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Leandro Caselli a Carrara 1884-1890

Opere di risanamento

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Questa legge fu approvata nel 1885, in seguito alle terribili epidemie di colera che colpirono l’Italia nelle estati del 1884 e 1885 ed autorizzava i comuni che ne avessero fatto richiesta, ad intraprendere operazioni di risanamento appellandosi al bene pubblico. Così nella generalità dei casi i piani di ammodernamento per città grandi o piccole, prevedevano allargamenti e rettifiche stradali, demolizioni e sventramenti, in nome di un risanamento igienico e talvolta morale.

Il primo piano regolatore per la città di Carrara era già stato elaborato nel 1869 dagli ingegneri comunali Luchini e Lazzoni, poi ripreso e modificato dagli ingegneri Turchi e Simonetti che lo presentarono alla giunta il 10 ottobre 1874
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In realtà esso non può definirsi un vero e proprio piano regolatore, perché è molto semplice e dà solo indicazioni generali basandosi su studi demografici e statistici sull’incremento della popolazione e sulla produzione di marmo. Da qui nasceva la necessità di allargare la città aprendo nuove strade, ma senza un vero e proprio progetto per il futuro…
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Il 5 luglio 1885 la giunta approvò il piano e Caselli si mise al lavoro coadiuvato da un altro ingegnere, esperto topografo Alfredo Biadene il quale effettuò lavori di rilievo disegnando una planimetria a curve orizzontali della città.
Il lavoro finito fu presentato il 20 luglio 1887.
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Nel progetto, per la prima volta si parla dell’apertura di due nuove importanti arterie: la via di Circonvallazione e “una nuova strada la cui costruzione si rende inevitabile fra pochi anni, la quale serve a congiungere con regolare andamento planimetrico ed altimetrico colla Marina e che dovrà sostituirsi per molti effetti alla via Postale (…) si potrebbe chiamare più propriamente Via della Marina.”
Sta parlando dell’attuale viale XX settembre che verrà realizzato solo nel nuovo secolo, e che è, ancora oggi, asse viario fondamentale per l’accesso in città. Fino alla fine dell’ottocento, l’unica via che collegava Carrara alla periferia era il Corso Vittorio Emanuele, chiamato via Postale fino al 1878 ed oggi via Rosselli.
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A più di cento anni dall’ideazione di questo piano, ancora si coglie la modernità dell’idea di fondo; era un piano “all’altezza delle più significative esperienze urbanistiche italiane del periodo (perché coglieva) con molta chiarezza i maggiori problemi strutturali della città.”
Inoltre predisponeva norme per regolamentare le costruzioni per motivi estetici ed igienisti.
Il progetto fu approvato, anche se con alcune modifiche. Per fortuna le demolizioni furono di molto ridotte: non fu sventrata la medievale via Ghibellina, né la via Beccheria, né il vicolo degli Aranci, ma fu demolita parte delle case nel vicolo Duomo per creare una più grande piazza delle Erbe.
Interessante anche la grande importanza che l’ingegnere attribuiva al verde come elemento decorativo degli spazi urbani e non solo. Caselli era, infatti, convinto che i giardini pubblici non fossero un bene voluttuario, ma anzi riteneva che alberi e piante apportassero un beneficio insostituibile. Già nella relazione del 1885 raccomandava che le zone verdi non fossero concentrate in una sola parte della città, ma suddiviso nei vari quartieri. Un zona verde sarebbe sorta a San Martino: “… una pubblica passeggiata ed un giardino (…) troverebbe la simpatia della maggiore, riunendosi ivi le condizioni di vicinanza dell’abitato e della conveniente esposizione.”

Un’altra parte destinata a giardino era un terreno, all’epoca coltivato ad uliveti, nella nuova zona di espansione verso la Chiesa di San Francesco, dopo l’apertura dello Stradon, l’attuale via Verdi: “un giardino pubblico formerebbe la delizia dei lavoratori degli studi che vi andrebbero a respirare la balsamica area ed a godere il sole nell’inverno.”
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Molto interessante fu la sistemazione dell’ex piazza d’Armi, in origine parte del giardino principesco del Castello del Principe. La nuova piazza ribattezzata del Risorgimento, fu sottoposta ad un primo intervento nel 1885, poi rimaneggiata nel 1887 da Caselli…
Il monumento dedicato a Pellegrino Rossi dello scultore carrarese Pietro Tenerani era stato collocato sulla piazza già nel 1876 su iniziativa di un Comitato Nazionale. Si era pensato di trasferirlo nella nuova piazza davanti al teatro degli Animosi, ma poi si preferì lasciarlo dov’era. Nella piazzetta del teatro verrà posto il monumento a Garibaldi opera di Carlo Nicoli, inaugurato il 27 ottobre 1889.
La piazza d’Armi verrà poi circondata da edifici pregevoli, come le scuole Saffi e la palazzina della Cassa di Risparmio, opera dello stesso Caselli.
Unitamente a questi progetti, opera importantissima fu la ristrutturazione delle condutture dell’acqua potabile e delle fognature.
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Basandosi sulle proprie conoscenze tecniche all’avanguardia nel settore idraulico, cita esempi tedeschi, inglesi, svizzeri e scozzesi, mettendoli a confronto e valutando le esperienze più adatte. Consiglia allora di sostituire le vecchie tubazioni con più moderni tubi di ghisa verniciati internamente, e di installare “alcune prese d’acqua per l’estinzione degli incendi e per l’innaffiatura dei giardini (dove ci sono e dove ci saranno) e della decorazione delle pubbliche fontane.”
Secondo problema da risolve l’inadeguatezza del sistema fognario: “attualmente le fogne della città non sono soddisfacenti, le loro sezioni insufficienti, sono a poca profondità sotto al suolo stradale, sovente sono ripiene di fanghiglia, rigurgitano, versano acqua o sudiciume nei fondi sotterranei, in molti luoghi le acque stagnano o si perdono nel sottosuolo, molte sono senza intonaco e con poca pendenza, le acque vi depositano facilmente le materie che sono in sospensione.”

Per ovviare a questi problemi operò una razionalizzazione di strutture preesistenti: i pozzi neri vengono ripuliti e resi impermeabili verso l’esterno, in modo che le acque scure non venissero in contatto con l’acqua potabile con il rischio di pericolosissime infezioni. Inoltre costruì nuove condotte fognarie nelle strade appena aperte o da aprirsi, “coordinandole a collettori principali che versino le acque lontano dalle abitazioni (ma) nessun provvedimento serio ed efficace può prendersi dall’Amministrazione comunale che valga come la costruzione completa e razionale delle fogne (…) Si richiedono almeno sei anni pel compimento di tutte le opere previste per le fogne…”

Caselli progettò anche la costruzione di pubblici lavatoi “indispensabili per agevolare la nettezza generale e per togliere lo sconcio e gli inconvenienti che attualmente si verificano pel fatto che le lavandaie o le donne di casa si recano a lavare i panni in mezzo all’abitato e lungo i canali irrigatori, il cui regime ne soffre. L’acqua di questi canali e del Carrione è sudicia e densa di materie che tiene in sospensione per cui la biancheria lavata non rimane né pulita né candida.”
Ne disegnò tre ex novo, mentre uno già esistente a Grazzano, fu ristrutturato e reso più grande e funzionale.
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Per assicurare l’igiene pubblica aveva previsto la costruzione di due nuovi bagni pubblici chiamati “pubbliche ritirate”, uno nel quartiere del teatro Animosi e uno a Puccinetta. Tutte queste importanti infrastrutture dovevano però avere una buona manutenzione per poter funzionare nel miglior modo possibile.
A questo pensava Caselli quando scrisse in una relazione alla giunta, il 2 dicembre 1889: “… il sottoscritto già da parecchio tempo si è persuaso della necessità assoluta che il Comune ha di adibire alla manutenzione delle fontane pubbliche e lavatoi, un personale adatto che possa provvedere in tempo utile ai guasti accidentali o provenienti da manomissioni malvagia che in quegli edifici pubblici si riscontrano.”

Questo brano è tratto dalla tesi:

Leandro Caselli a Carrara 1884-1890

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Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Carli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia dell'arte
  Relatore: Giacinto Nudi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 42

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