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IL FRUTTETO. Evoluzione delle densità di impianto e moderni orientamenti

Primo Caso Studio: il Melo

Per quanto riguarda questa specie, il passaggio dall’estensivo all’intensivo è avvenuto in maniera molto semplice ed efficace grazie, a differenza del pesco, all’enorme disponibilità di portinnesti nanizzanti. Un buon portinnesto è infatti in grado di semplificare notevolmente il lavoro, in termini di potatura, garantendo ottimi risultati e una forma ridotta anche se non ci fosse potatura. Quindi per il melo, il passaggio dall’intensivo all’estensivo è incentrato principalmente sul tipo di portinnesto.

Portinnesto per melo
Nell’epoca in cui i meleti vedevano la realizzazione esclusiva di configurazioni di impianto estensive, i portinnesti per il melo erano rappresentati dal franco o dal selvatico, oppure da piante appartenenti ad altre specie, opportunamente selezionate.

Portinnesti per i vecchi impianti (estensivi)
Il franco dava luogo ad alberi molto vigorosi, alti e quindi erano usati solo nel passato negli impianti estensivi e attualmente possono essere preferiti soltanto nei casi in cui il melo debba assolvere più che altro una funzione quasi esclusivamente ornamentale. Un portinnesto più recente, ma sempre adatto ad un allevamento estensivo è l’M 25, che è appunto un portinnesto piuttosto vigoroso, ma conferisce un’entrata in produzione abbastanza precoce. Tollera bene il freddo, il marciume del colletto ed il marciume radicale e quindi può essere conveniente per coltivare varietà di melo deboli in ambienti con inverni freddi e umidi. Con l’avanzare degli anni questi portinnesti sono divenuti sempre meno usati e lasciarono il posto ai nuovi portinnesti a bassa vigoria (tra cui il più famoso è l’M9) e nanizzanti.

Portinnesti per i nuovi impianti (intensivi)
Oggi, nella creazione di un meleto intensivo per la commercializzazione di mele si usano piante ricavate su portinnesti clonali che sono stati selezionati sia per ottenere una riduzione più o meno forte dello sviluppo ed una precoce entrata in produzione, sia per conferire alle mele qualità organolettiche eccellenti.

Alcuni di essi, inoltre, sono resistenti all’afide lanigero Eriosoma lanigerum (Hausmann), un insetto che attacca anche le radici determinando un forte deperimento dell’albero.
Questi portinnesti furono selezionati originariamente in Inghilterra nella prima metà del secolo scorso e sono indicati con una sigla ed un numero; la sigla è rappresentata da «EM» (o solo «M») per i portinnesti selezionati alla Stazione sperimentale di East Malling; oppure da «MM» per quelli selezionati dall’Istituto John Innes di Merton in collaborazione con la predetta Stazione di East Malling.

In tempi più recenti diversi altri istituti di ricerca di vari Paesi hanno selezionato altri tipi, alcuni dei quali promettono di migliorare le prestazioni di quelli originari.
Fra i portinnesti di East Malling (serie «EM») l’EM 9 oggi è il portinnesto più utilizzato per il melo. Riduce sensibilmente lo sviluppo dell’albero facendogli raggiungere un’altezza limitata di 2,5- 3,5 metri dando la possibilità di eseguire da terra le operazioni di potatura e di raccolta (Fig.5).

Questo brano è tratto dalla tesi:

IL FRUTTETO. Evoluzione delle densità di impianto e moderni orientamenti

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Informazioni tesi

  Autore: Carmelo Ofria
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Francesco Sottile
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

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Parole chiave

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