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La Slave Ship: cronotopo nel modello culturale dell'Atlantico nero

La nave negriera come creatrice di diaspora e le caratteristiche della diaspora africana

La nave negriera non è stata solo il veicolo che ha reso possibile la tratta degli schiavi e portato le culture africane alla modernità, ma anche l’elemento che ha consentito la diaspora africana nel mondo. La nave negriera e il commercio degli schiavi sono i fattori che hanno contribuito maggiormente all’esistenza di tale diaspora, poiché consentirono il trasporto di milioni di africani in diverse parti del mondo.
La diaspora africana costituisce un evento storico di fondamentale importanza per capire la storia degli africani e degli afroamericani, un fenomeno che ha mutato profondamente la struttura socio politica, economica e geografica di molti paesi africani riducendone la popolazione, danneggiando la loro struttura sociale e familiare, e portato alla rapida diffusione della cultura africana nel mondo. Di fatto, è presente ovunque vi siano africani che vivono fuori dal proprio continente.
Lo spostamento forzato degli africani verso le Americhe è durato per quasi quattro secoli e ha comportato un movimento stimato intorno agli undici milioni di persone. Gli africani sparsi nel mondo hanno sempre provato grande nostalgia per la terra d’origine e il desiderio di tornarvi, per quanto la diaspora africana sia stata un fenomeno così traumatico che molta parte della comunità afroamericana ha intenzionalmente voluto rimuovere e lasciare nell’oblio.
Negli ultimi anni del XX secolo, invece, ha avuto inizio il processo di rememory, ovvero di ricostruzione della propria storia, compresa quella della schiavitù. In epoca recente, il concetto di diaspora è divenuto centrale per la ricostruzione della storia del popolo afroamericano in modo tale da poter iniziare una rilettura della storia proposta dall'occidente.
I popoli africani coinvolti nella diaspora del XVI secolo verso le Americhe, hanno influenzato in modo significativo la cultura dei popoli indigeni dei paesi dove vennero deportati, perché portarono con sé il loro mondo culturale, la loro mentalità, religione, tradizioni, musica, lingua e tanto altro.
Durante il periodo della tratta degli schiavi in America, nacque il fenomeno della creolizzazione delle lingue, dovuto all’incontro degli schiavi africani con altri schiavi di lingue e culture diverse e all’incontro di quest’ultimi con i loro padroni. Da questo mix linguistico si formarono le lingue Pidgin, ovvero lingue pratiche di comunicazione tra gli schiavisti e gli africani nate dalla fusione delle lingue africane e quelle europee. Questo fenomeno si è generato dal contatto tra schiavi provenienti da varie parti del continente africano che lavoravano insieme nelle piantagioni e dalla necessità di comunicare tra di essi e con i loro padroni; adottarono come lingua franca il portoghese – la lingua internazionale del commercio marittimo – che divenne la lingua comune durante il periodo dello schiavismo in America. Inoltre, dalla mescolanza della lingua degli schiavi, il Pidgin, con quella della dei padroni si formano le lingue creole, considerate oggi vere e proprie lingue. Le caratteristiche delle lingue creole con funzione di lingua franca sono le seguenti:

The Atlantic creole probably emerged in the fifteenth century as a pidgin-that is, a language that allows minimum communication between speakers of different languages. Pidgins are simple languages and often do not have the full range of linguistic expression, but if a community develops that uses this language as a native speech, then it evolves into a creole, which does have full capacity.

Con le parole sottostanti Thornton ci spiega come fu facile per gli schiavi adottare le lingue europee per creare mix linguistici:
Indeed, intercommunication with each other on any estate require that all slaves be able to communicate with each other and with their master and overseers. Consequently there were strong practical reasons for the lingua franca on American estates to be based on European languages.
This tendency in the Americas was further reinforced by the fact that many parts of Atlantic Africa had already adopted European lingua franca, however, whether spoken in Africa or the Americas, were not standard forms of drawing virtually all their vocabulary from one language but having grammatical structure that is atypical of that language. After all, the most arbitrary aspect of any language is its vocabulary , where as grammar is less so. It is much easier to understand someone.


In linguistica tutte le lingue creole iniziano come pidgin. Esso è un codice linguistico che si forma in situazioni di contatto plurilingue fra gruppi socio-culturali che per circostanze diverse si trovano a interagire, è usato in alcuni territori circoscritti e coesiste le lingue materne di ciascun gruppo. A livello grammaticale è caratterizzato dal fatto che i dettagli morfologici come l'inflessione verbale sono omessi e la sintassi è molto semplice. Tuttavia, se un pidgin viene appreso dai bambini di una comunità come lingua nativa, col tempo si fissa e si sviluppa una grammatica più complessa, chiamata creolo o pidgin espanso che diverrà nella generazione successiva una vera e propria lingua. I Pidgins e le lingue creole, se sviluppati, possono diventare lingue ufficiali. Tale è il caso del Tok pisin; dell’haitiano. D'altra parte, altre lingue creole si sono gradualmente "decreolizzate" conformandosi ad una lingua originaria, diventando essenzialmente dialetti.
Di conseguenza, la perdita graduale dell’uso della lingua, la proibizione per gli schiavi di compiere le loro pratiche culturali e il contatto con altre lingue e culture, portò gli schiavi a perdere gradualmente il legame con la propria cultura, la quale, non praticata, fu poi difficile da conservare. Oggi alcune comunità create dai discendenti degli schiavi africani in Europa e in Asia sono sopravvissute e sono per la maggior parte creoli, ma in altri casi la popolazione nera è del tutto scomparsa a causa delle unioni miste con gli abitanti del luogo, protratte nei secoli.
Queste etnie ibride o creole a loro volta si mescolarono con altre etnie non africane al punto tale da non permetterci di riconoscere in loro una discendenza nera. Tutto ciò ha generato problemi agli studi antropologici sui tratti biologici delle etnie di discendenza africana nelle Americhe.

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Informazioni tesi

  Autore: Olubukola Monehin
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e letterature moderne euroamericane
  Relatore: Franco Minganti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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intervista a paul gilroy
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