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Strategia e pianificazione aziendale. Il caso Air Italy

Il piano industriale

L’attuale sistema competitivo è caratterizzato da una sempre più crescente globalizzazione dei mercati, tale per cui si rende necessario da parte delle aziende, di qualsiasi tipo e dimensione, la strutturazione di un efficace sistema di pianificazione strategica in grado di analizzare e definire, a partire dall’ambiente competitivo di riferimento, quelle che sono le strategie e le azioni più congrue per consentire all’azienda di mantenere o rafforzare il proprio vantaggio competitivo.

Si può definire il piano industriale come il prodotto ed anche il principale strumento del sistema di pianificazione aziendale. Esso, infatti, racchiude in un unico documento l’analisi critica delle variabili strategiche aziendali e la quantificazione a livello numerico degli obiettivi finanziari.

Queste informazioni sono in grado di indirizzare il management verso le azioni realizzative volte a perseguire il raggiungimento degli obiettivi e delle performance attese. Lo si può quindi considerare come “la sintesi della strategia competitiva a livello di area strategica d’affari (ASA) e a livello aziendale (corporate), che il management intende perseguire” (si fa riferimento al capitolo 1 sulla strategia aziendale).
Il piano industriale, inoltre, consente all’impresa la necessaria visibilità per attirare risorse finanziarie, indispensabili alla realizzazione delle azioni pianificate: il documento, infatti, costituisce uno degli elementi chiave valutati dagli investitori per decidere se impegnare o meno i loro capitali in un’azienda.
È ormai una prassi consolidata quella di divulgare, anche sul sito internet aziendale, un estratto o l’intero documento del piano industriale, solitamente sotto la voce “investor relation” o “investor package”. Questo per l’appunto consente a potenziali investitori di valutare lo sviluppo dell’azienda e dunque un possibile investimento. Proprio per questo motivo si rende necessario divulgare il piano industriale in previsione di un IPO (Initial Public Offering), ed è disciplinato in ogni Stato dall’organizzazione governativa di riferimento (in Italia, ad esempio, dalla Consob).
Per concludere, possiamo fare riferimento al piano industriale come “un documento all’interno del quale sono racchiusi alcuni dei principali pilastri della realtà aziendale, ovvero l’identità dell’azienda, le strategie che essa intende perseguire per emergere o consolidarsi all’interno del mercato, e le aspettative future di sviluppo”. Tutti questi elementi sono intrinsecamente legati da una relazione di causa-effetto; la pianificazione strategica condiziona quella operativa, che a sua volta tramuta le decisioni strategiche del management in azioni volte a perseguire le prime. I risultati ottenuti, confrontati con quelli previsti, influenzeranno le successive decisioni strategiche e cosi via dicendo.

Struttura e contenuti
In ambito accademico non esiste una definizione o una struttura standard che possano definire in modo chiaro e concreto la formulazione del piano industriale.
Si tratta infatti di un documento formale all’interno del quale trovano spazio diversi aspetti inerenti alla gestione dell’azienda, ed è quindi necessario fare riferimento ad una serie di elementi, sia qualitativi – strategia operativa, azioni realizzative e le relazioni di causa ed effetto tra queste e le performance aziendali – che quantitativi, scindibili in elementi che riguardano l’ambiente esterno e l’impresa: - i primi sono riconducibili alle variazioni di diverse variabili ambientali (normative, andamento della domanda, inflazione etc), i quali rappresentano elementi solo parzialmente, o del tutto, non influenzabili dalle strategie operative e dalle intenzioni strategiche dell’azienda; - i secondi si riferiscono invece alle proiezioni economiche-finanziarie relative al periodo preso in esame nel piano, alle performance economiche e competitive che si dovrebbero ottenere con la realizzazione di quanto previsto nel piano.

Si può quindi dire che la struttura tipica del piano industriale, debba contenere al suo interno tutti gli elementi appena considerati, ovvero: la strategia realizzata, la necessità di un suo rinnovamento, il progetto strategico in cui si evidenzia come le intenzioni strategiche porteranno ai risultati attesi, le azioni realizzative per arrivare a questi risultati ed infine, le prospettive economico-finanziarie volte a realizzare quanto previsto.
Per quanto concerne l’orizzonte temporale al quale fa riferimento il piano industriale, secondo Mazzola (2003) si rende necessario trovare un equilibrio tra l’esigenza primaria del piano, ovvero avere un punto di riferimento con cui valutare l’evoluzione dell’azienda, e le tipiche difficoltà dell’attività previsionale, in particolare quelle legate alla realizzazione dei prospetti economici e finanziari. Convenzionalmente, l’equilibrio tra questi due fattori si è individuato in un orizzonte temporale compreso tra 3 e 5 anni. Ciò naturalmente non toglie che si possano considerare sia periodi inferiori che maggiori, tenendo però in considerazione diversi aspetti, come la naturale incertezza e variabilità di molti parametri quanto più ci si allontana dal presente, o della poca utilità derivante dal considerare un periodo troppo limitato, il quale vanificherebbe la necessità di realizzare un piano industriale volto a valutare le performance aziendali nel corso del tempo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Strategia e pianificazione aziendale. Il caso Air Italy

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Deligios
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Economiche e Aziendali
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Patrizio Monfardini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

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