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Il ruolo del corpo nella dinamica interattiva: considerazioni sociologiche sulla comunicazione non verbale

Le espressioni facciali e lo sguardo

All’interno della comunicazione non verbale, un ruolo fondamentale è assolto dalle espressioni facciali e dallo sguardo.
Nelle espressioni facciali sono coinvolte diverse aree come la fronte, le sopracciglia, gli occhi, le palpebre, la parte inferiore del volto e, soprattutto, la bocca. Il Facial Action Coding System (FACS), progettato da Paul Ekman e Wallace V. Friesen, scompone le espressioni dei 40 muscoli facciali in unità minime permettendo il riconoscimento delle sei emozioni fondamentali innate che si esprimono in altrettante espressioni facciali primarie: felicità, tristezza, rabbia, paura, sorpresa, disgusto. Ognuna di queste espressioni può presentare varie forme, gradi di intensità e sfumature. Esiste, infatti, una grande varietà di sorrisi: sentito, di paura, di disprezzo, smorzato, triste, di incoraggiamento, di imbarazzo, correttivo, di acquiescenza, di coordinazione, di risposta all’ascoltatore, falso (o simulatorio). Ma anche la tristezza può legarsi a gradi di sofferenza diversi, dalla malinconia alla delusione, al senso di smarrimento alla disperazione così come la paura, che può variare da un vero e proprio terrore a un’inquietudine. Sebbene le emozioni fondamentali abbiano basi universali, le culture dettano largamente le regole che governano l’esibizione di tali emozioni in relazione ai diversi contesti sociali e alle specifiche situazioni di interazione. Ekman e Friesen hanno identificato diverse tecniche di controllo nella espressione delle emozioni: l’intensificazione, esibire un sentimento più intenso di quello che si prova effettivamente; la dis-intensificazione, contraria alla prima; la neutralizzazione, cancellazione di ogni traccia emotiva; la simulazione, consiste nel “recitare” un’emozione che non si prova affatto; il mascheramento, tecnica per cui si copre un’emozione che non può essere esibita per convenzione o convenienza con un’altra emozione. Infine, bisogna ricordare che non solo l’intensità di un’emozione e della relativa espressione facciale può variare culturalmente, ma anche lo stesso significato che si può attribuire ad una espressione facciale.
Ogni espressione prevede anche un certo grado di apertura degli occhi: la sorpresa li fa spalancare, la paura sbarrare, la rabbia stringerli, la tristezza socchiuderli e l’interesse mantenerli fissi sull’interlocutore. La fissazione reciproca e la direzione dello sguardo assumono un ruolo molto importante nelle relazioni sociali, come ha rilevato Simmel.

«Tra i singoli organi di senso l’occhio è fatto per offrire una prestazione sociologica assolutamente unica: la connessione e l’azione reciproca tra individui, che consiste nel guardarsi l’un l’altro. Forse questa è la relazione reciproca più immediata e più pura che esista in generale. […] E questo legame è così forte e fine che viene sorretto soltanto dalla linea più breve, la linea retta tra gli occhi, e la minima deviazione di questa, il più leggero guardare di fianco, distrugge del tutto l’elemento caratteristico di tale legame».

Come si evince dalla citazione di Simmel, il contatto oculare accompagna tutti i tipi di comportamento comunicativo interpersonale ed inoltre, è risulta impossibile distinguere mittente e ricevente, giacché nella fissazione reciproca tutti i partecipanti all’interazione emettono e ricevono messaggi contemporaneamente. Sulla frequenza degli sguardi incidono differenze personali, fattori psicologici di personalità, atteggiamenti nei confronti dell’interlocutore e stati dell’umore, ma anche fattori sociali legati al grado di intimità o allo status sociale. In termini generali la presenza di un sentimento positivo tende ad aumentare il contatto visivo, mentre sentimenti negativi diminuiscono tale contatto e portano più facilmente a distogliere lo sguardo e ad evitare quello dell’altro. Tuttavia, il “reggere lo sguardo” dell’altro, può assumere anche il significato della sfida ed esprimere ostilità. Anche i comportamenti visivi, così come quelli nello spazio legati alla prossemica, sono influenzati dalle relazioni sociali tra gli interlocutori, ma oltre a ciò, svolgono un’importante funzione nella costruzione, nel mantenimento della relazione e nell’invio di feedback: infatti, rivolgere lo sguardo verso un’altra persona significa interpellarla e coinvolgerla, mentre uno sguardo fisso e attento dell’interlocutore mostra che il canale comunicativo è aperto e funzionante.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il ruolo del corpo nella dinamica interattiva: considerazioni sociologiche sulla comunicazione non verbale

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Informazioni tesi

  Autore: Nefer Primavori
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Anna uboldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

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Parole chiave

comunicazione
sociologia
corpo
comunicazione non verbale
prossemica
cinesica
messaggi
paralinguistica
aptica
relazione comunicativa

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