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Autori e vittime del crimine informatico: un quadro di insieme

Estratto della Tesi di Marco Cefola

Estratto dalla tesi: Autori e vittime del crimine informatico: un quadro di insieme
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È il c.d. “sabotaggio informatico”, introdotto dalla l. 191/78 nel periodo dall' emergenza 
terroristica e che costituisce la prima norma penale in materia informatica, avendo tra i propri oggetti 
di tutela gli “impianti di elaborazione dati”. 
Più specifico l’ Art. 491- bis c.p., falso documento informatico, che Introduce esplicitamente 
il concetto di “documento informatico”, difendendolo dalle azioni volte a falsificarlo. 
Con la l. 48/2008 il legislatore ha deciso di accogliere, anche ai fini penali, la più ampia è 
corretta nozione di documento informatico come “rappresentazione informatica di atti, fatti o dati 
giuridicamente rilevanti”.  
Ne consegue che, per la sussistenza della rilevanza penale della condotta, è sufficiente 
l'alterazione del dato contenuto nel documento informatico, non occorrendo la classificazione della 
base fisica con cui lato si manifesta all’esterno. 
Più complesso è la fattispecie della falsità ideologica informatica, come nel caso in cui un 
pubblico ufficiale certifichi la veridicità delle dichiarazioni ricevute limitandosi ad un mero riscontro 
formalistico, invece di accertare (come potrebbe e dovrebbe) l’identità informatica di interlocutori.  
Il falso ideologico del privato in atto pubblico si può forse equiparare alle attestazioni rese 
falsamente dal privato con immissione di dati e informazioni non veritiere mediante l'invio di un 
formulario ogni qualvolta, ad esempio, queste siano destinate ed elaborazione informatica successiva 
o inserimento dei link in registri gestiti informaticamente,  qual è ad esempio l'invio di dati contraffatti 
(come chi è tenuto a denunciare operazioni industriali, commerciali e professionali alle autorità di 
pubblica sicurezza). 
Un aspetto rilevante della disciplina in tema di firma digitale riguarda l’ipotesi in cui si 
verifichi un uso erroneo, ovvero abusivo della stessa, come nel caso in cui sia stata apposta una chiave 
scaduta non valida, incorrendo nel rischio di determinare danni al destinatario del documento a 
soggetti terzi. 
Il legislatore ha imposto l’onere di correttezza l'utilizzo del dispositivo di firma in capo al 
titolare, prevedendo che egli è tenuto ad assicurare la custodia del dispositivo di firma e ad adottare 
tutte le misure organizzative e tecniche idonee ad evitare danno ad altri, nonché ad utilizzare 
personalmente dispositivo di firma. 
In tale modo viene attribuita piena responsabilità al titolare per il caso dell' utilizzo del 
dispositivo di firma da parte di terzi che siano stati appositamente incaricati dal titolare stesso punto

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Autori e vittime del crimine informatico: un quadro di insieme

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Cefola
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche dell'Amministrazione
  Relatore: Alfredo Verde
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

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