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Strategie Competitive delle società operanti nel settore calcio

Gestione Sportiva

Indubbiamente la gestione sportiva è il ramo più importante di una società calcistica, ed è anche quella che catalizza l'opinione pubblica, fomentando il mito di uno sport riconosciuto come un fenomeno di massa planetario.

Il mondo del calcio deve far fronte a delle marcate differenze, rispetto ad altri business. In particolare, ci sono tre elementi che lo differenziano da altri settori, i quali la gestione sportiva deve tenere presente e porli come base di partenza.

La passione e il senso di appartenenza
La gestione sportiva veicola l'offerta del prodotto core di un club, cioè la valorizzazione dello spettacolo sportivo, il quale è indirizzato ai clienti. Clienti - tifosi con un elevato grado di “attaccamento alla maglia” e che sosterranno la squadra nonostante ogni evenienza e ostacolo; tifosi occasionali, con un medio grado di fidelizzazione e che supportano il club solo nei momenti di miglior forma della squadra; infine, vi è un elevato numero di clienti potenziali, per cui è necessaria una gestione sportiva di successo, coadiuvata dal lavoro di marketing, per poterli attrarre e fidelizzare. Come possiamo notare, il livello di fidelizzazione è molto più alto rispetto ad altri business. Tuttavia, si tratta, per una buona parte, di consumatori standard; se non verranno soddisfatti, si allontaneranno dal club.

Il paradosso competitivo
Come è già stato detto per il modello delle 5 forze di Porter, l'intensità competitiva nel calcio e nello sport in generale non può che avere effetti benefici in termini di attrattività, spettacolo e redditività. Uno degli argomenti più discussi a livello di sistema calcio è proprio il modello competitivo. Due sono le principali fazioni: la prima vorrebbe una riforma di tale modello per rendere i campionati più equilibrati (ad esempio ispirandosi al modello USA), sostenendo che ciò renderebbe la competizione più avvincente; la seconda invece non ritiene necessario apportare grandi riforme.
Tra il pubblico si è diffusa un'ideologia detrattrice del calcio moderno; fanno leva su un'iniqua distribuzione delle risorse, su una crescente visione economico-aziendale del calcio, con gli stessi calciatori meno attaccati a valori etico-sportivi, come la fedeltà e la passione, ma più affezionati al proprio tornaconto economico, spinti spesso dall'opportunismo dei propri procuratori.
Si è creato un meccanismo per cui i calciatori possono circolare liberamente, riducendo il potere contrattuale di una squadra piccola di trattenere i loro migliori giocatori, i quali in passato erano vincolati al territorio, con un forte senso di appartenenza che li tramutava negli idoli dei tifosi (le cosiddette “bandiere”). Inoltre, con l'aumento vertiginoso dei ricavi e di una maggior prerogativa aziendale, iniziò ad aumentare il divario di spesa tra grandi e piccoli club aumentò. In Inghilterra, il rapporto tra fatturato più alto e quello più basso comprendenti le squadre delle prime due divisioni è passato da 19:1 del 1991 a 47:1 nel 2016. Il Fair-Play finanziario ha limitato la capacità di investimento dei club, mediante la regola del break-even, polarizzando tali divari e potenzialmente allargarlo ancora di più data la maggior facilità di aumentare i ricavi per un top club. Inoltre, la tecnologia ha aumentato la qualità e la quantità di informazioni, per cui in passato un piccolo club poteva vincere trofei ingaggiando un ottimo allenatore che era in grado di scovare talenti: esempi lampanti sono il Nottingham Forest tra la fine del 1970 e gli inizi del 1980, oppure, il Cagliari dei primi anni Settanta o il Verona del 1985. Ora questo sembra più difficile, visto che con la moderna infrastruttura tecnologica e di raccoglimento dati, un top club ha meno probabilità di lasciarsi scappare giocatori di qualità e, facendo leva sul loro blasone e sulla loro ricchezza, riescono ad avvantaggiarsi a discapito dei più deboli rivali.
Dall'altro lato, si ritiene l'evoluzione del calcio in un business come un qualcosa di inevitabile, dato il sempre crescente successo in ogni angolo del mondo, e il Fair-Play finanziario ha dato sostenibilità ad un settore vicino al collasso finanziario. Inoltre, i sostenitori di questa tesi sottolineano quanto la ricerca di un equilibrio sia in realtà sopravvalutata. Secondo una ricerca degli economisti David Forrest e Robert Simmons, se la Premier League fosse in perfetto equilibrio, gli ascolti salirebbero solo del 6%. D'altro canto, si potrebbe però affermare quanto in realtà il campionato inglese sia il più competitivo ed equilibrato al mondo.
Sempre secondo i due economisti, tramite una simulazione, hanno scoperto che in un campionato in cui tutte le squadre sono forti uguali, si avrebbe una gran prevalenza di vittorie in casa e sconfitte in trasferta, rendendo paradossalmente più prevedibile il campionato. Campionati sbilanciati non sembra implicare una perdita di attrattività. Infatti, il calcio attrae sempre più supporters come dimostra la continua crescita dei ricavi, inequivocabile segnale di successo. Inoltre, tale squilibrio percepito oggi non è in realtà molto diverso dal passato. Ci ricordiamo le grandi “imprese” di squadre di provincia del passato (più difficili che si ripetano nel presente), ma non dimenticheremo certamente le più grandi squadre della storia, che hanno rilanciato ogni volta il sentimento di passione per questo sport. Intorno a questi grandi club si sono creati, oltre ai fan, i cosiddetti “haters”, gruppi di squadre e tifosi che, al momento di sfidare questi top team, si impegneranno al massimo per sconfiggerla, aumentando l'incertezza.
Infine, un campionato non equilibrato non comporta dei match con un “peso specifico” inferiore: ogni partita vale sempre qualcosa, dalla vittoria del campionato fino alla retrocessione, attribuendole sempre un fascino superiore, prescindendo dalle differenze tra le squadre.

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Strategie Competitive delle società operanti nel settore calcio

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Alex Garcea
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2019-20
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Alberto Dessy
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

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