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Illuminazione e architettura: la luce elettrica alle esposizioni industriali di Torino del 1884 e del 1898

Informazioni tesi

  Autore: Marta Amione
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura per il restauro e valorizzazione del patrimonio
  Relatore: Annalisa Dameri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

Affrontando lo studio della città dell’Ottocento si rimane sorpresi del ruolo “illuminante”, neanche a dirlo, apportato dall’introduzione dei sistemi di illuminazione pubblica, in un primo momento a gas e in seguito elettrici: l’avvento dell’illuminazione pubblica ebbe conseguenze di carattere sociale e culturale, mutando definitivamente il rapporto dell’uomo con la città al calar del sole, per ripercuotersi infine anche sui sistemi di progettazione dello spazio pubblico urbano e dell’architettura privata.
La progettazione dei sistemi di illuminazione pubblica pose le basi per la costruzione della città contemporanea, andando a tessere una rete di servizi (acqua, luce, gas, mezzi pubblici) costituita da due maglie, una in superficie e una sotterranea. Sull’esempio di alcune città europee, Torino, a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, ebbe il primato per sperimentazione e singole dimostrazioni pubbliche in fatto di illuminazione pubblica, diventando anche la prima città a fondare una Società per fornire tale servizio. Curioso rimane il fatto che proprio a Torino, le sperimentazioni nel campo dell’illuminazione pubblica prendano spunto spesso e volentieri da eventi di natura celebrativa, commerciale o culturale: nessun evento però poté eguagliare l’occasione offerta dalle Esposizioni Industriali torinesi del 1884 e del 1898, in cui l’illuminazione elettrica non ebbe solo un ruolo accessorio, di mera illuminazione dei padiglioni, ma permise anche l’apertura delle manifestazioni in orario serale, cosa mai accaduta prima: offrì la possibilità di dimostrazioni di trasporto pubblico elettrificato e di funzionamento di ascensori, permise di intravedere i possibili sviluppi futuri delle comunicazioni via cavo e dedicò interi padiglioni alla nascente scienza dell’elettrotecnica, che proprio a Torino, grazie alla presenza di tecnici qualificati, chimici ed ingegneri, permise alle nuove tecnologie di diffondersi velocemente nell’uso comune

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6 Introduzione «Dall’altra parte della strada, ecco che il Paradiso delle signore accendeva nei suoi fondali le file delle fiammelle a gas […], attraverso i cristalli annebbiati trapelava un pullulare vago di luce, e quel che si scorgeva in confuso suscitava l’idea dell’interno di un opificio […], altro non si distingueva là in faccia che la neve delle trine, avvivata e fatta piø bianca dalla luce lattea di una sequenza di lumi a gas […], della grande città nera e zitta sotto l’acquata, della Parigi a lei sconosciuta, il Paradiso le sembrava un faro che ne conservasse, unico, la luce e la vita» 1 . Questi brevi frammenti di descrizione del grande magazzino commerciale, perno attorno a cui gravitano le vicende narrate da Emile Zolà in “Al Paradiso delle signore”, ci restituiscono l’immagine di una città ottocentesca intesa come un organismo in rapido mutamento, in cui, accanto alla necessità di funzionalità e decoro degli spazi pubblici, è in continuo aumento la richiesta di spazi di loisir per la borghesia, strutture cioè delimitate e concepite ad hoc, come passages, arcades e galeries commerciales, simbolo dell’operosità della nuova classe sociale e della sua idea di città contemporanea. Che cosa sarebbe potuto essere il grande magazzino parigino di Zolà, senza un adeguato sistema di illuminazione naturale, ma soprattutto per la prima volta artificiale, in grado di contribuire allo stupore arrecato al visitatore del negozio? Affrontando lo studio della città dell’Ottocento infatti, si rimane sorpresi del ruolo “illuminante”, neanche a dirlo, apportato dall’introduzione dei sistemi di illuminazione pubblica, in un primo momento a gas e in seguito elettrici: l’avvento dell’illuminazione pubblica ebbe conseguenze di carattere sociale e culturale, mutando definitivamente il rapporto dell’uomo con la città al calar del sole, per ripercuotersi infine anche sui sistemi di progettazione dello spazio pubblico urbano e dell’architettura privata. La progettazione dei sistemi di illuminazione pubblica pose le basi per la costruzione della città contemporanea, andando a tessere una rete di servizi (acqua, luce, gas, mezzi pubblici) costituita da due maglie, una in superficie e una sotterranea 2 . 1 Emile Zolà, Al Paradiso delle signore, Rizzoli, Milano, 2000, pp. 40 e 66 2 Guido Zucconi, La città dei nuovi impianti a rete, in Loretta Mozzoni, Stefano Santini (a cura di), Il mito del progresso e l’evoluzione tecnologica, atti del III° convegno di architettura (Jesi giug no 2000), Liguori, Napoli, 2003, pp. 71-82; Annalisa Dameri, La costruzione della città contemporanea: la rete dei servizi, in Annalisa Dameri Cantieri e professioni. Per una storia delle tecniche architettoniche e costruttive in Piemonte tra Otto e Novecento, Lulu, 2009, pp. 50-57; Guido Zucconi, Linee, reti e flussi, in Guido Zucconi La città dell’Ottocento, Laterza, Bari, 2010, pp. 69-89

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