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Comparazione delle traduzioni del romanzo ''Uno studio in rosso''

In questo lavoro ho analizzato le traduzioni scritte per il romanzo "Uno studio in rosso" dell'autore inglese Conan Doyle su Sherlock Holmes. Ho preso in esame tre traduzioni italiane scritte dal 1949 al 2009 e le ho messe a confronto per studiare e capire i motivi che sottostavano dietro ogni scelta traduttiva.

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10 INTRODUZIONE Credo che il modo migliore per capire a fondo la traduzione e tutte le teorie che sono state formulate e scritte a riguardo risieda nella pratica, osservando delle traduzioni. Questo è l’intento e la motivazione che mi hanno portato a voler analizzare tre delle diverse traduzioni che sono state scritte del romanzo Uno studio in rosso, e anche la curiosità di vedere quanto da uno stesso testo potessero scaturire versioni differenti tra loro. Dopo essermi dedicata per tre anni alla traduzione di tipi di testo diversi tra loro, dai più settoriali ai più letterari, ho voluto osservare e analizzare da vicino cosa volesse dire tradurre un testo famoso e importante come il primo romanzo di Conan Doyle su Sherlock Holmes. Ho scelto questa opera in quanto amante del genere giallo e in particolare del personaggio di Sherlock e della sua mentalità. È considerato forse il detective più famoso del mondo, che grazie alla semplice osservazione e alle straordinarie conoscenze che possiede, riesce a intuire il colpevole del delitto con una semplicità sconvolgente, soprattutto per gli altri detective che senza di lui non risolverebbero nemmeno un crimine. Sebbene questo primo romanzo non rappresenti uno dei casi più avvincenti del canone holmesiano, è importante perché ci viene presentato per la prima volta quest’uomo incredibile e sicuramente un po’ fuori dalle righe. Con questo lavoro cercherò di mostrare le innumerevoli scelte che si trova davanti un traduttore quando trasforma un testo nato in una cultura in un altro prodotto, fruibile a persone di un’altra cultura, i quali il più delle volte non conoscono la prima. È oltremodo difficile riuscire a ricreare lo stesso effetto che trasmette un romanzo in una determinata lingua a un determinato gruppo di persone, dato che oltre a cambiare la lingua, cambia la cultura associata ad essa. Non si tratta infatti di trovare l’equivalente italiano per ogni parola inglese presente nel libro, ma di far capire e provare ciò che il lettore inglese ha capito e provato quando ha letto l’originale. Oltre a questo aspetto, c’è da considerare il fatto che il romanzo in questione è nato attorno alla fine dell’Ottocento e che quindi c’è un distacco temporale rispetto alle edizioni prese in considerazione, che sono del 1949, del 1979 e del 2009. Inoltre mi incuriosiva anche osservare quanto potesse essere cambiato l’italiano nell’arco di 70 anni e quali espressioni in uso nel Novecento fossero ormai

Laurea liv.I

Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale

Autore: Arianna D'andrea Contatta »

Composta da 149 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 266 click dal 11/12/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.