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Il regolamento dei piani di incentivazione a base azionaria: implicazioni nel bilancio delle società

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Marziali
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Nicola Pecchiari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

Le tecniche di retribuzione variabile, come mezzo di incentivazione, ed allo stesso tempo di fidelizzazione del top management, rappresentano un aspetto divenuto sempre più rilevante sia dal punto di vista strategico sia da quello della corporate governance. La pervasione di queste tecniche di remunerazione, infatti, risponde all'esigenza di combattere uno dei più sentiti problemi di governance delle imprese, nato in seno alla Teoria dell'Agenzia: il conflitto principal-agent. Questa nota teoria nel mondo della corporate governance vuole che l'obiettivo ideale sia quello di allineare i comportamenti del management (agent) con le aspettative degli azionisti (principal), incentivando scelte di creazione di valore in un orizzonte sia di breve che di lungo periodo. Fra gli strumenti più diffusi per raggiungere questo obiettivo di sicuro spiccano i piani di incentivazione basati su azioni, i quali, per definizione, prevedono che la remunerazione dei beneficiari sia calcolata rispetto alla quotazione del titolo azionario. La disciplina civilistica di questi piani, e di riflesso quella contabile e fiscale, è stata sempre scarsamente dettagliata sull'argomento. Nel nostro paese rari sono i riferimenti normativi: ricordiamo l'art. 2349 cc che regola l'assegnazione di "Azioni e strumenti finanziari a favore dei prestatori di lavoro" e l'art. 2441 cc comma 8 che prevede l'esclusione del diritto d'opzione per nuove emissioni di azioni in favore dei dipendenti. A livello contabile sempre l'art. 2349 prevedeva semplicemente che, al momento del regolamento, il capitale sociale fosse aumentato per mezzo delle riserve disponibili. L'arrivo degli IAS/IFRS nel 2005 ha fornito una visione del tutto rivoluzionaria: i piani di incentivazione del personale a base azionaria hanno natura di costo ed impattano di conseguenza sul reddito delle società. Questa trattazione andrà ad indagare circa la realizzazione monetaria di questi costi spesso definiti "costi figurativi". Verrà descritta inizialmente la struttura di un generico piano di incentivazione e, a seguire, la contabilizzazione introdotta dai principi internazionali. Sarà affrontato infine come le aziende scelgono di regolare questi piani, analizzando quali possono essere i fattori in grado di influenzare queste scelte con riferimento a problematiche contabili e di analisi di bilancio.

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Il regolamento dei piani di incentivazione a base azionaria: implicazioni nel bilancio delle società Introduzione Introduzione Introduzione Introduzione Le tecniche di retribuzione variabile come mezzo di incentivazione, ed allo stesso tempo di fidelizzazione, del top management rappresentano un aspetto divenuto sempre più rilevante sia dal punto di vista strategico sia da quello della corporate governance. La pervasione di queste tecniche di remunerazione, infatti, risponde all’esigenza di combattere uno dei più sentiti problemi di governance delle imprese, nato in seno alla Teoria dell’Agenzia: il conflitto principal-agent. Questa ben nota teoria nel mondo della corporate governance vuole che l’obiettivo ideale sia quello di allineare i comportamenti del management (agent) con le aspettative degli azionisti (principal), incentivando scelte di creazione di valore in un orizzonte sia di breve che di lungo periodo. Fra gli strumenti più diffusi per raggiungere questo obiettivo di sicuro spiccano i piani di incentivazione basati su azioni, i quali, per definizione, prevedono che la remunerazione dei beneficiari sia calcolata rispetto alla quotazione del titolo azionario. La disciplina civilistica di questi piani, e di riflesso quella contabile e fiscale, è stata sempre scarsamente dettagliata sull’argomento. Nel nostro paese rari sono i riferimenti normativi: ricordiamo l’art. 2349 cc che regola l’assegnazione di “Azioni e strumenti finanziari a favore dei prestatori di lavoro” e l’art. 2441 cc comma 8 che prevede l’esclusione del diritto d’opzione per nuove emissioni di azioni in favore dei dipendenti. A livello contabile sempre l’art. 2349 prevedeva semplicemente che, al momento del regolamento, il capitale sociale fosse aumentato per mezzo delle riserve disponibili. L’arrivo degli IAS/IFRS nel 2005 ha fornito una visione del tutto rivoluzionaria: i piani di incentivazione del personale a base azionaria hanno natura di costo ed impattano di conseguenza sul reddito delle società. Questa trattazione andrà ad indagare circa la realizzazione monetaria di tali costi spesso definiti “costi figurativi”. Verrà descritta inizialmente la struttura di un generico piano di incentivazione e, a seguire, la contabilizzazione introdotta dai principi internazionali. Infine, sarà affrontato come le aziende scelgono di regolare i piani di incentivazione, analizzando quali possono essere i fattori in grado di influenzare queste scelte con riferimento a problematiche contabili e di analisi di bilancio. 1

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