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Amok: per un abbandono del concetto di culture-bound syndrome

Estratto della Tesi di Silvia Scandolari

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Nel 1934 J. Cooper diede una propria interpretazione del concetto di ​amok ​: secondo il professore esso si presentava come un diverso mezzo “indiretto” per compiere il suicidio. Infatti colui che correva l’​amok era già «un uomo morto» (Wilkinson 1925:5,6). Ed è su questo punto che emerge uno dei problemi più importanti che uno studioso di tali disturbi si trova ad affrontare: la raccolta di dati. Le interviste si basavano sui corridori di ​amok che non erano stati uccisi durante lo scontro oppure che non si erano tolti la vita da soli. Successivamente all’arrivo dei colonizzatori, gli psichiatri occidentali iniziarono ad interessarsi a questo fenomeno e quindi spinsero affinché i ​pengamok venissero internati (e non uccisi) in ospedali, per poterne poi studiare le dinamiche e le possibili malattie scatenanti. In merito a ciò, diversamente da altri studiosi come Westermeyer (1985), i quali ritenevano il corridore di ​amok non soffrire di alcun disturbo, Cooper sosteneva che esso avvenisse in individui che, prima di compiere l’atto, soffrivano di malattie mentali, di depressione o di altre psicopatologie. Oltre a ciò egli si chiese se tali disturbi fossero caratteristi di popoli illetterati, se fossero condizionati dall’ambiente e della cultura, se avessero qualche correlazione genetica con l’eredità razziale e se a tali fattori fosse collegata un’incidenza maggiore o minore delle malattie mentali. Secondo Cooper i disturbi presenti tra i popoli “primitivi” seguivano molto probabilmente gli stessi modelli ed eziologie di quelli presenti nei popoli civilizzati; escludeva il fatto che tra i popoli primitivi l'ereditarietà razziale o l'ambiente naturale rappresentassero dei principi determinanti o dei modelli di malattie mentali; i principali modelli culturali potevano influire in modo significativo sui modelli di malattia mentale e perciò, non sembrava esserci un particolare collegamento tra l’incidenza del numero di disturbi e l'ereditarietà razziale, l'ambiente naturale e il livello culturale. Bisogna precisare che J. Cooper fece questo studio agli inizi del Novecento, e dunque termini come “razza” venivano ampiamente utilizzati nella letteratura scientifica e antropologica. Anche se la sua ricerca può essere soggetta a critiche di etnocentrismo, ciò che bisogna riconoscere all’autore è la presa di coscienza della scarsità di materiale fino ad allora studiato di disturbi di popoli non-occidentali, e la necessità che antropologi con formazione psichiatrica, o psichiatri con formazione antropologica allarghino tali analisi. 12
Estratto dalla tesi: Amok: per un abbandono del concetto di culture-bound syndrome

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Amok: per un abbandono del concetto di culture-bound syndrome

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Scandolari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Antropologia
  Relatore: Ivo Quaranta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

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Parole chiave

antropologia
antropologia culturale
antropologia medica
culture-bound syndrome
amok

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