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EUROBOND: la condivisione dei debiti sovrani europei come possibile soluzione al problema strutturale del debito pubblico italiano? Le recenti proposte della BCE

Estratto della Tesi di Francesco Bellini

Estratto dalla tesi: EUROBOND: la condivisione dei debiti sovrani europei come possibile soluzione al problema strutturale del debito pubblico italiano? Le recenti proposte della BCE
CAPITOLO 2: DEBITO PUBBLICO: NOZIONE, CAUSE ED IMPLICAZIONI 
 
 
 
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aumentata dalle svalutazioni della Lira), che passa prima dal 5,2% del 1972 al 19% 
del 1974, e poi raggiungendo il 21,7%. Nel frattempo, il miglioramento del welfare 
(aumento dei salari pubblici, sanità e la previdenza sociale), processo in atto dal 
decennio precedente, e l’impegno per sostenere l’economica, provocano un au-
mento della spesa pubblica che si combina con la stagnazione delle entrate, 
dando vita a un mix fatale che dal 1973 in poi ci porta a chiudere bilanci in pesante 
deficit (fino al 10% del Pil). Negli anni Settanta i disavanzi diventano quindi una 
caratteristica strutturale del bilancio pubblico e il rapporto debito/Pil passa dal 
40% al 60%. Esso però non esplose perché per tutto il decennio il tasso di infla-
zione (che sta al denominatore del rapporto) segnò percentuali maggiori del 
tasso di interesse sui titoli di Stato (che sta al numeratore). 
Dal 1981 e per tutto il decennio successivo, invece, tale tendenza si invertì. 
La causa principale fu l’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Fed nel 1981 
(che in sei mesi passarono dal 9% a quasi il 19%) al fine di ridurre l’enorme infla-
zione americana (che dal 1981 al 1983 passa dal 14% al 3,2%). Tutte le altre ban-
che centrali del pianeta, compresa la Banca d’Italia, furono costrette a inseguire 
la Fed. In Italia l’inflazione si abbassò anche grazie all’enorme riduzione del prezzo 
del petrolio. I tassi di interesse sul debito, però, nonostante la loro riduzione fa-
vorita dall’adesione allo SME (che prevedeva un sistema di cambio semifisso) e 
dal “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia (che comunque avvenne gradualmente), 
restavano alti (a causa del rialzo dei tassi di Banca d’Italia) e al di sopra del tasso 
d’inflazione. A tutto questo si aggiungeva una politica di bilancio ancora in deficit, 
con saldi primari negativi che hanno sfiorato anche il 15% e un’enorme spesa per 
interessi sul debito. Il combinato disposto tra gli enormi deficit strutturali e la 
superiorità del tasso d’interesse rispetto al tasso d’inflazione ha fatto sì che tra il 
1980 e il 1990 il debito aumentò in maniera vertiginosa, passando dal 60% al 
100% del Pil. 
Tali effetti devastanti si propagarono anche nei primi anni Novanta. L’eco-
nomia italiana era rischiosa, poiché caratterizzata da elevata inflazione, elevato 
debito pubblico e svalutazioni della moneta, e ciò manteneva alto il tasso di inte-
resse. Nel 1993 la spesa per interessi raggiunse il record massimo di 12,63% in 
rapporto al Pil e nel 1994 il rapporto debito/Pil raggiunse il picco del 121,2%
22
. Il 
1992 fu però l’anno di svolta nelle politiche della finanza pubblica nel nostro 
paese. Due eventi di quell’anno imposero all’Italia di intraprendere con decisione 
la strada del risanamento del bilancio e della riduzione del debito pubblico: 
l’uscita dell’Italia dallo SME e la ratifica del Trattato di Maastricht, che avrebbe 
portato in nostro Paese all’interno di un sistema di moneta unica. Per dare seguito 
                                                      
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 Fonte dati: Banca d’Italia.

Estratto dalla tesi:

EUROBOND: la condivisione dei debiti sovrani europei come possibile soluzione al problema strutturale del debito pubblico italiano? Le recenti proposte della BCE

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Bellini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Eliana Angelini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

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