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Valore strategico dei diritti di proprietà intellettuale: IP management & technology licensing - Il caso IBM

Licensing applicato da centri di ricerca e università

È bene precisare che il fenomeno del licensing non caratterizza solo il mercato delle tecnologie né tanto meno solo le imprese. Il mercato mondiale del licensing come attestato nel PWC Licensing Survey 2017 è in forte crescita e il dato interessante è che lo sia stato in controtendenza alla crisi affrontata dalla stragrande maggioranza dei mercati mondiali a seguito del 2008. In particolar modo PWC prende in considerazione anche il mercato italiano nel Italian Licensing Industry Survey 2017 osservando il trend di sviluppo del mercato. Basandosi su un’analisi svolta su 183 compagnie PWC attesta che i ricavi stimati dovuti alle royalties nel mercato italiano del licensing si affermano intorno a 1.2 miliardi di euro. Ovviamente la fetta più grande (52,8%) appartiene all’industria del fashion, ciò a conferma che in Italia il licensing viene utilizzato soprattutto per lo sfruttamento dei grandi marchi, patrimonio intellettuale che racchiude i maggiori punti di forza del made in Italy. Tuttavia, a seguito della crisi del 2008 che ha comportato una graduale riduzione dei fondi destinati in ricerca e sviluppo si è avuto (fortunatamente) anche un aumento della sensibilizzazione all’utilizzo e allo sfruttamento dello strumento brevettuale. Numerosi centri di ricerca (Università) sono stati promotori di iniziative volte a favorire la valorizzazione economica dei risultati della ricerca scientifica.

Come nel modello anglosassone, sono nati all’interno di molti istituti universitari, incubatori d’impresa dediti al supporto degli spin-off universitari, uffici brevetti incaricati della commercializzazione della ricerca scientifica. Anche per queste ragioni l’Italia sta attraversando un forte trend di crescita nel settore dei brevetti. Un rapporto del 2017 dell'European Patent Office di Monaco attesta che in Italia, le richieste di brevetto sono aumentate del 4,3% rispetto all'anno precedente, a fronte di una media dei 28 stati Ue di un aumento del 2,6%. Sempre più imprese infatti decidono di investire in tecnologia o processi tecnologici e sempre più imprese decidono di proteggere i loro investimenti e le loro tecnologie attraverso lo strumento brevettuale, strumento che abbiamo visto è di supporto all’attività innovativa delle imprese. In questo senso i brevetti, si prestano anche ad essere validi indicatori dell’attività inventiva ed innovativa di un paese e delle sue imprese. Anche in Italia, quindi, l’interesse per il technology licensing attraverso cui avviene, lo ripetiamo, il trasferimento tecnologico e quindi lo sfruttamento dei brevetti, è sensibilmente cresciuto.

Ciò anche a fronte delle numerose iniziative che negli ultimi anni sono state promosse a favore della collaborazione tra centri di ricerca (università) e imprese. Infatti, sebbene le attività di ricerca e sviluppo interne all’impresa siano fondamentali per lo sviluppo di nuovi prodotti e processi, l’interazione delle imprese con attori esterni come le università, può sostenere ed integrare l’attività innovativa (Freeman 1994; Malecki 1991). I risultati di Community Innovation Survey hanno dimostrato come in Europa siano proprio le università a contribuire in maniera rilevante all’attività innovativa delle imprese (Commissione Europea 2004) rappresentando il 9% dei partner coinvolti in collaborazioni legate all’attività innovativa. La ricerca universitaria è da molti anni determinante nello sviluppo dei brevetti industriali (Branstetter, Ogura 2005) e contribuisce in modo sempre maggiore allo sviluppo di sturt up innovative (Piccalunga 2006). Anche l’Università L.U.I.S.S. Guido Carli in questo senso è tra le maggiori promotrici di queste attività con i suoi due incubatori per start up a Roma e Milano. Ciò detto, nelle relazioni tra questi diversi soggetti lo strumento del contratto di licenza con ad oggetto il brevetto, nel perseguimento di una strategia di licensing, risulta acquisire una fondamentale rilevanza. Tuttavia non va dimenticato che un numero crescente di lavori empirici sta dimostrando la rilevanza del ruolo anche della formazione di capitale umano, delle attività di training e dello scambio di personale nei processi di trasferimento tecnologico, oltre al già attuale meccanismo degli spin off particolarmente efficiente.

Il licensing rimane ad ogni modo una strategia rilevante in termini commerciali e per la generazione di fonti di finanziamento, derivanti dal c.d. revenue effect (Gambardella et al. (2007) anche e soprattutto per le università oltre che per le imprese. Infatti il licensing può essere una delle modalità per ottenere profitti attraverso il mercato dei brevetti. Un esempio particolare è quello di ip securitization: attraverso il quale un flusso di pagamenti (royalty) viene trasformato in titoli negoziabili collocati presso gli investitori. Permettendo ad imprese e università o in generale ai detentori di proprietà intellettuale di finanziarsi ottenendo l’anticipazione dei redditi derivanti dalla concessione dei relativi diritti. Università e imprese innovative con importanti centri R&D mirano principalmente ad ottenere nel minore tempo possibile e in modo continuato ricavi economici per coprire gli investimenti sostenuti, specialmente dopo aver assicurato una solida protezione ai loro risultati inventivi, attraverso lo strumento del brevetto. In questo modo una strategia di licensing può fornire una modalità di recupero degli investimenti e rappresentare uno strumento per accedere a nuove fonti di finanziamento sfruttando asset “dormienti” o sottovalutati da poterli così reinvestire in nuove attività potenzialmente più promettenti.

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Fierro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Economia e gestione delle imprese - management
  Relatore: Luca Pirolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 180

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Parole chiave

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ibm
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