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Immigrati e lavoro autonomo nella realtà milanese

Informazioni tesi

  Autore: Liliana Elena Tria
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Emilio Reyneri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

La tesi indaga su un fenomeno che sta conoscendo una notevole diffusione in tutta Italia, in special modo a Milano: la diffusione di attività autonome, per lo più di piccole dimensioni, gestite da immigrati extracomunitari. Vengono riportate le interpretazioni di molti studiosi sul fenomeno in questione e dati statistici relativi alla diffusione del fenomeno in Europa, in Italia, e a Milano.
Nella seconda parte del lavoro vengono invece analizzati i fattori che spingono molti immigrati ad intraprendere attività in proprio, viene analizzato il quadro normativo che in Italia regola la diffusione di attività autonome gestite da stranieri, e vengono individuati i problemi cui vanno incontro i lavoratori autonomi stranieri in Italia.
Nel penultimo capitolo viene presentata una ricerca effettuata sul campo, a Milano, che raccoglie sette interviste realizzate a lavoratori autonomi stranieri, e si conclude con un commento circa i risultati dell'indagine.
Infine, l'ultimo capitolo è dedicato alle prospettive future verso le quali andrà incontro il fenomeno dell'imprenditorialità etnica nel prossimo futuro.

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CAPITOLO PRIMO: FOCUS SUL FENOMENO 1.1 STUDI E RICERCHE SUL FENOMENO. L’immigrazione da sempre è un fattore strutturale importante per l’andamento economico dei paesi d‘accoglienza, soprattutto nelle regioni più sviluppate: l’ondata migratoria che popolò il mercato del lavoro europeo dalla seconda guerra mondiale agli anni ‘70, in seguito ad una forte domanda da parte delle aziende dei paesi dell’Europa del Nord, contribuì in maniera rilevante al loro sviluppo industriale. In questo periodo, la maggior parte degli immigrati si collocava nell’ambito del lavoro dipendente, mentre lo sviluppo di attività in proprio era più che altro intrapreso da immigrati già ben inseriti, molti dei quali di seconda generazione, che ambivano ad occupare posizioni migliori nella sfera sociale. Nel corso degli anni ’70, tuttavia, le situazioni lavorative degli immigrati divennero più articolate, e, in Europa, si cominciò ad affacciare in maniera non più sporadica sul mercato del lavoro europeo, una nuova figura, quella dell’imprenditore immigrato che, non puntava con la sua attività necessariamente ad un obiettivo di integrazione sociale, come poteva accadere fino agli inizi degli anni ’80, ma, anzi, spesso apparteneva a minoranze non molto integrate a livello culturale e sociale nel paese di accoglienza. Questa era una situazione che si verificava frequentemente già da tempo in un Paese come gli Stati Uniti, dove, già a partire dagli anni ’50, le attività imprenditoriali degli immigrati assunsero un ruolo rilevante nell’economia. E’ per questa ragione che in questo paese emerge una vasta letteratura sociologica e un acceso dibattito sull’imprenditorialità etnica, mentre in Europa si può parlare di un vero e proprio interesse sul fenomeno, attraverso ricerche e approfondimenti sociologici, solo a partire dagli anni ’90. Schematicamente è possibile classificare, secondo Ambrosini 1 , le diverse interpretazioni che emergono dai vari studi sul fenomeno, in due filoni: quello centrato sul versante dell’offerta e quello centrato sul versante della domanda. Il filone centrato sull’offerta, focalizza l’analisi sulle motivazioni e i processi di inserimento nel lavoro autonomo delle minoranze immigrate, mentre quello centrato sulla domanda, dedica maggiore attenzione alla struttura delle opportunità socio - economiche del paese di accoglienza nonché agli aspetti istituzionali che possono stimolare o meno la nascita di imprese in generale, in special modo etniche. Nell’ambito delle interpretazioni centrate sull’offerta, il primo filone di pensiero, l’approccio culturalista 2 , è costituito dalle teorie che attribuiscono grande importanza ai fattori culturali nella spiegazione dell’imprenditorialità, cioè al retroterra psicologico religioso, socioculturale e professionale che promuoverebbe in alcuni gruppi etnici più che in altri l’intraprendenza nelle attività autonome. 1 vedi AMBROSINI M. / “Immigrati imprenditori. Un fenomeno emergente nelle economie occidentali” / Stato e mercato - n.45, dicembre 1995. 2 vedi SANTI R. M. / “Un'indagine sul lavoro autonomo degli immigrati a Torino “ /IRES, 1994.

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sociologia del lavoro
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