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Il mito di Don Giovanni: libertinismo erudito e passioni politiche

Il Seicento e il Libertinismo

Se il cinquecento era stato il secolo delle esplorazioni, il Seicento è il secolo dell'espansione commerciale, politica e culturale dell'occidente europeo, ed è in questo clima che emerge la nuova forza della Francia di Luigi XIV.
L'età barocca elabora una rivoluzionaria visione del mondo da cui deriva un sentimento radicalmente nuovo sul mistero dell'esistenza: al centro sta la percezione dell'inesorabile scorrere del tempo e del mutare di ogni cosa, che si traduce nella consapevolezza della transitorietà della vita dovuta soprattutto alle scoperte scientifiche che cambiano la visione del cosmo, della natura e dell'uomo.
Via via che la scienza fa progressi e allarga la visione degli spazi conosciuti, l'atteggiamento dell'uomo, privato delle certezze di un sapere tradizionale ormai superato, diviene più incerto: se fino ad allora il pensiero religioso e filosofico di stampo platonico e aristotelico si erano trovati d'accordo nel parlare di forma stabile e immutabile, ora si prende coscienza che l'essenza delle cose sta nel movimento e che la natura non è perfetta, ma in continua trasformazione.
L'uomo barocco ha forte il sentimento della transitorietà, dell'essere fragile e instabile, e la rappresenta attraverso oggetti-simbolo: nature morte, teschi, orologi. Al tempo stesso, però, cerca di dare un ordine razionale ai frammenti sfuggenti di cui il cosmo si compone e diventa chiara la percezione che i legami tra le cose non discendono più da un ordine gerarchico stabilito da un Dio creatore, ma andranno creati e ricreati attraverso le doti dei sensi e l'esperienza e l'ingegno umano, teoria che già Montaigne, alla fine del Cinquecento, aveva formulato, sostenendo che non si può descrivere l'Essere (la forma assoluta), ma solo il passaggio da una forma all'altra.
Il Seicento, dunque, fu un secolo di riflessione profonda, in cui il gioco della dissimulazione diventa una vera e propria arte che coinvolge sia i comportamenti politici sia i rapporti tra individuo e potere: l'astuzia e finzione come necessità per un’efficiente gestione del potere, che già nel tardo Cinquecento aveva dato i primi segnali attraverso la teoria della ragion di stato che subordina la legittimità di un'azione politica all'interesse dello Stato. Nel corso del XVII secolo, l'idea che fosse legittimo adottare comportamenti spregiudicati ai fini del mantenimento del potere si estende dal sovrano al cortigiano attraverso le tecniche del simulare e dissimulare, fingere e nascondere.
Il movimento del libertinismo erudito francese s’inserisce in questa situazione.
L'origine etimologica del termine 'libertino' deriva dal latino libertinus, variazione di libertus, significante “lo schiavo affrancato”; è lo stato indicante l'appartenenza alla classe degli uomini resi liberi dal padrone concessore.
Nel corso del novecento molti studiosi hanno affrontato la questione del significato del termine all'interno delle sociètà per arrivare alla conclusione che l'uso della parola ha un'accezione mutevole e in continua trasformazione, ha un carattere aperto e fluttuante: Cos'è il libertinismo? «Pensare liberamente per vivere liberamente» sosterrà M. Onfray.
È difficile, quindi, inquadrare il libertinismo come un movimento culturale preciso e puntuale: sarà più semplice vederlo come un insieme di figure sfaccettate, ognuna con caratteristiche particolari che daranno l'abbrivo alla profonda trasformazione del pensiero culturale e politico moderno.

Secondo A. Scuderi, possiamo classificare i caratteri principali del libertinismo intorno a tre assi politico-intellettuali:
- anomia politico-religiosa in cui ci si ribella a qualsiasi tipo di dogma religioso, politico, morale e sessuale con la conseguenza di una continua disobbedienza al potere costituito.
- autonomia mentale che spinge il libertino ad interrogarsi sempre liberamente con idee diverse dalle sue, legittimandole; il libertino è avvezzo all'uso dell'ironia intesa in senso socratico: si utilizza la menzogna per arrivare alla verità e produrre conoscenza.
- post-antropocentrismo materialista in cui si percepisce chiaramente il senso della fine dell'uomo come individuo e come specie e nel confronto con la morte si rifiuta la consolazione della fede per connettersi invece con tutta la sfera vivente, la natura universale. Le percezioni sono uniche nell'istante immanente in cui si vivono.

Potremmo dire quindi che, da quando esiste l'uomo, esiste anche la concezione libertina della vita, il libero pensiero e il libero vivere. È nel tentativo di costruire società organizzate in cui a prevalere è il potere di pochi che il concetto di libertino diventa un concetto eterodosso e pericoloso.
Per quanto riguarda la genealogia del movimento, vi sono state moltissime interpretazioni, a partire dalla ricerca delle origini nelle pratiche filosofiche antiche, nei chierici vaganti medievali con i loro dissacranti Carmina Burana in cui il termine libertinus viene usato come dissoluto e irreligioso, oppure nelle eresie dei nuovi filosofi come Averroè, o ancora, si cerca il termine nell'affrancamento dai rigidi dogmi della Chiesa di Roma e infine si pone l'attenzione su un fenomeno esclusivamente francese con i circoli di Filosofi libertini come Gassendi, Naudè, La Mothe Le Vayer, con un occhio rivolto all'Italia rinascimentale e al ruolo degli umanisti, che fecero della riscoperta del pensiero epicureo-lucreziano il loro punto di forza per la costruzione di un sistema culturale basato sul libero pensiero e sull'autonomia religiosa. […]

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Cialli
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Gennaro Carillo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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