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La didattica antica della musica: una risorsa per la formazione musicale contemporanea

Estratto della Tesi di Gianluca Dai Prà

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rendesse effeminato colui che ne abusava, quindi era indispensabile che la musica fosse gestita nella giusta misura e, ovviamente, era preclusa al giovane nobile la carriera artistica. Solamente verso la fine del 1500, mentre i costumi dettati dal Cortegiano si estesero fuori dalla corte ai ‘gentiluomini’, si riconobbe ai musicisti di professione il merito di essere coloro che fecero vivere la musica e consentirono agli altri di beneficiarvi 17 . Dal punto di vista metodologico l’insegnamento musicale avveniva attraverso il solfeggio cantato a due voci che doveva essere svolto rigorosamente insieme al maestro al fine di evitare il pericolo che l’alunno commettesse errori d’intonazione o tecnici. Il canto a due voci rendeva molto chiaro agli allievi l’intervallo tra i suoni, il concetto di mutamento di esacordo e il concetto di durata da applicare alle figure ritmiche, dotando l’alunno di una buona intonazione ed un buon senso del ritmo utili anche all’esecuzione strumentale. Non appena l’alunno raggiungeva una certa sicurezza, lo stesso materiale, già noto all’allievo, veniva usato per la pratica strumentale. Questo tipo di approccio didattico a due voci restò consolidato per secoli. Allo scopo venivano adottati madrigali e ricercari a due voci che, essendo di natura contrappuntistica a volte anche complessa, introducevano l’alunno ai fondamenti di composizione: traguardo didattico successivo. Le finalità didattiche di questa metodologia, però, non si limitarono a questi aspetti, bensì furono finalizzate anche a trasmettere all’alunno il concetto estetico secondo il quale la musica strumentale era considerata imitazione di quella cantata, quindi un buon strumentista doveva essere in grado di trasporre l’effetto di un’esecuzione canora sul proprio strumento, concezione bambini delle elementari ed il loro passaggio nel secondo ciclo d’istruzione e non adolescenti coinvolti in un processo evolutivo ben più complesso. 17 Cesare Rao, nelle sue Invettive, orationi et discorsi […] fatte sopra diverse materie, e à diversi personaggi: dove si riprendono molti vitii, e s’essortano le persone all’essercitio delle virtù morali, e alle scienze, e arti liberali , dopo aver chiarito che tutte le cose che ci dilettano, usate nella giusta misura, hanno su di noi beneficio; che sono da lodarsi coloro che si dilettano suonando e sono invece da biasimare coloro che non ne sono capaci, sentenziò: «E per la medesima ragione sono non solamente degni di lode coloro, che della Musica in questa maniera si dilettano, ma quelli che in quella sono eccellentissimi: perché senza questi la Musica ò si smarrirebbe, ò perderebbe della sua bontà, ò si andrebbe spegnendo del tutto». Sta in: Stefano LORENZETTI, Musica ed identità nobiliare, cit., p. 234. Riguardo al concetto di gentiluomo, secondo Claudio Donati si deve alla condizione sociopolitica italiana la dialettica sul concetto di gentiluomo del ’500. L’Italia infatti si trovò al suo interno una nuova élite legata alle arti liberali, agli uffici e alle università che costituì parte della classe dominante del paese. Da ciò ne scaturì un necessario riadattamento delle schematiche sociali che adattassero il sistema alle nuove condizioni. Occorreva stabilire chi potesse decidere della vita politica delle città e, essendo diventato sconveniente escludere medici, notai e commercianti, si dovette trovare una formula che consentì di distinguere la figura del nobile dalle altre figure di potere. Il compromesso si trovò appunto con la figura del gentiluomo: individuo che aveva le virtù e la condotta di un nobile e che, pur senza essere tale, poteva ambire ad una maggior considerazione. Questa nuova figura, sul campo internazionale, ben veniva incontro alle esigenze della nobiltà di tutta Europa che necessitavano di trovare una risposta alle trasformazioni sociali, quindi venne esportata assieme ai principali trattati italiani sulla nobiltà e sul vivere civile. Cfr.: Claudio DONATI, Nobiltà, in: AA.VV ., Enciclopedia delle Scienze Sociali, Istituto della Enciclopedia Italiana G. Treccani, Roma 1996, vol. VI, pp. 239-240. 14
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La didattica antica della musica: una risorsa per la formazione musicale contemporanea

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Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Dai Prà
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Conservatorio di Musica
  Facoltà: Discipline musicali
  Corso: Didattica musicale
  Relatore: Stefano Lorenzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

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