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Le matrici di transizione per le aziende agricole nella regione di Lombardia e Emilia Romagna

La Quota Latte

Prima di iniziare con la descrizione dei punti cruciali dell'analisi delle aziende produttrici di latte in Lombardia ed Emilia Romagna, mi sembrava doveroso andare a mettere in luce una disciplina di fondamentale importanza, che influenza la produzione di latte di ogni Nazione Europea: La Quota Latte. Introdotta nel 1984, dalla Comunità Europea per fronteggiare le eccedenze produttive di latte, la Quota Latte è il tetto massimo produttivo previsto per gli allevatori di ciascun Paese, basato sulle quantità commercializzate in un periodo di riferimento. Il principio era quello d'imporre il rispetto dei limiti assegnati attraverso l'applicazione di una multa (prelievo supplementare) a carico dei soggetti che avessero commercializzato un quantitativo di latte eccedente la propria quantità di riferimento. Sono gli acquirenti di latte (latterie, caseifici, ecc.) a fungere da sostituti d'imposta: essi devono quindi monitorare le consegne di latte dei produttori propri conferenti e nel momento in cui questi ultimi superano la quota latte, devono trattenere – dall'importo che periodicamente liquidano ad essi come pagamento per il latte acquistato – il prelievo stabilito dalle norme comunitarie. La quota latte non è giuridicamente da intendersi come una concessione a produrre, in realtà l'allevatore può liberamente produrre e commercializzare latte o anche o prima dell'introduzione del regime del prelievo supplementare e può liberamente farlo dopo. A rigore, infatti, un allevatore può produrre e commercializzare latte anche oltre la propria quota, salvo avere la consapevolezza di incorrere, nel pagamento di un tributo (prelievo supplementare) molto elevato, fatto che rende fortemente anti – economica tale produzione. La disciplina della quota latte è stata rinegoziata il 18 novembre 2008 a Bruxelles, con significativi miglioramenti della situazione italiana. L'Italia ha ottenuto un aumento della quota di produzione del 5%. L'accordo prevede anche una revisione del metodo di calcolo della materia grassa nel regime delle quote; ciò significa che per l'Italia è prevista la possibilità di un aumento produttivo ulteriore di circa l'1%. Nel complesso l'Italia potrà usufruire di un incremento di circa 620 mila tonnellate, per un valore di mercato annuo di circa 240 milioni di euro. Ciò consentirà agli allevatori di compensare ampiamente i quantitativi in eccesso rispetto alla quota nazionale. L'Italia inoltre ha ottenuto una maggiore flessibilità per l'attivazione delle misure che consentono agli Stati membri di intervenire con misure specifiche in presenza di problemi settoriali o regionali. In base al nuovo regime l'Italia avrà infatti la possibilità di incentivare la qualità, di sostenere determinati settori produttivi o alcune regioni, con una dotazione annua di circa 420 milioni di euro. Ad inizio campagna (la durata di una campagna lattiera inizia il 1 di Aprile e termina il 31 Marzo dell'anno successivo) i produttori di latte, titolari di quota, hanno l'obbligo di notificare alla Regione il quantitativo individuale, costituito da quota e dal tenore di materia grassa di riferimento la quota latte.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le matrici di transizione per le aziende agricole nella regione di Lombardia e Emilia Romagna

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Informazioni tesi

  Autore: Blerina SULKJA
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Cremona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Piero Ganugi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

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Parole chiave

italia
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montagna
latte
quota latte
produzione latte
distribuzione quantità latte

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