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Nello spazio di nessuno. Le politiche di confinamento e i nuovi luoghi dell’esclusione

Gli spazi etnici nelle principali aree metropolitane d’Italia

Alcuni li accolgono considerandoli indispensabili per il funzionamento del sistema economico, altri li tollerano superficialmente e sentendosi minacciati dalla loro presenza mirano ad allontanarli in spazi marginali lontani dalla realtà urbana: i soggetti di questi pensieri sono gli immigrati. Si stanziano in uno spazio fino a trasformarlo rendendolo più familiare a loro stessi, questo territorio etnico è una strada da percorrere per comprendere meglio il fenomeno migratorio giacché straripa di gesti e azioni che trasformano e adattano lo spazio in base alle proprie esigenze. Le preferenze di abitare un quartiere anziché un altro deriva da un ordine di motivi sia individuali che territoriali ai quali spesso si vanno ad aggiungere stereotipi etnici, ma è una preferenza imposta socialmente. Basandosi su ricerche empiriche appare evidente che quasi in ogni caso non si tratta di una scelta libera esercitata dal migrante bensì da una scelta imposta dalla discriminazione e dalla segregazione.
Secondo la “spatial assimilation theory” l'ostacolo principale che il migrante deve affrontare per integrarsi perfettamente nel contesto urbano e sociale dipende principalmente dalla caratteristiche interne del gruppo etnico: la status sociale ed economico, la classe sociale d'appartenenza. Contrariamente invece a questa considerazione la “differential incorporation theory” comprova che l'integrazione urbana e sociale dipende principalmente dal comportamento del gruppo dominante, corrispondente alla popolazione autoctona che ospita il migrante, e dell'eventuale attuare di pratiche di discriminazione razziale che spingono inevitabilmente il migrante fuori dal contesto urbano.
Nonostante le forte pressione che mira a segregare il migrante in uno spazio marginalizzato, la forte concentrazione di opportunità di lavoro presenti nelle città metropolitane d'Italia gioca un ruolo fondamentale nei termini di fattori di attrazione, tra queste spiccano particolarmente le città metropolitane di Roma e Milano. La possibilità di poter abitare i palazzi in rovina e abbandonati dei centri storici ha offerto agli stranieri un rifugio abitativo a prezzi contenuti, generando a loro volta un incremento della povertà, contrariamente a loro gli immigrati a reddito alto hanno da subito adottato altre strategie abitative situandosi in posti più prestigiosi. Molte famiglie immigrate di prima e di seconda generazione hanno invece preferito spazi più marginali, a volte anche più lontane e degradate, contribuendo alla formazione di uno spazio frammentato dove i nuovi poveri si sono contrapposti ai nuovi ricchi. Nell'hinterland di molte metropoli, complice la povertà, spesso si avviano conflitti di convivenza che rischiano di creare problemi di ordine pubblico. Che sia migrante a reddito alto, che si tratti di un migrante a reddito basso chiunque in Italia deve fare i conti con le dure problematiche collegate all'economia immobiliare. Gran parte degli immigrati predilige il mercato degli affitti (62,8% nel 2011), ma da pochi anni molti stranieri acquistano l'appartamento (18,2% delle compravendite annuali).
Seppur in incremento, l'acquisto o anche solo stipulare un contratto d'affitto da parte dello straniero di un appartamento appare ai giorni oggi una sfida molto ardua. Studi eseguiti tenendo in considerazione le esperienze di un gruppo di agenti immobiliari e di proprietari di appartamenti hanno dimostrato una evidente presenza di discriminazioni in questo ambito. Un rapporto in questo ambito ha dimostrato l'indisponibilità da parte dei proprietari di appartamenti di cedere il proprio edificio in affitto, più volte si
chiede all'immigrato di pagare un mensile maggiorato o di pagare più caparre.
Considerando che spesso si parla di immigrati a reddito basso, questo fenomeno a sua volta spinge l'immigrato fuori dalla possibilità di poter acquistare o affittare un appartamento fino a costringerlo a condividere la casa e le spese con altri connazionali, mutando un qualsiasi appartamento in un dormitorio sovraffollato. Nel 2007 un inchiesta de La Repubblica segnalava la presenza di approssimativamente 60 immigrati in uno spazio di 150mq a Roma, nel quartiere del Pigneto. Sebbene molti studi confermano che la segregazione spazio-abitativa sia un fenomeno destinato a perdurare solo per i primi mesi di insediamento dello straniero, le discriminazioni razziali perpetrate ai danni degli immigrati nel mercato immobiliare confermano la continuità incessante di fenomeni di segregazione permanenti, ragion per cui onde rispondere onestamente alle esigenze abitative dei migranti sempre più stranieri diventano a loro volta agenti immobiliari per facilitare ai connazionali un insediamento abitativo.

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Nello spazio di nessuno. Le politiche di confinamento e i nuovi luoghi dell’esclusione

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Sergio
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Discipline Economiche e Sociali
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Maria Francesca D'Agostino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

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Parole chiave

migrazioni
migranti
postdemocrazia
marginalizzazione
covid-19
ghetti
governance delle migrazioni
gestione migrazioni in europa

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