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L'inclusione della persona con disabilità uditiva

Le difficoltà dell’alunno sordo a scuola

I bambini affetti da ipoacusia si trovano a vivere, quotidianamente, all’interno dell’ambiente scolastico, una serie di difficoltà. Le prime difficoltà sono di ordine socio-relazionale. I bambini sordi, infatti, conducono un percorso scolastico molto differente da quello dei loro coetanei.

Passando molto tempo con i docenti di sostegno e essendo impegnati in terapie riabilitative e percorsi di potenziamento, spesso questi rischiano di essere esclusi dal gruppo sociale, di venire dunque isolati. La dimensione gruppale del gruppo dei pari, soprattutto in fase preadolescenziale e adolescenziale, è invece fondamentale per lo sviluppo sociale del bambino e per intraprendere un percorso di autonomia. D’altro canto, anche i ragazzi coetanei tendono ad allontanarsi da chi è affetto da sordità, per via dell’incomunicabilità con queste persone, della carenza di dialogo e di apertura. Dunque, di conseguenza, l’atteggiamento più diffuso è quello di un distacco affettivo da entrambe le parti. Inoltre occorre ricordare che, come ogni altra forma di disabilità, la sordità porta con sé il pregiudizio.

Il pregiudizio è un processo sia psicologico che sociale che consiste nell’assegnare un giudizio di valore a qualcosa o qualcuno prima di farne esperienza diretta. Lo studioso che maggiormente si è occupato del tema è stato Allport, che assegna un ruolo di primaria importanza alla paura e all’ignoranza nel processo di creazione del pregiudizio. Infatti, si hanno pregiudizi verso chi o cosa ci è ignoto, non si conosce, e quindi si teme. Il pregiudizio impedisce alle persone di comprendere la ricchezza della diversità e di conseguenza la promozione di una cultura dell’integrazione. Al contrario, tendono a generare emarginazione e stigmatizzazione. Una cultura dell’integrazione deve quindi in primo luogo superare i pregiudizi e abbattere le barriere degli stereotipi. In riferimento alla disabilità uditiva, uno dei pregiudizi più radicati riguarda la confusione tra sordi e muti. Molti infatti etichettano tutti i sordi come sordomuti, ma ciò non è sempre vero. Un altro pregiudizio considera le persone affette da sordità come soggetti che non possono avere una vita relazionale nella norma. Spesso inoltre i sordi vengono considerati soggetti aggressivi, in particolare per quanto riguarda bambini ed adolescenti. Per coloro che soffrono delle forme più gravi di sordità, il pregiudizio consiste nel giudicarli come affetti da deficit cognitivi o di considerarli incapaci di comprendere, pensare, sviluppare pensieri astratti. Per superare questi pregiudizi occorre promuovere una cultura della tolleranza, prendere coscienza della disabilità e delle conseguenze che questa può comportare. Conoscere e riconoscere l’handicap permette di sviluppare un atteggiamento di apertura e di comprensione, non di discriminazione o addirittura di pietismo.

È importante inoltre non dimenticare che la persona sorda è dotata di una personalità e di caratteristiche proprie al di là del deficit uditivo. Una seconda difficoltà deriva dalle modalità di insegnamento, spesso scorrette, adottate dai docenti nella didattica. Di norma, i docenti tendono a non mettere sempre in atto gli accorgimenti educativi e le strategie atte ad agevolare l’apprendimento dell’alunno sordo. Ciò non è sempre fatto per incuranza, ma anche per dimenticanza: essendo la sordità un deficit non immediatamente visibile, è facile che l’insegnante dimentichi il modo più opportuno di comportarsi nei suoi riguardi per facilitarlo. Può accadere ad esempio che il docente non presti attenzione alla presenza di un alunno con disabilità quale la sordità, che parli rivolto alla lavagna o camminando, rendendo difficile se non impossibile al bambino sordo seguire la lezione. Tutto ciò rende problematico l’ascolto e il processo di apprendimento del discente affetto da sordità. Il pedagogista Andrea Canevaro sostiene che la sfida educativa consiste nel considerare l’educazione allo stesso tempo come un fatto unico ma anche da adattare alle specificità del singolo. Dunque, il problema sta nel trovare delle soluzioni educative che ben si adattino alle specificità e alle esigenze di ognuno. Nel caso della presenza di alunni con disabilità, secondo l’autore occorre attuare un processo di normalizzazione del soggetto, tutto ciò nel rispetto della sua soggettività e delle sue caratteristiche peculiari. Occorre in altre parole non solo riconoscere le sue potenzialità ma anche accettare i suoi deficit.

Per Canevaro, più che di didattica speciale occorrerebbe parlare di didattica specifica, in cui gli elementi della didattica vengono riformulati e si adattano allo specifico individuo e a quella specifica situazione. Un altro autore che si è occupato del tema è Riccardo Massa, filosofo dell’educazione e fondatore dell’approccio da lui denominato “la clinica della formazione”. Si tratta di un approccio educativo ispirato alla concretezza. Massa, con il suo metodo clinico applicato alla formazione, sottolinea la centralità del setting e la complessità dell’agire educativo. Il suo metodo esplora diversi contesti educativi, diverse pratiche pedagogiche e diverse dinamiche affettivo-relazionali. Le difficoltà che l’alunno con sordità deve affrontare non si concludono con le scuole dell’obbligo ma riguardano anche l’ambiente universitario. In tale contesto, oltretutto, le difficoltà possono divenire ancora maggiori. In università infatti, le aule sono molto grandi e molto affollate. Il docente quando spiega può coprire la bocca con il microfono o voltare le spalle. Senza contare che nelle aule universitarie la distanza tra il docente e gli studenti è molto maggiore. Inoltre spesso possono essere utilizzati filmati o video che il discente sordo non può comprendere in quanto non sottotitolati. Lo studente audioleso, in aggiunta, troverà particolarmente difficile seguire la lezione e contemporaneamente prendere appunti. Diventa inoltre impossibile ascoltare gli interventi e i dibattiti degli altri studenti. Tutto ciò può rendere la comunicazione difficile, se non impossibile. È chiaro quindi come l’ambiente universitario, come d’altronde molti altri luoghi pubblici, non sia ancora attualmente predisposto per l’apprendimento e l’inclusione dei sordi, a causa della mancanza di ausili quali sottotitoli, videotelefoni, monitor con avvisi scritti o segnali luminosi che possono avvisare in caso di pericolo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'inclusione della persona con disabilità uditiva

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Informazioni tesi

  Autore: Erika Crozzoletto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Consulenze pedagogiche per la disabilità e la marginalità
  Relatore: Marisa Musaio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

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