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QUALE IDENTITÀ CULTURALE E RELIGIOSA? La questione identitaria nel dibattito antropologico contemporaneo

Identitarismo

Identitarismo e xenofobia configurano nuovi rapporti sociali, tracciano un confine tra noi autoctoni “onesti contribuenti” e gli altri, i nemici, gli intrusi, gli stranieri che vogliono approfittare delle nostre ricchezze, del nostro lavoro e che ci turbano con la loro stessa presenza.

Nelle retoriche identitarie la costruzione del nemico non si gioca sul terreno delle idee e della politica ma sulla sua origine o presunta cultura. Le retoriche etniche propongono l'esclusione del diverso, il noi diventa inevitabilmente un non-loro.

Per gli antichi Greci la distinzione tra greci e barbari non si fondava sulla lingua, sul colore della pelle, ma era un fatto culturale, “un gap colmabile e non trasmissibile”. Scrive Jean-Cuisenier l'etnicità di un popolo, la sua identità non risiede nella sua lingua, nel territorio, nella religione, ma nel progetto e nelle attività che conferiscono un senso alla lingua, al territorio o ai riti religiosi.

Per rendere più credibile il noi identitario le retoriche politiche spingono a vedere gli immigrati come un gruppo coeso e omogeneo portatore di una cultura inconciliabile con la nostra. In questo modo “si fa dell'altro un bersaglio facilmente identificabile”. Si è creato in questi anni un vero e proprio “marketing della paura” inneggiando alla tolleranza zero, all'equazione in base alla quale migrante uguale delinquente o criminale. Si sposta il problema della delinquenza sul piano etnico, se non addirittura razziale, scagliandosi contro gli stranieri che divengono un capro espiatorio su cui scaricare le tensioni sociali.

Gli italiani non hanno ancora fatto i conti con il proprio passato, con le leggi razziali e con il colonialismo. È tempo che gli italiani si proclamino apertamente razzisti. Sostiene Aime “abbiamo nascosto le nostre nefandezze sotto il mito degli italiani brava gente”. Oggi il vero nemico sono gli stranieri, i migranti che devono essere allontanati da un territorio abitato da gente “identica”. Scriveva Umberto Eco a tal proposito: “avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci uno ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori, e mostrare nell’affrontarlo, il valore nostro. Non avendo un’ideologia comune per aumentare la nostra coesione sociale abbiamo enfatizzato le differenze rispetto agli altri. “Un nemico ben costruito è fondamentale per cementare gli individui e per definire i confini del noi”, un noi costruito sull’autoctonia, su “coloro che hanno le radici qui”. Nel caso italiano c’è La lega che in questi anni ha utilizza con successo gli slogan “Prima gli italiani”, “Padroni a casa nostra” per la sua politica sovranista. Il sovranismo, “versione povera e ignorante del nazionalismo” si fonda sull’autoctonia identitaria e sull’esasperazione della paura.

Abbiamo visto come la “nuova battaglia si gioca sul terreno dell'identità”. La tattica è sempre la stessa, ma la forma è nuova. “Il mito dell'identità ha il vantaggio di presentarsi come nuovo senza il peso della storia, senza il carico negativo che razzismo si porta dietro.” Si può dire infatti che “l’identità si rivolge a noi stessi, non contro l'altro”. “Il razzismo è un disvalore, l'identità no”. Ma, si chiede Aime: “dove si ferma la legittima affermazione della propria identità e dove comincia lo sconfinamento nei diritti altrui?”.

In un manifesto della nuova destra identitaria si può leggere: “la nostra sola eredità è la nostra terra, il nostro sangue, la nostra identità. Siamo gli eredi del nostro destino. Noi siamo la generazione identitaria”.

I movimenti identitari accusano l’Europa di aver abdicato alla sua identità in nome del cosmopolitismo. Si vuole creare una Europa senza radici, senza tradizioni, priva di identità. L’Europa identitaria è presente in paesi come l'Ungheria, la Polonia, la Francia, la Germania, l’Italia con movimenti che un po' si somigliano nei programmi e nelle strategie.
I governi neorazzisti sono in genere connotati dal populismo. I populisti utilizzano “linguaggio terra-terra” , il disprezzo per la cultura, la ricerca del consenso popolare più basso. “Non ci si vergogna più della propria ignoranza”. Trionfa la mediocrità. I politici vogliono apparire come gente del popolo. Essi si immedesimano totalmente con il proprio elettore. Per questo motivo parlano e si esprimono come loro. A volte il loro atteggiamento rievoca il menefreghismo dei fascisti. [...]

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Carbone
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Scienze Religiose
Anno: 2020
Docente/Relatore: Marco Gallizioli
Istituito da: UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI URBINO CARLO BO - Istituto Superiore di Scienze Religiose "Italo Mancini" -
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

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Parole chiave

razzismo
fondamentalismo
identità culturale
identità etnica
radici
dialogo religioso
identità religiosa
identitarismo
appartenenza religiosa
dibattito antropologico

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