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Tradurre un 'umorismo decisamente americano': il doppiaggio italiano di Seinfeld, tra barriere linguistiche e culturali

Trasporre l'elemento culturale in un contesto vincolato

Prima di passare in rassegna le strategie di trasposizione osservate nel materiale indagato, è opportuno offrire ancora qualche considerazione preliminare in merito al ruolo che gli elementi culturospecifici giocano nel prodotto qui indagato e alle specifiche problematicità della loro trasposizione. Si può far partire la riflessione dall'osservazione di Anthony Pym secondo cui tutti i testi posseggono quello che egli definisce “a constraint of transfer”, ovvero un vincolo dovuto al contesto di appartenenza che ostacola il loro trasferimento dalla cultura di origine ad un'altra.

Perciò, più un testo è denso di elementi culturali (e la carrellata di riferimenti e allusioni sopra presentata dà un'idea di quanto Seinfeld lo sia), più è vincolato al contesto di origine e maggiori saranno le difficoltà di trasferimento. “The ability of a text to escape embeddedness and belonging” è dunque un fattore che influenza la possibilità di trasferire con successo un testo, e quindi anche un prodotto audiovisivo, in un contesto culturale diverso da quello originale. Quando il fruitore di un testo tradotto non riesce a comprendere un riferimento alla cultura d'origine, si ha quello che Leppihalme definisce “culture bump”, ovvero uno scontro tra la cultura dell'emittente e quella del ricevente, che può causare una mancata trasmissione del messaggio e delle intenzioni del testo originale. Per questo, una traduzione in cui non si tiene adeguatamente conto delle differenze culturali tra il pubblico di partenza e quello d'arrivo corre il rischio di non essere comprensibile nella sua totalità. Per ovviare ai vincoli culturali può perciò essere necessario attuare un processo di manipolazione che renda il testo di partenza accessibile anche ad un pubblico appartenente ad un'altra cultura.

La gestione interlinguistica degli elementi culturospecifici può poi essere ulteriormente complicata in un contesto vincolato come quello audiovisivo. Per citare ancora Ranzato, questi elementi rappresentano infatti “uno dei principali nodi che il traduttore, in ogni ambito, si trova ad affrontare, ma che pongono problemi specifici in questo settore in cui altri codici di comunicazione sono coinvolti oltre a quello verbale.” Se infatti si può affermare che “le traduzioni sono fatti della cultura d'arrivo”, ovvero testi che, una volta tradotti in un'altra lingua, non appartengono più alla cultura che li ha concepiti ma a quella che adesso li ospita, quando si parla di prodotti audiovisivi è necessario tener conto del fatto che

anche nelle più ardite forme di adattamento localizzante […] le immagini tradiranno sempre ogni tentativo di appropriazione totale da parte della cultura d'arrivo, continuando a ricordarci […] che no, non siamo nel nostro paese.


In un prodotto audiovisivo, quindi, i riferimenti culturali possono essere trasmessi dalle parole, dalle immagini, ma anche dalla combinazione di entrambi i canali di comunicazione. Quest'ultimo caso è quello in assoluto più complicato, poiché il traduttore è vincolato a mantenere almeno un certo grado di coerenza tra le immagini sullo schermo e i dialoghi che si svolgono contemporaneamente sulla scena. Ad esempio, in una scena dell'episodio 3x07 (The Cafè, min. 2:43) in cui Jerry si tira su il collo del maglione coprendosi la bocca e il naso. Quando Elaine gli chiede cosa stia facendo, Jerry risponde “Bazooka Joe”, citando cioè un personaggio dei fumetti sempre rappresentato con un maglione indossato in questo stesso modo. La scena strappa un sorriso, dunque il caso ben illustra come alla difficoltà di rendere comprensibile il riferimento possa sommarsi il problema di dover preservare, nei limiti del possibile, l'eventuale carica umoristica veicolata da un riferimento culturale, che – come si è già avuto modo di osservare – in un prodotto audiovisivo come la sit-com è prioritario trasmettere. Per gli adattatori sarebbe stato in principio possibile mantenere inalterato il riferimento, ma l'effetto umoristico sarebbe almeno in parte venuto meno, dato che il personaggio è per lo più sconosciuto al pubblico d'arrivo; altre strategie come l'omissione o la parafrasi erano del resto da escludere a causa della necessità di rimanere coerenti con le immagini. Gli adattatori hanno dunque optato per una sostituzione (cfr. §2.4.6) con “l'uomo mascherato”, la cui portata umoristica è inevitabilmente più tenue rispetto all'originale ma che si configura come accettabile compromesso a fronte della difficoltà di gestire tutte queste convergenti problematiche.

Le scelte traduttive operate in presenza di riferimenti culturospecifici sono poi influenzate da diversi parametri, di cui offre un'utile ricostruzione – citando vari autori tra cui la stessa Leppihalme – lo studioso svedese Jan Pedersen, con specifico riferimento all'AVT. Il primo, cui l'autore fa riferimento con il termine di transculturalità (transculturality), riguarda l'interconnessione tra culture: se, in conseguenza a tale interconnessione, un elemento appartenente ad una cultura entra a far parte delle conoscenze globali è possibile mantenere intatto il riferimento, essendo questo comprensibile anche da chi non appartiene a quella determinata cultura; se invece il riferimento è monoculturale, è intuibilmente da prendere in considerazione l'opzione di attuare un qualche tipo di sostituzione o adattamento.[...]

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Maria Billone
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2018-19
  Università: SSML Carlo Bo
  Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Ilaria Carlini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

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Parole chiave

traduzione
umorismo
doppiaggio
giochi di parole
elementi culturali

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