importante, quindi, tener presente che avere come punto di riferimento la teoria delle intelligenze multiple consente di avere variegati modi di avvicinarsi e conoscere meglio gli studenti, rivolgendo l’attenzione alle differenze nei processi apprenditivi e considerando le diversità come risorse.
La ricerca, condotta in questo lavoro, presso l’VIII circolo didattico “Don Milani” di Salerno, è finalizzata a verificare come diverse abilità cognitive possano comparire, maturare, rimanere invariate o sparire nel passaggio dalla scuola dell’infanzia a quella primaria.
La ricerca ha adoperato una serie di prove che hanno permesso di indagare, in particolare, l’area grafico-pittorica, l’area linguistica, l’area musicale, l’area motoria.
Hanno preso parte alla ricerca 59 bambini dell’VIII circolo didattico “Don Milani” di Salerno dei quali 15 bambini frequentanti l’ultimo anno della scuola dell’infanzia ( dai 4 ai 5 anni); 44 bambini appartenenti al primo ciclo della scuola primaria e rispettivamente 22 bambini della prima classe ( dai 5 ai 6 anni) e 22 bambini della seconda classe primaria (dai 6 ai 7 anni).
I dati sono stati raccolti utilizzando una batteria di prove, divise in prove collettive (il disegno dell’omino) e prove individuali (prassie imitative; riproduzione di strutture ritmiche; riproduzione verbale di un racconto; riconoscimento di parole nella frase (scuola primaria); riconoscimento di lettere (scuola dell’infanzia).
L’analisi dei dati mi ha permesso di concludere che non vi è nessuna abilità in particolare che progredisce o meno nel passaggio da un ciclo di studio ad un altro ne sono tanto il fattore età, il fattore classe, il fattore genere ad influire sul rendimento nelle prove dei bambini. Ciò che influisce è il singolo individuo che è costituito dalle sue abitudini, dai suoi spazi socio-culturali, dal suo mondo. Infatti, è stato possibile osservare come tutte le abilità osservate si sviluppino nel passaggio dalla scuola dell’infanzia al primo ciclo della scuola primaria ma è anche vero che vi è, in ogni classe, una minoranza in grado di raggiungere risultati elevati in determinate prove a prescindere dalla loro età.

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- 9 - INTRODUZIONE Il mio lavoro costituisce il punto di arrivo di un cammino di studi finalizzato al conseguimento della laurea in Scienze della Formazione dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Il titolo è una chiave di lettura per comprenderlo fino in fondo. Infatti il percorso che ha attraversato lo sviluppo cognitivo consiste in un’idea che si va man mano formando: la consapevolezza che l'intelligenza non è UNA ma esistono CENTOMILA sue forme ognuna indipendente dall’altra. Lo studio delle differenze individuali ha interessato da anni diversi ambiti, da quello emotivo a quello motivazionale ma, soprattutto, quello cognitivo. In quest’area ci si è interessati, attraverso i test d’intelligenza,alla misurazione e rilevazione di differenze quantitative, basandosi inizialmente su un concetto generale di intelligenza e, solo successivamente, in seguito a studiosi come Gardner, ci si è soffermati sullo studio di diverse abilità o intelligenze. Appare chiaro il tentativo di concentrare l’attenzione sempre più sulle caratteristiche che differenziano gli individui piuttosto che sui tratti comuni. Questa esigenza è nata dal fatto che il richiamo alle abilità generali delle persone non sembra sufficiente a rendere conto delle loro differenti prestazioni in compiti diversi. A partire, quindi, da studi che considerano l’intelligenza come unica abilità generale, si è assistito ad un proliferare di teorie che hanno volto lo sguardo a differenti modalità nell’elaborazione dell’informazione considerando, quindi, diverse abilità che caratterizzano ogni individuo. Da teorie uni fattoriali dell’intelligenza si è così passati ad una concezione di pluralità dell’intelligenza. Ciò che mi ha spinta a trattare questo argomento e ad approfondirlo mediante una ricerca trasversale sono stati la complessità del mondo contemporaneo e i variegati bisogni educativi degli alunni che richiedono alla scuola l’elaborazione di nuove strategie e modalità d’intervento al fine di personalizzare le proposte. Avere come punto di riferimento la teoria delle intelligenze multiple significa avere una molteplice prospettiva per

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